La nostra storia

 

   
   


William Booth
Fondatore dell'Esercito della Salvezza

William Booth nacque a Nottingham nel 1829. A 13 anni fu mandato a lavorare in un'agenzia del monte dei pegni per sostenere la madre e la sorella.
Non amava i proprio lavoro, ma questo lo rese ben presto consapevole dell'indigenza nella quale la gente viveva e di come essa vivesse umiliazioni e degrado. Durante la sua adolescenza divenne cristiano e spese molto del proprio tempo libero cercando di convincere altri a convertirsi. Il giovane William cominciò a predicare nelle strade.
Al termine del suo apprendistato, si trasferì a Londra e lì si unì alla Chiesa Metodista locale nella quale decise di divenire pastore.
In seguito al matrimonio con Catherine Mumford, nel 1855, servì per diversi anni come pastore metodista, viaggiando, predicando e condividendo la parola di Dio con quanti fossero disposti ad ascoltare. In seguito, sentì che Dio gli chiedeva di più , che doveva fare di più per raggiungere la gente comune.
Tornato a Londra con la sua famiglia, diede le dimissioni dalla chiesa metodista.
Un giorno del 1865 si ritrovò nell'Est End di Londra, a predicare per strada ad una folla di persone.
Alcuni missionari lo sentirono predicare all'esterno di un pub chiamato The Blind Beggar e furono così impressionati dalla sua predicazione così potente, che gli chiesero di tenere una serie di riunioni nella loro tenda.
Essa era situata in un vecchio quartiere su di un vecchio cimitero quacchero nel quartiere di Whitechapel. La data del primo incontro fu fissata per il 2 luglio 1865. Ai poveri ed ai miserabili dell'Est Endi di Londra, Booth portò la buona notizia di Gesù Cristo e del Suo amore per ogni creatura. Molto presto Booth comprese di aver realizzato il proprio destino. Fondò il suo movimento, che chiamò 'Missione Cristiana'.
Pian piano la missione cominciò a svilupparsi, ma il lavoro era enorme e Booth 'tornava a casa ogni sera distrutto dalla fatica, spesso con i vestiti laceri ed il capo fasciato da bende insanguinate laddove le pietre lo avevano colpito' scriveva sua moglie. Gli incontri serali si tenevano in un vecchio magazzino dove i ragazzi di strada tiravano pietre e petardi alltraverso le finestre. Gli avamposti venivano man mano stabiliti e, nel tempo, attrassero i convertiti, anche se i risultati rimanevano scoraggianti: il suo era solo un altro dei 500 gruppi volontari e religiosi che tentavano di operare nell'Est End. Entro la fine del 1878 la Missione Cristiana cambiò il suo nome in The Salvation Army e le cose cominciarono a cambiare. L'idea di un Esercito che combatteva il peccato catturò l'immaginazione della gente e l'Esercito cominciò a crescere rapidamente. I sermoni infuocati di Booth ed il linguaggio chiaro mettevano a segno il messaggio e sempre più persone di ritrovarono a lasciare il proprio passato ed a cominciare una nuova vita come soldati nell'Esercito della Salvezza.
Inevitabilmente, lo spirito militare dell'Esercito della Salvezza fece sì che il movimento si diffondesse all'estero. Quando, nel 1912, Booth fu 'promosso alla gloria' l'Esercito operava già in 58 Paesi.


Catherine Booth
Catherine Mumford nacque ad Ashbourne, nel Derbyshire, il 17 gennaio 1829. Sin dall'infanzia fu una bambina molto sensibile. Fu cresciuta nel principi cristiani e, all'età di 12 anni, aveva già letto la Bibbia otto volte! Ma solo all'età di 16 anni, dopo molte sofferenze, ella si convertì veramente. Nel proprio innario, lesse le parole 'Mio Dio, sono tua, quale divino conforto', e realizzò la verità di questa affermazione nella propria vita.
A 14 anni si ammalò gravemente, ma si tenne impegnata e si documentò in particolare sul problema dell'alcolismo. Scrisse articoli per un giornale, incoraggiando la gente a non abusare dell'alcool.
Incontrò William quando venne a predicare nella sua chiesa. Presto di innamorarono e si fidanzarono. Durante i tre anni di fidanzamento, Catherine era un supporto costante nello stressante lavoro di predicatore, attraverso le sue lettere. Il 16 giugno 1855, si sposarono. A differenza di molti matrimoni dell'epoca, il loro fu molto semplice ed economico: desideravano spendere tutto il tempo ed il ddenaro che possedevano per Dio. Anche durante il viaggio di nozze a William fu domandato di predicare in alcune riunioni. Insieme accettarono la chiamata di Dio ad anteporre il Suo servizio ad ogni altra cosa.
A Brighouse, Catherine cominciò ad aiutare nel lavoro della chiesa.
Nonostante fosse molto timida, trovò il coraggio di parlare nelle riunioni dei bambini. Amava lavorare con i giovani, e comunque sarebbe stato impensabile che una donna parlasse in pubblico ad una riunione per adulti.
Catherine era convinta che le donne avessero diritto di parlare tanto quanto gli uomini. A Gateshead, quando fu data l'opportunità di rendere una testimonianza pubblica, si fece avanti! Era l'inizio di un ministero incredibile, poiché le persone venivano sfidati dal suo messaggio.
Catherine trovò il coraggio di parlare alle persone nelle case, e specialmente agli alcolisti, che aiutava a cominciare una nuova vita. Spesso teneva riunioni nelle case per i nuovi convertiti. Era anche madre di una numerosa famiglia di otto bambini ai quali diede una ferma educazione cristiana. Due di essi divennero, in seguito, Generali dell'Esercito della Salvezza.
Nel1865, all'inizio della Missione Cristiana, William predicava ai poveri ed ai diseredati, e Catherine parlava ai benestanti, chiedendo aiuti finanziari a supporto del loro lavoro.
Quando William Booth divenne Generale, Catherine venne definita 'madre dell'Esercito'. Fu artefice di molti dei cambiamenti del nuovo movimento, ne disegnò la bandiera, i cappellini per le donne e contribuì all'ideazione delle dottrine dell'Esercito.
Morì, nel 1890. La sua vita fu un incoraggiamento per migliaia di persone che la ricordarono come un'instancabile soldato dell'Esercito di Dio.
Ministero femminile- I diritti delle donne

In una lettera al suo pastore, Dr. David Thomas, nel 1853, Catherine Booth replicò ad un sermone da lui predicato, nel quale egli supportava la dottrina dell'inferiorità intellettuale e morale delle donne rispetto agli uomini:
"Mi permetta, mio caro signore, di domandarLe se abbia mai fatto della problematica dell'uguaglianza delle donne un soggetto di attenta e calma riflessione. Se non lo avesse ancora fatto vorrei, con tutto il rispetto, suggerirglielo come argomento degno della Sua attenzione.
Poiché Lei prende le Scritture come prova delle Sue teorie, desidero far chiarezza sul soggetto; oso prendere posizione contro il mondo per difendere la perfetta eguaglianza delle donne.
Ammetto che la donna, in conseguenza della sua educazione inadeguata, sia generalmente inferiore agli uomini a livello intellettuale, ma non vedo come si possa credere che ella sia inferiore per natura, come Lei sostiene nei Suoi discorsi.
Mai sinora nella storia del mondo la donna è stata messa nella stessa posizione intellettuale dell'uomo.
L'educazione della donna, sin dall'infanzia, anche nella nostra nazione avanzata, è stata finora volta piuttosto ad anchilosarne e paralizzarne le energie piuttosto che a svilupparle e rafforzarle; si è preferito stroncare ed avvilire le sue aspirazioni piuttosto che incoraggiarle e stimolarle.
Sull'educazione femminile il giorno sta ancora sorgendo e dunque ogni giudizio sulla donna in quanto entità intellettuale è prematuro ed insoddisfacente. Grazie a Dio non mancano numerosi e nobili esempi di ciò che la donna può divenire quando il pregiudizio e l'errore vengono soppiantati dalla luce e dalla verità, e quando le potenzialità della donna vengono apprezzate e sviluppate.
Un giorno luminoso sorgerà quando le donne assumeranno la loro vera posizione, e giungeranno al pieno sviluppo della loro capacità intellettuale. Quel giorno, la tanto proclamata teoria che la donna abbia 'una cellula cerebrale in meno' con tutte le ipotesi connesse, svaniranno alla luce dello sviluppo e del progresso del suo intel
letto".

Per la loro luna di miele, William e Catherine Booth andarono alle isole Channel. Prima di ripartire, la signora Booth scrisse queste parole ad un'amica: "La donna che voglia servire la propria generazione secondo il volere di Dio, deve fare della cultura morale ed intellettuale l'occupazione principale. Facendolo, assurgerà al grado di dignità che le spetta e scoprirà di possedere la meravigliosa capacità di trasformare i doveri, le gioie ed i dolori della vita domestca in vantaggi per se stessa e per tutti coloro che sono nella sua sfera di influenza".




1900 - Ritratto di famiglia

L'uniforme

Quando, nel 1878, la "Missione Cristiana" divenne Esercito della Salvezza, cominciarono ad apparire le prime uniformi ed accessori militari.
Anche la terminologia militare divenne di uso comune: le sale di riunioni divennero "Corpi", dare un'offerta divenne "sparare una cartuccia". Furono adottate
bandiere, distintivi, fanfare ed uniformi, sempre secondo un sistema di gradi militari per coloro che ne facevano parte.
Le mostrine poste sull'uniforme indicavano il grado, secondo l'anzianità di servizio, o il livello di responsabilità. Alla fine del 19^secolo, in Gran Bretagna, era di moda, tra gli uomini della classe operaia, indossare uniformi del cerimoniale militare, pur senza motivazioni religiose.
In principio questi Salutisti che marciavano, indossavano con una strana varietà di abiti e copricapi. Ci vollero circa due anni per standardizzare l'uniforme ma, al principio del 1880, fu introdotta la divisa blu per uomini e donne.
Gli uomini indossavano una giacca blu con un collo alto rigido sopra una maglia rossa. Il copricapo era di tipo militare con una fascia rossa sulla quale era ricamata la scritta "The Salvation Army" in oro.
Le donne vestivano lunghe gonne blu, giacca a collo alto aderente con collo bianco. Il cappello nero con il grande fiocco laterale fu un'idea di Catherine Booth. Economico, resistente e protettivo, il cappellino con la fascia rossa ed il grande fiocco divenne presto un simbolo ben conosciuto della Grande Guerra per la Salvezza.
Per molto tempo gli uomini sfoggiarono copricapi di ogni tipo: elmetti, cappelli da marinaio, bombette ed altri venivano adornati con la fascia rossa salutista finché, nel 1891, il Quartiere Generale regolamentò la questione scegliendo un cappello per gli ufficiali ed un altro per i soldati.
La maggior parte dei pionieri salutisti era fiera di indossare l'uniforme che simboleggiava la crociata per la quale era stata ideata.
In parte perchè ne erano fieri ed in parte per necessità (ognuno doveva acquistare la propria uniforme che, nel 1890, costava tre settimane di salario) molti salutisti indossavano l'uniforme praticamente in ogni occasione, anche per matrimoni, funerali, foto di famiglia, visite ai parenti.

In molti dei paesi nei quali l'Esercito della Salvezza si è stabilito, è stato creato un dipartimento di sartoria per assicurare che le uniformi fossero fedeli agli standard, con costi ragionevoli.
Sino a pochi anni fa, le donne hanno continuato ad indossare una versione ridotta del cappellino stile Vittoriano, ma oggi la gran parte dei paesi hanno adottato il cappellino a forma di bombetta, che è anche molto meno costoso.
Le giacche con il collo a pistagna sono state sostituite da giacche aperte.
Le uniformi si adattano con le culture ed i climi differenti: possono essere bianche, grigie, beige, sahariane con pantaloncini o magari un sari con una fascia salutista.
Indossare o meno l'uniforme è una scelta libera, ma le ragioni per le quali i salutisti indossano l'uniforme rimangono le stesse:
* un impegno nella guerra contro il male
* una testimonianza personale della propria fede cristiana e della propria appartenenza
* disponibilità dei salutisti nei confronti di chiunque abbia bisogno di un aiuto pratico o di ascolto
MAGGIORI INFORMAZIONI

La marmitta

Alla fine dell'800, il Capitano (o Maggiore) Joseph McFee stava raccogliendo fondi per fornire pasti caldi ed un riparo ai senza fissa dimora di San Francisco. Ebbe l'idea di appendere una grande pentola ad un treppiedi e scriverci sopra "Fate sì che la pentola possa bollire ": nacque la prima marmitta salutista.
Presto l'idea si diffuse in tutta l'America per le collette natalizie.
Oggi in molti Paesi è possibile trovare gruppi di salutisti che cantano o suonano accanto alla marmitta, collettando denaro per il servizio sociale.

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