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| Gennaio 2009 |
Attualità
Non c'è un minuto da perdere!
“Abbiamo riunito le migliori menti d’America per affrontare una crisi economica di proporzioni storiche, di fronte alla quale non c’è un minuto da perdere…”.
All’indomani della sua elezione come 44° Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama pronuncia queste parole in occasione della presentazione della squadra che dovrà orchestrare il suo “new deal” per tirare fuori dal crack l’economia americana. La filosofia comune ai membri della nuova amministrazione non sarà solo risollevare gli indici di Borsa, ma sopratutto incidere positivamente sull’economia reale.
Il neo-presidente ribadisce l’assoluta urgenza di intervenire tempestivamente con un piano anti-crisi “da attuare subito” coordinandolo, possibilmente, anche con gli altri Paesi e puntando alla creazione di 2 milioni e 500mila nuovi posti di lavoro entro la metà del suo mandato.
“Gli interventi avranno le dimensioni per riportare l’economia in pista, perché queste straordinarie pressioni sul nostro sistema finanziario rendono necessarie risposte straordinarie della politica…” Intervenire per non soccombere… Mettere in campo iniziative tali da scongiurare pericolose spirali di cui sarebbe impossibile prevedere gli effetti collaterali… Aiutare, sostenendo le fasce più deboli, che altrimenti sarebbero sommerse dai loro stessi problemi… Tutto ciò va fatto presto, ora, perché … non c’è un minuto da perdere! Dietro queste brevi dichiarazioni c’è un’imponente macchina organizzativa che si sta mettendo in moto; uomini e donne che impiegheranno le proprie capacità, che lavoreranno sodo, risorse economiche che verranno investite per far sì che le promesse fatte diventino realtà. Ma qual è la realtà? E’ solo quella materiale o ci sfugge qualcosa di più importante?
…Egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere. I giorni dell'uomo son come l'erba; egli fiorisce come il fiore dei campi; se lo raggiunge un colpo di vento esso non esiste più e non si riconosce più il luogo dov'era. Ma la bontà del Signore è senza fine per quelli che lo temono, e la sua misericordia per i figli dei loro figli… Salmo 103:14-17
La precarietà dell’esistenza umana non ci esime dall’impegnarci per un mondo migliore, contribuendo alla creazione di un equilibrio sostenibile dove tutti possano avere le stesse opportunità, ci crediamo fermamente. La dichiarazione di missione dell’Esercito della Salvezza, infatti, recita “Esistiamo per predicare il vangelo di Gesù Cristo e venire incontro ai bisogni dell’umanità sofferente nel Suo nome e senza discriminazione alcuna”. Operare praticamente è dunque importante, ma senza dimenticare la priorità, che è la salvezza delle anime. Per realizzare ciò, dovremmo essere organizzati come una perenne “unità di crisi”, mettere in campo tutte le nostre migliori strategie. Tutto ciò va fatto presto, ora, perché … non c’è un minuto da perdere!
Franco Paone |
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Testimonianza
La ragione profonda del fare
Quando mi chiedono cosa faccio e rispondo “l’insegnante di patchwork”, la maggior parte delle volte lo sguardo che mi viene rivolto ha un che di interrogativo...
Poi spiego che è un lavoro di cucito, adatto anche a recuperare i piccoli pezzi di tessuto di abiti smessi, jeans, ed altro. Detto così, non sembra un granché…invece è una delle cose più geniali che, nel corso dei secoli, siano state inventate dalle donne. Da secoli, molti bei quilts (trapunte imbottite) sono stati creati semplicemente cucendo quadretti uno accanto all’altro, per usare i preziosi pezzi di tessuto rimasti dalla confezione casalinga di abiti, camicette, camicie, calzoni. Sino a pochi decenni fa non esisteva l’idea di recuperare perché a nessuno, nemmeno nelle famiglie più ricche, veniva in mente di gettare nulla, nemmeno il più piccolo pezzo di tessuto. Ogni cosa aveva la sua giusta collocazione. Una mentalità sorpassata o, invece, da riconsiderare? Nella società dei consumi “risparmiare” è considerata un’eresia. Il cittadino-consumatore ha il dovere morale di guadagnare sempre di più e di consumare sempre di più per sostenere il mercato, i posti di lavoro e via di questo passo. Sarà, ma non è anche vero che è una mancanza di rispetto per i buoni doni del Signore gettarne parti così consistenti? L’essere umano è stato creato ad immagine di Dio e, per la sua salvezza, il Signore Gesù è venuto nel mondo, ha insegnato chi è veramente Dio per noi (“Dio è amore” 1 Giovanni 4:8,16), è morto sulla croce, è risorto il terzo giorno ed ora vive per noi presso il Padre affinché chi crede il Lui possa raggiungere la perfetta statura di Cristo (Efesini 3:16-19) e questo con lo scopo di consumare di più, sempre di più? Di sciupare la nostra vita e la Sua creazione in una insensata rincorsa all’acquisto di oggetti da gettare dopo pochi mesi? È questo lo scopo della vita dei figli e delle figlie di Dio, questa la nostra dignità? Anche nell’umile, quotidiano gesto di rifiuto di essere schiavi del consumo, è possibile rivendicare ed affermare la bellezza della nostra vita, il valore di una creatività che sa scoprire, anche in ciò che dovrebbe essere destinato al niente e alla distruzione, un’intima bellezza ed utilità. L’hanno fatto milioni di donne prima di noi. Donne che forse non sono nei libri di storia; donne che, sicuramente, in gran numero sono menzionate nel più importante Libro della Vita (Apocalisse 3:5; 21:27).
Valeria Fusetti |
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Internazionale
La speranza salva le vite
Comprendiamo il dolore e la perdita, ogni giorno ufficiali dell’Esercito della Salvezza, consulenti e cappellani portano parole di conforto, supporto ed incoraggiamento a persone le cui vite sono state devastate dalla perdita di una persona amata. Ma tutti possiamo fare di più. Nel 2000, circa un milione di persone si sono suicidate: un morto ogni 40 secondi. Negli ultimi 45 anni il tasso di suicidi nel mondo è cresciuto del 60%. Oggi, il suicidio è una delle tre cause principali di morte per le persone tra i 15 ed i 44 anni (entrambi i sessi); in questi numeri non sono inclusi i tentati suicidi, che sono 20 volte più frequenti dei suicidi portati a termine. Le persone che prendono in considerazione l’idea di suicidarsi, spesso si sentolo molto isolate e sole. Sono convinte che nessuno possa aiutarle o comprendere il loro dolore. Quando non si riesce a gestire il dolore, il suicidio sembre l’unica via d’uscita. Dovremmo tutti imparare a riconoscere i segnali d’allarme di un probabile suicidio ed imparare le metodologie che permettono di aiutare a salvare una vita. La solitudine, la confusione ed il dolore che derivano dalla perdita di un proprio caro, che sia familiare, amico o collega, è devastante. L’Esercito della Salvezza ha fornito supporto alle persone in crisi per più di un secolo. Dal 1907, l’Esercito della Salvezza ha stabilito servizi per la prevenzione del suicidio in molte città del mondo. Il Generale Shaw Clifton ha chiamato i salutisti in tutto il mondo ad un giorno di preghiera per coloro che vengono colpiti dal suicidio di un proprio caro e per le persone a rischio. La speranza è che la giornata di preghiera, stabilita per il 9 agosto 2009, concentri l'attenzione su questo ministero, portato avanti da salutisti in tutto il mondo, e che ne incrementi il supporto pratico e spirituale. L'anno scorso l'Associazione Internazionale di Prevenzione del Suicidio ha celebrato il centenario dell’opera di prevenzione del suicidio svolta dall'Esercito della Salvezza ed in quell’occasione, William Booth è stato riconosciuto come l’ideatore delle prime opere di supporto in questo campo. Quando nel 1907 a Londra William Booth aprì il primo ufficio di prevenzione del suicidio, sollecitò anche altre agenzie a seguire il suo esempio. L’Esercito della Salvezza in Australia ha fortemente sviluppato questo ministero: per maggiori informazioni, visitate il sito www.suicideprevention.salvos.org.au
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Spunto di riflessione
Giustizia sociale e amore cristiano
Ci troviamo in un tempo caratterizzato da crisi economiche, sociali e politiche. Ci sono popoli che desiderano dichiarare la loro indipendenza, partiti che fanno sentire il peso delle loro ideologie e persone che passano da una condizione all’altra. Tutto ciò sarebbe giusto e normale se non vi fossero degli estremi che, purtroppo e troppo spesso, fomentano l’odio, dividono gli uomini e provocano disordine.
Come credenti e persone di buona volontà, dovremmo sentire un grave peso nel nostro cuore quando vediamo che vi è l’arricchimento di poche persone a danno della collettività; dovremmo difendere la libertà di pensiero e di azione, anche se non fino al punto di manomettere o soffocare la libertà degli altri; dovremmo riconoscere i diritti di quei popoli che desiderano migliorare le proprie condizioni.
La nostra realtà è un mondo dove, da una parte vi sono coloro che detengono il potere e la ricchezza e non vogliono cedere nulla, dall’altra vi sono coloro che vogliono rivendicare i loro diritti, anche con le armi. Tutto ciò succede perché gli uomini non si lasciano guidare da Dio e, fino a quando ciò non avverrà, non ci sarà mai un giusto equilibrio sociale. Di una sola cosa siamo sicuri: manca il timore di Dio e, di conseguenza, manca il rispetto della vita umana, dei diritti dell’uomo. Vige ancora la legge del più forte per cui l’egoismo esagerato, la prepotenza incontrollata ed atteggiamento sempre più esasperati potranno solo portare l’umanità alla completa rovina. Come credenti, dovremmo sentirci a disagio in un mondo dove manca il rispetto per la vita e per le cose altrui. Alla luce di una realtà così infelice, possiamo trovare qualche rimedio? Ebbene sì, ma esso va ricercato non fuori dall’uomo, ma bensì dentro di lui. Si tratta di far cambiare i sentimenti e le aspirazioni dell’essere umano. Per avere buoni frutti, l’albero selvatico va innestato. Allo stesso modo, noi dobbiamo essere innestati in Cristo, scegliere di seguire Cristo e fare la volontà di Dio. Uno scrittore ha detto: “Il mondo ha più bisogno di uomini buoni che di uomini dotti”. Nella Parola di Dio possiamo trovare ciò che contribuisce al vero benessere dell’umanità, come diceva l’apostolo Paolo: “Senza il Signore nulla possiamo e nulla siamo”. Solo così ci sentiremo tutti fratelli e sorelle in Colui che ci ha creati, ci ha redenti e ci sostiene ogni giorno. Incomprensioni e contrasti possono essere risolti ed appianati solo se l’amore di Cristo ci unisce. Teniamo sempre presenti le parole che troviamo nella Bibbia e scolpiamole nel nostro cuore. Queste parole sono l’annunzio di nuove e reali possibilità di fare ciò che non è stato fatto, di ritrovare se stessi, di migliorare delle condizioni morali e spirituali in Dio Padre e nel suo divino Figlio Gesù. Riscopriamo, allora, quei valori morali e spirituali che ci tengono uniti a Dio e al nostro prossimo in una vita di servizio, di onestà e di rispetto in maniera da tradurre in pratica quel che Dio ci ha insegnato nella Sua Parola.
ten. aus. Virginia Pavoni |
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| Febbraio 2009 |
Attualità
Perché Allora Combattere Eternamente?
Israeliani e Palestinesi: cronaca di una guerra senza fine
Mentre mi accingo a scrivere, l’offensiva israeliana, diretta a smantellare le posizioni militari di Hamas*, è al massimo della sua forza devastante. Dopo oltre dieci giorni di pesanti bombardamenti, le forze di terra sono entrate sul territorio palestinese, limitando così al massimo la possibile risposta militare da parte degli avversari. Sul teatro di guerra la situazione è drammatica, gli ospedali sono ormai al collasso, incapaci di soccorrere il fiume incessante di feriti trasportati dalle ambulanze e dalle automobili che sfrecciano per le strade facendo la spola con i pronto soccorso della striscia di Gaza. Il bilancio dell’operazione denominata “piombo fuso” intanto cresce. La guerra infuria sul campo, le ragioni dell’uno e dell’altro non trovano giustificazioni per il sangue di vittime innocenti, troppo spesso bambini, impaurite, disorientate ed indifese. Il primo segnale positivo dopo dodici giorni di inferno, al momento, è la breve tregua di sole tre ore decisa da Israele per permettere ai convogli umanitari di raggiungere gli abitanti della striscia di Gaza. L’impotenza della comunità internazionale di fronte al fiume di sangue versato, è fastidiosa. I pochi che si adoperano per la pace (Matteo 5:9), si affannano alla ricerca di soluzioni eque scontrandosi contro il muro di chi non vuol vedere, di chi non vuole sentire ragioni diverse dalle sue. Mentre le immagini della scuola colpita dai raid aerei fanno il giro del mondo, scuotendo le coscienze dei più sensibili, la furia delle armi non si placa. Questo è il retaggio e la trama della storia di Israele, il popolo di Dio, il Dio di Abramo che diventa carne e sangue e decide di iniziare “l’avventura umana” proprio da quel popolo che ama, sul quale piange, che corregge, con il quale instaura un rapporto particolare. Il Dio degli eserciti sceglie proprio quei luoghi per predicare la salvezza per i popoli, la pace interiore e la possibilità di una vita migliore. Sin dai tempi dell’Antico Testamento, Israele alterna i ruoli di vittima e carnefice. Vi lascio pace; vi dò la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti. (Giovanni 14:27). Dove sono finiti gli echi di chi predicava nel deserto la venuta di un Cristo liberatore ed invitava al ravvedimento? Dove sono gli effetti di quella PACE che Gesù stesso annunciava, percorrendo le polverose strade della Palestina? Anche in situazioni apparentemente senza via d’uscita, la voce dei credenti deve levarsi chiara e netta per condannare l’uso della violenza ed annunciare la riconciliazione inaugurata (Ebrei 10:20) da Gesù Cristo, contribuendo alla realizzazione di un nuovo mondo in cui non ci siano più disuguaglianze, soprusi, guerre e disperazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. (2 Corinzi 5:20)
*(organizzazione religiosa a carattere paramilitare e politico che attualmente detiene la maggioranza dei seggi dell’autorità nazionale palestinese)
Franco Paone |
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Spunto di riflessione
Il nostro Dio regna...?
Al termine di una riunione cantavamo il coro “Regna, regna il Signor”, la gran parte di noi aveva le mani alzate. Le parole del canto ci assicuravano che siamo nelle mani di Dio, in qualsiasi circostanza. Ma vedendo le condizioni sempre peggiori del mondo, spesso siamo tentati di domandarci “il nostro Dio regna davvero?”. Per noi che eravamo alla riunione la risposta era “sì”, ma per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale probabilmente è una domanda difficile. Per coloro che credono alle promesse che Dio dà tramite Gesù e gli autori del Nuovo Testamento, Dio è consapevole della condizione del mondo che Lui stesso ha creato e che ama. Nonostante tutto, noi crediamo che “Dio ha il mondo nelle mani”. Forse ciò che mi ha fatto riflettere sul canto “Regna, regna il Signor” è stato il fatto che lo abbiamo cantato in occasione della giornata mondiale di preghiera. Ai salutisti veniva chiesto di pregare per lo Zimbabwe, che è un paese cristiano, grazie al magnifico lavoro fatto negli anni da molte chiese. Qui la gran parte delle scuole e degli ospedali sono stati istituiti dalle chiese, tra cui l’Esercito della Salvezza. Gli abitanti dello Zimbabwe sono persone spirituali, lo sono sempre state. La loro religione tradizionale è molto vicina alla fede cristiana e non è stato difficile per la popolazione passare al cristianesimo. Tradizionalmente la gente obbediva ai propri capi villaggio e, quando un gruppo di missionari arrivava in un villaggio, domandava al capo se potevano parlare del vangelo. Dopo averli ascoltati, il capo dava il permesso e diceva loro “Abbiamo sempre saputo che c’è un Dio, ma non sapevamo che avesse un figlio”. Nonostante il trauma della pesante crisi economica, la popolazione dello Zimbabwe canta ancora il coro “Regna, regna il Signor”, e la fede cristiana è ancora viva in loro. Alcuni pensano erroneamente che Dio sieda per conto suo e permetta al male di regnare indisturbato nel mondo. Ma noi che crediamo che Dio è fedele, crediamo anche che Lui ha i Suoi tempi. Gli Ebrei, il “popolo eletto”, vissero in cattività per 400 anni. La risposta di Dio fu: “Ho visto, ho visto l'afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i suoi affanni. Sono sceso per liberarlo…” (Esodo 3:7-8). Attraverso Mosè, Dio guidò il viaggio del Suo popolo verso la terra promessa. Dio ha i Suoi tempi, non ha mai dimenticato coloro che Gli appartengono e non lo farà mai.
(Ten. Col. Neil Young - trad. i.c.) |
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Internazionale
Zimbabwe: un 2008 da dimenticare
Il 2008 è stato un anno terribile per l'Africa: Kenia, Congo, Zimbabwe, Somalia, Sudan, sono solo alcuni dei Paesi che sono stati teatro di sciagure umanitarie. Eppure ci aggrappiamo alla speranza che il nuovo anno possa essere migliore. Secondo il rapporto annuale di Medici Senza Frontiere anche quest’anno, tra le 10 peggiori crisi umanitarie ci sono Paesi come la Somalia, l'Iraq, il Sudan, lo Zimbabwe, il Myanmar, il Pakistan, il Congo, l'Etiopia e altri, dove portare l'aiuto umanitario è sempre più difficile. Spesso le organizzazioni non governative vengono viste dai Governi, e da alcune forze ribelli, come dei nemici da combattere cosa, questa, che costringe ad interrompere o a limitare i progetti di aiuto. Nell’ultimo anno in Zimbabwe la disoccupazione ha raggiunto vette dell'80%, le banche hanno finito le riserve e lo Stato ha dato ordine alle banche di distribuire solo piccole somme una sola volta alla settimana. L'inflazione annuale in Zimbabwe ha raggiunto a luglio scorso un nuovo record, balzando a quota 231 milioni per cento e rendendo la moneta locale come carta straccia.
Con lo scoppiare della terribile epidemia di colera del dicembre scorso il Paese, già in condizioni disastrose, è stato costretto a chiedere l’intervento delle Nazioni Unite. Una volta il sistema sanitario dello Zimbabwe era secondo solo al Sudafrica. Gli ospedali erano eccellenti e i medici ad altissimo livello. Ma poi, con il declino vertiginoso, sono finiti i fondi, non sono stati pagati i salari, le medicine e le apparecchiature. Così dottori e infermieri sono emigrati. A causa della crisi in corso nello Zimbabwe, i servizi di base sono particolarmente carenti. C'è spazzatura ovunque. Manca il combustibile per i camion che dovrebbero tener pulite le strade e mancano i soldi per pagare gli stipendi al personale addetto alla raccolta della spazzatura; manca il materiale necessario per riparare i canali di scarico né vi sono soldi per pagare il personale che dovrebbe farlo. Quasi ogni giorno si verificano black out elettrici e interruzioni nell'erogazione idrica.
ten. aus. Ilaria Castaldo
Lo sapevate?
Nel mondo più di 1 miliardo
di persone vive
con meno di 1 dollaro (0,73 euro) al giorno.
1 euro equivale a 12.558.902
dollari dello Zimbabwe.
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Spunto di riflessione
Riflettete sulla vostra condotta
Queste parole, che troviamo nell’Antico Testamento nel libro del profeta Aggeo, ci rivelano due cose importanti. La prima è che sono parole rivolte al popolo di Dio di allora e al popolo di Dio oggi; la seconda è che il Signore vuole che ogni parola da Lui pronunciata venga messa in atto. Il tempo in cui viviamo non è poi molto diverso dal tempo in cui viveva il profeta: l’uomo ha sempre cercato ed ha sempre desiderato avere successo nei propri affari materiali e temporali. Purtroppo ancora oggi cercando le cose materiali e lasciando per ultime o totalmente fuori dalla loro vita le cose spirituali. Da sempre le persone hanno avuto la sensazione o, per meglio dire, l’illusione di poter risolvere tutto con il progresso economico, con le invenzioni e con le nuove scoperte della scienza. La verità è che noi, popolo del 21° secolo, ci troviamo nella stessa condizione di quella che si presentava al tempo di un altro profeta, Geremia. Anche allora il Signore aveva parlato, dicendo: “Ho ascoltato attentamente, ma il mio popolo non dice la verità, nessuno rinunzia a commettere il male, nessuno riconosce di aver sbagliato” (Geremia 8:6 – vers. LDC). Ed Aggeo ha ripreso, tempo dopo, lo stesso pensiero quando ha dichiarato, da parte di Dio, le sue parole: “Avete seminato molto e avete raccolto poco; voi mangiate, ma senza saziarvi; bevete, ma senza soddisfare la vostra sete; vi vestite, ma non c’è chi vi riscaldi; chi guadagna un salario mette il suo salario in una borsa bucata” (Aggeo 1:6). Riflettete! Il popolo era concentrato su cose che non potevano assolutamente soddisfare. Nutrivano il loro corpo, ma facevano morire di fame la loro anima. Non volevano accettare che solo Dio poteva soddisfare la loro vita. Dio non è contrario al fatto che abbiamo dei beni materiali; non è contrario al fatto che l’uomo aspiri a migliorare le sue condizioni. Possiamo ritenere comprensibile l’atteggiamento di quelle classi sociali che rivendicano il diritto di avere quanto serve per vivere una vita dignitosa. E’ giusto che tutti gli uomini abbiano gli stessi diritti e doveri. Tutti questi atteggiamenti non contrastano con il volere di Dio, ma non dovrebbero essere le nostre priorità essenziali. Gesù ha detto: “Cercate prima il Regno e la giustizia di Dio e tutte le altre cose vi saranno sopraggiunte” (Matteo 6:33). E’ la priorità spirituale che deve essere al primo posto; solo dopo possiamo e dobbiamo cercare anche le cose necessarie alla vita materiale. Quando cerchiamo prima la giustizia di Dio noi possiamo amare il nostro prossimo, possiamo rispettare la vita del nostro simile. La giustizia di Dio ci “obbliga” a fare sempre il bene ed a condividere sempre con gli altri ciò che ci appartiene. Ricordiamo ancora le parole di Gesù: “State attenti e guardatevi dall’avarizia, perché non è dall’abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita” (Luca 12:15). Riflettete! Il ricco stolto ha detto a se stesso: “Bene! Ora hai fatto molte provviste per molti anni. Riposati, mangia, bevi e divertiti!” Ma Dio non era dello stesso parere: “Stolto! Proprio questa notte dovrai morire, e a chi andranno le ricchezze che hai accumulate?” Questa è la situazione di chi accumula ricchezze solo per se stesso, senza pensare a chi non ha nulla, e non si preoccupa di essere ricco davanti a Dio. Riflettete! Se fino ad oggi ci siamo preoccupati, affaticati ed affannati per le cose materiali, facciamo nostra la promessa di Gesù: “Voi avete un Padre che sa bene quello di cui avete bisogno” (Luca 12:30).
ten. aus. Virginia Pavoni |
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| Marzo 2009 |
Attualità
Formula 1: aerodinamica del credente
Finalmente si riparte! A marzo tornano a rombare i possenti motori della Formula 1. Auto affusolate, abbellite ed aerodinamicamente perfette sono pronte per sfrecciare ai limiti delle loro possibilità, cercando di contendersi i due titoli iridati (per piloti e costruttori) sui circuiti pieni di insidie in giro per il globo. Il circo delle corse riapre i suoi battenti dopo una lunga sosta, nella quale le vetture sono state studiate, analizzate, modificate, potenziate ed infine provate nelle fantastiche gallerie del vento per simulare i rendimenti che dovranno poi replicare sulle piste. Tutti sanno che, per vincere un Gran Premio, il pilota dovrà arrivare primo anche di un solo centesimo di secondo. Solo gli appassionati, però, sanno che i team investono fior di quattrini studiando e modificando le loro monoposto, agendo non tanto sulla potenza dei motori, quanto sull’aerodinamica. Impattando con l’aria, le superfici affusolate devono ridurre al minimo l’azione frenante: una superficie arrotondata riduce di 25 volte la propria resistenza (l’uovo è il tipico esempio). La Ferrari è maestra in questo settore: non a caso le prime dieci modifiche rilevanti introdotte sulla vettura nello scorso mondiale riguardavano proprio l’aerodinamica. Anche per il mondiale che sta per ripartire la scuderia di Maranello, ufficializzando la nuova F60, ha sottolineato le novità in questo campo. Le parole di un canto tradizionale dell’Esercito della Salvezza dicono “Il vasellaio Tu sei, Signor, io son l’argilla nella Tua man… Tu mi modella, o Formator, con la Parola dell’Evangel…nella Tua forma tienmi, Signor, ogni difetto fa scomparir…” Essere sagomati e proporzionati dal Signore per muoversi velocemente come gazzelle spirituali, opponendo meno resistenza possibile all’azione di Dio. Il maligno non rinuncia a mettere degli ostacoli sul nostro cammino, cercando in ogni modo di trattenere la nostra corsa, fino a farci uscire fuori pista, se possibile. Solo Dio può plasmarci e levigarci, solo Lui può renderci “aerodinamici” alla Sua volontà nella nostra vita. Anche quando saremo costretti a fermarci lungo il percorso per effettuare pit stop tecnici, per rifornire il serbatoio della nostra anima di propellente spirituale, il Signore ci concederà, con la Sua grazia, la forza di ritornare al più presto in pista, certi di arrivare un giorno a vedere la sospirata bandiera a scacchi e tagliare il traguardo vittoriosi! Così potremo dire con l’apostolo Paolo “Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede” (2Timoteo 4:7).
Franco Paone |
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Testimonianza
Le cose vecchie sono passate
E’ trascorso ormai circa un anno dalla mia conversione ed è forte il desiderio di raccontare la mia esperienza di fede ed il bene che il Signore ha fatto per me, soprattutto dopo aver appurato io stesso il significato del versetto “Se dunque uno è in Cristo, egli è una creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove “ (II Corinzi 5.17).
Ho sentito parlare per la prima volta dell’ Esercito della Salvezza nel lontano 1985 dalla ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie. Ho iniziato a frequentarlo e, man mano, in me è cresciuta sempre di più l’esigenza di conoscere la Parola del Signore e di sentirmi parte del Corpo di Napoli, finché è arrivato successivamente il momento di arruolarmi come soldato.
Prima di questo momento, il percorso non è stato né semplice né veloce ma oggi posso dire che, grazie alle benedizioni del Signore, alla Sua pazienza, al Suo amore ed all’aiuto che ho ricevuto da tutta la comunità, ho vissuto l’esperienza più importante della mia vita: sono rinato!
Nel momento in cui ho detto a voce alta “SI” al Signore mi sono sentito invadere da una sensazione meravigliosa, difficile da spiegare, ma che ancora oggi mi accompagna in ogni momento della giornata.
Oggi so che la mia vita è cambiata grazie alla presenza costante del Signore, che mi aiuta ad affrontare le diverse situazioni che mi si presentano con una tranquillità che prima mi era sconosciuta.
La certezza della Sua opera in me è grande, come grande è il desiderio di fare la Sua volontà.
E’ bellissimo pensare che c’è qualcuno che si occupa di me, che fa sue le mie preoccupazioni, che mi aiuta nei momenti di difficoltà. Il pensiero di quanto sia grande il Suo amore per me ed il fatto che Egli dimorari nel mio cuore, mi riempie di una gioia infinita.
So di non essere degno di tanto amore e per questo ringrazio Dio e prego affinché il fuoco del Suo Spirito mi guidi e mi aiuti ad essere come Lui vuole e chiedo al Signore di aprire i cuori delle persone che non hanno avuto ancora questa esperienza affinché possano avvicinarsi sempre di più a Lui.
Nicola Malafronte |
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Attività sociale
Solidarietà e integrazione
Quando sono stata trasferita dal centro sociale di Roma al Corpo di Atena Lucana, ero molto felice di intraprendere un lavoro pastorale, avrei finalmente avuto tempo per la mia formazione, ma nello stesso tempo potevo contribuire allo sviluppo della comunità e del Centro Vacanze. Ero arrivata da pochi giorni sul luogo ed avevo fatto già dei progetti ma, all’improvviso, arriva la telefonata della Prefettura di Salerno che annunciava una imminente visita per un sopralluogo al centro nella prospettiva di ospitare 50 rifugiati politici. Dopo 15 giorni di silenzio, il lunedì mi venne confermato l’arrivo, nel giro di una settimana, di un gruppo di immigrati. L’attività di preparazione è stata frenetica: non sapevo cosa aspettarmi esattamente, ma mi rendevo con che il lavoro sociale mi “inseguiva”. Dovevo organizzarmi immediatamente per l’evento inaspettato e non ho avuto neppure il tempo di riflettere su ciò che stava avvenendo. Gli ufficiali in pensione presenti sul posto mi hanno dato un enorme aiuto per l’organizzazione dell’accoglienza. A distanza di 3 mesi dai fatti che sto raccontando, mi domando come ho fatto a organizzarmi in così poco tempo, ma il sabato, all’arrivo del gruppo, tutto era pronto. Atena Lucana è un paese molto piccolo ed, allo spargersi della voce dell’arrivo di questi stranieri, la gente mi fermava per strada chiedendomi del progetto ed esprimendo i propri timori. La sera dell’arrivo tutte le autorità cittadine, i volontari del Pronto Intervento di Atena, il comando di Polizia di zona ed il direttore dell’ASL erano presenti per dimostrare il proprio coinvolgimento e la propria disponibilità. Così, l’avventura è cominciata. Centro Sociale di Roma ci aveva mandato un team di operatori sociali e culturali con a capo, come responsabile e coordinatore, la dottoressa S. Magazzù. Il loro compito era dirigere corsi di italiano, fare colloqui professionali, tradurre e portare avanti diversi laboratori per occupare le giornate degli ospiti, che hanno avuto la possibilità di esprimersi e raccontare le vicende vissute attraverso l’arte dei murales ma anche di imparare a conoscere la cultura con la quale erano venuti in. Il paese, in collaborazione con il Sindaco, ha organizzato la prima partita di calcio tra la squadra locale ed i nostri ospiti, che si sono dati il nome di African Uliveto. L’evento è stato un successo: oltre alla presenza di un folto pubblico, il Sindaco ha organizzato la distribuzione di pizza e bibite alla fine della partita, che si è svolta in un clima di amicizia e fair play. Al termine della partita, i ragazzi hanno suonato i loro strumenti a percussione e danzato per ringraziare la gente del luogo. Alcuni degli ospiti sono cristiani. Al loro arrivo erano smarriti e preoccupati perché non sapevano ciò che li attendeva. Non avevano nulla con sé ed abbiamo dovuto fornire loro abiti e prodotti per l’igiene personale. Ma all’indomani del loro arrivo ci è stato subito chiesto se in paese c’era una chiesa, e noi abbiamo indicato la nostra sala di culto. La cosa più commovente era vedere tra le loro mani piccolissimi Nuovi Testamenti, sciupoati per l’usura, che erano l’unica cosa che avevano portato da casa, come una cosa preziosa. Sono stati invitati a leggere (in inglese) durante il culto. In seguito, a ciascuno è stata regalata una Bibbia in inglese, che portano sempre alle adunanze. Abbiamo anche organizzato, presso il nostro Centro, una serata di danze africane e cucina tipica, alla quale è stata invitata tutta la cittadinanza e le autorità. La risposta è stata fantastica e in quell’occasione, un gruppo di donne che frequentano la nostra Unione Femminile, hanno regalato 50 paia di guanti agli ospiti africani. L’atteggiamento di questi ragazzi nei confronti della popolazione locale è stato di enorme rispetto e gentilezza. Atena si è maggiormente aperta, sono state organizzate altre partite di calcio, è stato allestito un albero di Natale da addobbare con i ragazzi. Prima della fine dell’anno è stata organizzata anche una festa presso il mercato coperto, dove i nostri ragazzi hanno suonato ed i locali hanno contribuito preparando dei dolci. Il tempo è volato ed ora ci ritroviamo alla fine del percorso. Fra poco avranno il loro permesso di soggiorno e dovranno prendere la loro vita nelle mani. Mi è impossibile pensare al Centro Uliveto vuoto, senza la presenza amichevole ed affettuosa dei nostri ragazzi, e ringraziamo il Signore per aver permesso questo incontro che ci ha arricchiti di benedizioni. Molti di loro sono cristiani ed hanno partecipato alle nostre riunioni nonostante a volte non ci fosse traduzione dall’italiano all’inglese. Ringraziamo il fratello Ricciardone per la sua disponibilità a tradurre ogni volta che gli è stato possibile. Abbiamo organizzato anche altri incontri spirituali, con l’aiuto della Magg. L. Bruno (PZ) e l’aiuto della cand. M. Castaldo per trasmettere loro qualcosa di più profondo e spirituale e rassicurarli che, ora che partono, ci sarà qualcuno che continuerà a pregare per loro. Desidero ringraziare il Sindaco, l’Amministrazione Comunale, la cittadinanza di Atena, la famiglia Cicogna e gli ufficiali in pensione che risiedono ad Atena: i Magg. Bruno, i Magg. Paglia ed i Magg. Paone. Abbiamo dato qualcosa a questi ragazzi, ma loro ci hanno arricchiti con la loro presenza, la loro testimonianza cristiana, devozione, rispetto e fede genuina, che noi forse abbiamo dimenticato. Il loro modo di fare ci ha accattivati, e ci siamo affezionati a ciascuno di loro. Ora preghiamo che trovino un buon lavoro, che abbiano buone opportunità, che possano farsi raggiungere presto dalle loro famiglie e che abbiano una speranza per il futuro.
ten. aus. Maria Catalanotto
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Spunto di riflessione
Dio parla, ascoltiamolo!
Dio ha parlato da sempre all'uomo e da sempre ha voluto operare nella sua vita. Dio ha parlato per farsi conoscere e per far conoscere quello che Lui fa. Ha pure parlato per dire all'uomo quello che lui deve fare. Il particolare atteggiamento che dovremmo avere davanti a Dio ci viene ricordato dal profeta Malachia: "Mettetemi alla prova, dice l'Eterno, e vedrete se io non apro le porte del cielo e non riverso su voi tanta benedizione che non vi sia dove riporla" (3:10). Queste parole sono per noi una sfida ed una promessa. E allora, perché non lasciare che Dio operi nella nostra vita per vedere le grandi e meraviogliose cose che lui può fare per noi? La sfida di Dio è dimostrata nella sua instancabile bontà e perciò possiamo dire, senza paura di sbagliare, che come noi siamo sempre pronti a peccare, così Dio è sempre pronto a perdonare. Il Signore ci esorta semplicemente a metterlo alla prova per vedere se non è proprio come lui dice. Purtroppo, però, molte volte invece di mettere alla prova Dio, abbiamo messo alla prova i consigli, i metodi, gli espedienti e le promesse dei nostri simili. Ma quante volte siamo stati delusi! Allora, perché ripetere sempre questa stessa triste esperienza? Sappiamo come sono gli uomini: promettono pace e si preparano alla guerra, promettono benessere ma c'è chi rimane nell'indigenza, promettono libertà ma rendono schiavi i loro simili. Eppure, malgrado ciò, ancora oggi confidiamo più nell'uomo che in Dio. E' giunta l'ora di imparare a rivolgersi completamente a Dio, che vuole e che può operare nella nostra vita. La promessa che Dio ci ha fatto non è vaga, ma concreta, reale, sempre attuale. Nella pienezza dei tempi Dio ha mandato il suo unico Figlio, secondo quanto aveva stabilito, per essere il Salvatore e il Signore che vive e agisce in noi nella misura in cui glielo lasciamo fare! Dio ha i suoi piani da realizzare e noi possiamo contribuirvi, in qualità di figli o di estranei. Quel "mettetemi alla prova" significa che dobbiamo rivolgerci soltanto a lui, aver fiducia soltanto in lui e appoggiarci soltanto su di lui. Solo così potremo vivere una vita in tutta la sua pienezza. E' vero che ci sono momenti difficili, momenti in cui non siamo capaci di rinbunciare alle nostre decisionie proponimenti ed attendere da Dio la pace, la giustizia e la liberazione da ciò che ci fa soffrire. Eppure è l'unico modo per inserirci nei piani di Dio per ricevere da lui tanta benedizione da non avere dove riporla. Il Signore si rivolge a noi con interesse, con premurosa cura e amore. Ebbene, cari amici, ascoltiamo le parole del Signore, accettiamo la sua sfida, crediamo nelle sue promesse. Egli ci aiuterà ed opererà in noi affinché cresciamo nella conoscenza, nell'amore e nell'intima comunione con lui.
ten. aus. Virginia Pavoni |
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| Aprile 2009 |
Messaggio del Generale - Pasqua 2009
La mattina presto
Il mattino presto è un orario strano. Può essere colmo di liete speranze o di profonda apprensione. Come vi sentite il mattino presto? Il 15° capitolo del vangelo di Marco inizia con le parole: «La mattina presto» (Nuova Riveduta) e poi prosegue raccontandoci cosa successe in quei momenti che precederono l’alba e che hanno la storia a metà. Durante la notte il Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, era stato arrestato dalle guardie del tempio di Gerusalemme, che avevano saputo dove trovarlo perché un suo caro amico e seguace, Giuda, lo aveva tradito per trenta pezzi d’argento. Un suo amico ancor più fidato, Pietro, aveva pubblicamente negato perfino di conoscerlo. Il Sommo Sacerdote di Gerusalemme aveva interrogato Gesù in pubblico e la condanna giudiziaria fu subito emessa. «La mattina presto» Gesù, il vostro e mio Salvatore, era stato consegnato alle forze di occupazione romane, per il giudizio finale. Il Governatore, Pilato, interrogò Gesù ma non riuscì a strappargli nessuna risposta. Gesù era come un agnello innocente e indifeso condotto al macello. Giunto a questo punto non aveva nemmeno aperto bocca. Incalzato dalla folla mattiniera, Pilato consegnò Gesù ai suoi carnefici. Per ingraziarsi il favore di quei cittadini sottomessi ma volubili, il Governatore fece poi rilasciare di prigione un famoso assassino, il loro compatriota Barabba. Tutto questo movimento la «mattina presto» fu solo il prologo al Golgota, il luogo dove Gesù sarebbe morto. Prima lo derisero e maltrattarono. Gli infilarono una corona fatta di lunghe spine appuntite sulla sua fronte santa. Gli porsero i loro omaggi sarcastici. Quindi giunse la più tragica e dura camminata di tutta la storia – per tutto il percorso, al di fuori delle mura della città, fino al Golgota sulla collina del Calvario. Lì, assieme a due ladri comuni, Gesù fu messo a morte mediante crocifissione, una punizione crudele ed eccezionale secondo gli standard odierni. Gli conficcarono dei chiodi nelle mani e nei piedi, quindi lo innalzarono sulla croce penzolando in un lento soffocamento mentre il suo corpo si afflosciava verso il basso. Alla fine, sei ore dopo, mormorò delle parole al suo Padre celeste chiedendogli di perdonare i suoi persecutori. «La mattina
presto» è un buon momento per riflettere su questi eventi. Gesù stesso era solito alzarsi presto il mattino per ricercare la presenza e il volto di Dio Padre. Prima dell’alba, per alcuni, è il momento per agire in modo dubbio. Fu così per le guardie che lo arrestarono e i loro mandanti. La loro cospirazione doveva svolgersi nel segreto ed essere portata a termine rapidamente. La bontà di Gesù per loro era una minaccia, non una benedizione. Voi come la vedete? Nella calma e nell’obiettività proprie della «mattina presto» che aspetto assume tutto questo? Gli eventi di quella notte e del giorno successivo, così come sono riportati nelle Scritture, risvegliano le vostre emozioni? Ne percepite la bruttura e l’ingiustizia? Ne percepite la tragicità e ne provate pietà? Allo stesso tempo, la nostra reazione contiene un altro aspetto, un lieve senso di gratitudine per quello che è accaduto, una sensazione che cresce nel profondo del nostro intimo, testimoniando alla nostra propria ragione che Gesù sapeva esattamente quello che stava facendo. Affrontò tutto questo con determinazione – per amore nostro! Avvenne tutto a causa del santo amore per la razza umana caduta! «La mattina presto» incominciamo a vedere anche la luce nascente di una nuova alba. È lo splendore della mattina della Risurrezione e della tomba vuota. Il Calvario fu un inizio non una fine! È bene venire al Calvario la mattina presto. È sempre buono venire al Signore sul far del giorno, tutti i giorni. Ora, il nostro Signore Risorto e Asceso ci aspetta e un sorriso di approvazione amorevole appare sul suo volto. Prego che il suo sorriso e il suo perdono possa riposare su ciascuno di noi in questo Venerdì Santo e in questo Giorno di Pasqua.
Generale Shaw Clifton |
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Testimonianza
La musica che mi accompagna
Mi è stato chiesto di parlare del lavoro musicale che ho intrapreso per il nuovo innario salutista e raccontare la mia testimonianza. Inizierò con la mia testimonianza, ma desidero premettere che non sono solo in questo lavoro, ho scelto otto collaboratori, ognuno dei quali ha competenze che possono essere utili. Vi dico questo, così potrete pregare per noi. Sono figlio d’ufficiali, i Brigadieri Calzi. E’ stato naturale per me frequentare i culti. Suonare era anche un piacere, e cantare. I miei cantavano, mio padre suonava e io lo seguivo, insieme ai miei fratelli, sulla strada della musica. Non ero un credente. Non so se lo sembravo, ma in ogni modo cercavo un po’ di esserlo, direi. Purtroppo, fingevo di esserlo. Dovevo apparire sempre allegro e vi assicuro che era molto faticoso ed anche inutile: non serviva né a me, né agli altri. Così, quando all’età di 27/28 anni la fanfara e il coro del corpo di Torino si sciolsero, anche io, dopo un po’, smisi di andare ai culti. Doveva finire tutto così? Tutta l’inesauribile ricchezza della Grazia con cui ero venuto a contatto fin da piccolo sarebbe andata perduta per sempre? Per dodici lunghissimi anni sono stato lontano. Guardando indietro nel tempo, so che Dio mi seguiva, non mi aveva abbandonato. Tutto coopera al bene (Romani 8:28), ma a me serviva la lontananza per tornare al Padre. In questi dodici anni anche la musica ha continuato ad accompagnarmi, musica di qualsiasi tipo che girava negli anni ’50. Il 15 giugno 1983 morì mio padre, che era rimasto fedele al Signore fino alla fine. E' allora che Dio mi ha parlato in modo inequivocabilmente chiaro, facendomi capire una cosa: che da solo non potevo più andare avanti, che stavo buttando via la vita che Lui mi aveva dato. Sono tornato a Dio, sono tornato ai culti. Come era tutto strano, tutto diverso, vedevo ogni cosa in una prospettiva diversa! Ho ricominciato a leggere la Bibbia. Avevo svoltato e sono rimasto abbagliato dall’amore di Cristo, dalla sua scelta di salvarci dall’abisso attraverso la morte in croce! Una nuova vita? Sì, salvato, passato attraverso le burrasche, scivolato nel baratro, preso per mano, risollevato, dal buio riportato alla Luce! Posso cantare anch’io quel bellissimo cantico: ‘Immensa grazia del Signor, fu lei che mi salvò’…
In che modo è nata quest’idea dell’innario? Dall’aver cantato casualmente alcuni nostri cori, molto belli; erano senza musica, potevano essere dimenticati. Li ho messi in musica, una ventina circa. Ho pensato poi ai cantici tradotti da mio padre. Da lì il passo è stato breve: preparare l’innario con la musica, qualcosa di molto utile e bello sia per la mia comunità e sia per altre, in ogni caso a disposizione di tutti. Perché un innario con musica? Primo, perché ognuno canta i cantici a modo proprio, in una versione personalizzata, basata sull’ascolto e la memoria. Me ne rendo conto tutte le domeniche, mentre accompagno i cantici di cui solo io ho la musica! Secondo, molti cantici non sono mai cantati, anche se belli. Terzo problema, la tonalità dei nostri inni: sono quasi tutti troppo alti e, per chi ha la voce bassa, gli anziani, i bambini, le voci stanche, diventa difficile cantarli. Tutto ciò sembra strano dal momento che già nel IV secolo Ambrogio da Milano (vescovo) parlava dell’armonia del canto ‘ottenuta dall’insieme delle voci delle donne, uomini, bambini, giovani e anziani che lodano Dio’. Così, grazie a questo lavoro, anche noi potremo cantare con gioia i nostri cantici e, un po’ alla volta, potremo leggere le parole e la musica cantando tutti insieme all’‘unisono’.
Paolo Calzi |
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Spunto di riflessione
Non mi riguarda?
Durante la notte del 7 marzo 2009 a Roma, precisamente alle 3.30, una ragazza, Irene Morabito, è stata investita da un’auto pirata sul Lungotevere, all’altezza della Sinagoga. La ventunenne è rimasta gravemente ferita e, malgrado il danno riportato all’automobile, il guidatore non si è fermato per prestare soccorso. Non è la prima volta che succedono queste cose. Nel marzo del 2007 due amiche irlandesi vennero travolte ed uccise. Purtroppo, sembra un fatto di cronaca destinato a ripetersi. Le tragedie avvengono, ma chi le provoca non sempre vuole accettare le proprie responsabilità: i colpevoli cercano di nascondersi. Nel momento in cui scrivo, i genitori di Irene stanno facendo appelli ai testimoni: ‘Chi ha visto si faccia avanti’. Ogni testimone può essere utile nelle indagini. Speriamo che qualcuno avrà la coscienza di aiutare e dire: “sì, questo mi riguarda!”. Un altro fatto di cronaca successe molto tempo fa quando Pilato, all’epoca governatore della Giudea Romana, giudice, al processo di Gesù, ne ordinò la crocifissione. Pilato avrebbe potuto fare qualcosa per capovolgere la situazione ma, secondo il vangelo di Matteo, se ne lavò le mani e disse: “pensateci voi!” alla folla inferocita, cercando così di esprimere la sua innocenza. C’è chi vorrebbe rimanere neutrale, ma la neutralità non deve esistere davanti alla morte di qualcuno, tanto meno di fronte a quella atroce di Gesù. La sua morte non fu un semplice fatto di cronaca, fu molto di più, perché Lui, il Salvatore del mondo, offrì volontariamente la propria vita per la nostra redenzione ed in questo atto d’amore nessuno è escluso! Quello che accadde allora diede inizio ad un modo nuovo di concepire la vita. Pilato poté far crocifiggere Gesù, ma non ebbe il potere di bloccarne la risurrezione! E, attraverso i secoli, i testimoni oculari di questo straordinario avvenimento hanno permesso ad altri testimoni di continuare a proclamare questa realtà, contribuendo così alla salvezza di molti che hanno creduto e credono nella Sua resurrezione. L’avvenimento di Pasqua è cronaca di ieri, di oggi, di sempre! Gesù Cristo, il Risorto, realtà eterna, è il Salvatore sempre presente: ogni testimone può essere utile!
Ten. Col. E. Jane Paone
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Spunto di riflessione
Testimoni!
“Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi … uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione" (Atti 1:21, 22) E’ fuori dubbio che il tema centrale della predicazione della chiesa primitiva fosse la risurrezione di Gesù. L’evento che essi proclamavano, sottolineava di volta in volta la sua efficacia in rapporto ad aspetti importanti della fede in Dio. Che fosse messa in relazione alla fedeltà di Dio nel mantenere le sue promesse, oppure in relazione al legame tra il Padre e il Figlio, i primi cristiani guardavano a questa manifestazione della potenza di Dio in modo concreto. Per loro non si trattava di auto-convincimento o del rifiuto di accettare la fine di un sogno, bensì di un’esperienza personale, che non solo aveva dato senso a tutto quanto era successo fino a quel momento, ma che aveva aperto i loro occhi su realtà prima inimmaginabili: da qui la forza e la determinazione nell’annuncio. I primi discepoli, nel vedere la tomba vuota, avevano realizzato che la risurrezione era l’adempimento della promessa del Padre e la conferma del fatto che tutto ciò che Gesù aveva detto, insegnato e compiuto rientrava nel piano di Dio. Non erano solo parole, bensì una vera potenza trasformatrice: quando camminavano con Lui ne avevano assaggiato il sapore, ma quel giorno avevano potuto gustarla pienamente. Questa era la realtà che avrebbero annunciato. Troppo spesso releghiamo le realtà spirituali all’ambito delle cose che non possono essere provate, e le personalizziamo a tal punto da relativizzarle finendo col svuotarle del loro vero contenuto. Non era così per la Chiesa primitiva: solo quegli uomini e quelle donne che avevano sperimentato nella propria vita la potenza della resurrezione potevano essere testimoni chiamati ad annunciarla. Questo principio è ancora valido per la Chiesa dei nostri giorni. In un mondo nel quale regna il qualunquismo, non c’è bisogno persone che ripetono meccanicamente un messaggio di cui hanno “soltanto” sentito parlare, bensì di uomini e donne che camminano con Gesù e le cui vite testimoniano della realtà della resurrezione in modo tangibile. Possa ognuno di noi essere annoverato tra questi testimoni!
Magg. Massimo Tursi |
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| Maggio 2009 |
Spunto di riflessione
Kafka: l'incomprensibilità della giustizia umana
“Qualcuno doveva aver calunniato Josef K. poiché un mattino, senza che avesse fatto nulla di male, fu arrestato…” Così ha inizio “Il processo” di Franz Kafka, romanzo incompiuto, pubblicato per la prima volta nel 1925. E’ la storia surreale (kafkiana, diremmo oggi) di un impiegato di nome Josef K. Che viene accusato, arrestato e processato per motivi misteriosi. Il protagonista è uno stimato uomo d’affari che lavora per un’importante banca di Praga. Un giorno qualsiasi, all’improvviso, due uomini si presentano per arrestarlo; Josef scopre così di essere l’imputato di un oscuro processo. All’inizio pensa ad un errore e decide di intervenire subito per risolvere lo spiacevole malinteso. E’ così che inizia la sua battaglia contro la macchina processuale, cervellotica ed irrazionale. Molto presto, però, il signor Josef rimbalzerà contro il muro di gomma di una giustizia incomprensibile. Durante il processo Josef non riesce a scoprire il proprio capo di imputazione, ma si trova costretto ad assumere uno stimato avvocato che lo difenda. Il romanzo si chiude con la condanna da parte di un tribunale che non ha mai neppure voluto informarlo delle accuse a suo carico e impedendogli, così, di attuare una vera difesa. La sua esecuzione viene portata a termine da due agenti che svolgeranno il loro incarico con indifferenza, come se si trattasse di una faccenda quotidiana. “Dunque è così, è questo il destino umano, si può essere perseguiti e puniti per una colpa non commessa, ignota, che “il tribunale” non ci rivelerà mai…”. Queste le considerazioni di Primo Levi, traduttore d’eccezione dell’opera dello scrittore boemo nell’edizione Einaudi. Quante volte anche noi ci sentiamo disorientati, smarriti, frastornati da una giustizia umana che troppo spesso segue logiche corrotte ed incomprensibili. Giustizia che dovrebbe seguire criteri di imparzialità e rasserenare gli animi delle persone che confidano nella bontà delle istituzioni che amministrano questo potere. Sempre più spesso ci troviamo a commentare sentenze che sembrano veramente uscite da un romanzo di Kafka, dove i protagonisti, a volte, finiscono vittime di lungaggini processuali asfissianti e sfibranti dagli esiti mai scontati. E’ veramente questo il destino umano? Essere condannati per una colpa non commessa? Amministrare la giustizia come se fossimo in un’arena dove vince il più forte, che diventa il più giusto? “Non vi è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, poiché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte” (Romani 8:1-2). Questa è la grandezza del messaggio del vangelo! Mentre nella nostra vita terrena possiamo incorrere in errori giudiziari per colpe non commesse, secondo la legge di Dio, nonostante siamo “colpevoli” a causa della nostra stessa natura umana, grazie al sacrificio di Gesù sulla croce, alla Sua morte ed alla Sua risurrezione, veniamo assolti con formula piena come se non avessimo commesso alcun reato. “La tua giustizia è una giustizia eterna, e la tua legge è verità” (Salmo 119:42). Il credente trova conforto nei versi del salmista, che esalta la giustizia di Dio come infinita. La legge di Dio è vera per le nostre vite, se ci affidiamo a Lui.
Franco Paone |
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Spunto di riflessione
Non giudicate!
Una delle massime più semplici e più significative è senz’altro quella pronunciata da Gesù nel Vangelo di Luca: “Non giudicate affinché non siate giudicati” (6:37) e proprio perché è un’affermazione di Gesù, essa assume una particolare importanza. Gli uomini, sia pure per motivi diversi, hanno tenuto sempre in debito conto una tale affermazione. Infatti, alcuni dicono che è bene non giudicare per evitare fastidi, questo è un atteggiamento suggerito dal buon senso. Altri dicono che non si deve giudicare perché ogni persona ha il proprio codice morale, quindi un proprio modo di vedere, di considerare e di valutare le cose. Altri ancora dicono che non bisogna giudicare perché per emettere un giudizio esatto bisognerebbe conoscere non solo i fatti, ma anche le intenzioni, le circostanze e i particolari momenti in cui una persona si trova, il che non è sempre possibile. Detto questo, dobbiamo chiederci allora: perché giudichiamo quando invece ci è detto che non dobbiamo giudicare? Se vogliamo una ragione più profonda o un motivo più valido quelli ci sono! Innanzitutto perché siamo tenuti ad agire con il nostro prossimo, come Dio agisce con noi. Poi dobbiamo ricordarci che Dio è benigno e misericordioso ed anche noi dobbiamo essere benigni ed usare misericordia verso gli altri. In altre parole Dio non ci ha giudicati e perciò non dobbiamo giudicare, non ci ha condannati e perciò non dobbiamo condannare, ci ha perdonati e perciò dobbiamo perdonare. Questo atteggiamento è non solo un atto di ubbidienza a Dio in quanto Suoi figliuoli, ma anche una condizione della misericordia di Dio verso di noi. E’ Dio stesso che ci esorta a stare attenti, perché col giudizio con cui giudichiamo saremo giudicati e con la misura con cui misuriamo sarà rimisurato anche a noi. Gesù nel Vangelo ci ricorda anche che non possiamo “scorgere la pagliuzza che è nell’occhio del nostro prossimo, avendo la trave nel nostro”. Tuttavia, nonostante tutti questi avvertimenti del Signore, si continua sempre a giudicare e condannare severamente il prossimo. La debolezza più frequente è quella di emettere giudizio sugli altri, e quando emettiamo un giudizio si rischia di diventare superbi, orgogliosi e sprezzanti. Non dipende forse dalla nostra malvagità il giudizio spietato sugli altri? Solo chi non si rende conto delle sue azioni, trova il tempo per giudicare gli altri. Chi invece è cosciente delle proprie responsabilità, utilizza il tempo per pregare e chiedere perdono a Dio. Ebbene, cari amici, l’esortazione da parte di Dio è di non giudicare! Il giudizio appartiene a Lui che può leggere nel segreto del cuore e dare ad ognuno ciò che veramente conviene. Dunque affidiamoci a Colui che “conosce e giudica anche i sentimenti e i pensieri del cuore. Non c’è nulla che possa restare nascosto a Dio. Davanti ai Suoi occhi tutte le cose sono nude e scoperte. E noi dobbiamo rendere conto a Lui” (Ebrei 4:13 – LDC).
Ten. Aus. Virginia Pavoni |
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Internazionale
La Commissione Internazionale di Giustizia
Il mese di agosto del 2008 ha visto la nascita ufficiale della Commissione Internazionale di Giustizia dell’Esercito della Salvezza, diretta dalla Commissaria M.C. MacMillan, con sede a New York, non lontano dal palazzo delle Nazioni Unite. Nel suo messaggio inaugurale, il Generale Shaw Clifton ha sottolineato che, nonostante nel corso della storia dell’Esercito ci sia sempre stata grande attenzione per i temi di giustizia sociale, la creazione di un’apposita commissione aggiunge un punto di vista moderno e rinnovato ed un elemento di internazionalità e coordinamento nei 118 Paesi nei quali operiamo. L’Esercito ha sempre agito in aiuto dei poveri ed in obbedienza alle Scritture, evitando accuratamente ogni allineamento politico. Nella Bibbia vi sono più di 800 riferimenti alla giustizia e basta leggere le parole di Gesù a proposito della giustizia, della misericordia e della fedeltà che troviamo nel vangelo di Matteo (23:23), o le parole di Paolo nell’epistola ai Romani (14:17) per scoprire quali sono i nostri imperativi. Senza poi dimenticare l’esortazione dal profeta Michea (6:8) nell’Antico Testamento “che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?”. La Commissione è pensata per dare un supporto forte ed articolato alle iniziative salutiste di giustizia sociale in tutto il mondo e consentirà di interagire in modo appropriato con organismi internazionali come le sedi delle Nazioni Unite di New York, Ginevra, Vienna e Nairobi. Tutto ciò è semplicemente un ulteriore passo di obbedienza a Dio. La Commissione assiste i Territori ed interagisce con altre organizzazioni con eguali intenti, oltre che con forum mondiali, per portare avanti la causa della giustizia globale. Per il perseguimento delle proprie finalità, la Commissione ha stabilito cinque scopi principali:
1. levare voci strategiche a supporto dei poveri e degli oppressi in tutto il mondo;
2. essere un centro riconosciuto di ricerca e pensiero critico su temi di giustizia sociale;
3. collaborare con altre organizzazioni con eguali intenti per favorire l’avanzamento della causa della giustizia sociale;
4. esercitare un’azione di guida nel determinare le politiche e le azioni di giustizia sociale per l’Esercito della Salvezza;
5. vivere i principi di giustizia e compassione ed ispirare altri a fare altrettanto.
Il Generale ha detto: “Il prezzo del silenzio e dell’inattività a fronte della crescente ingiustizia sociale è semplicemente troppo alto. Sappiamo che 1,3 miliardi di persone vive con meno di 1 dollaro al giorno, di cui la gran parte sono donne. Secondo le statistiche UNICEF, 600 milioni di bambini vivono in estrema povertà. L’Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO) ha reso noto che 246 milioni di bambini vengono sfruttati per il lavoro minorile e che 8,6 milioni di bambini sono tenuti in schiavitù, venduti, o utilizzati nel mercato del lavoro o della prostituzione. Queste notizie ci scoraggiano, è vero, ma sarebbe troppo facile arrendersi agli orrori della povertà e dello sfruttamento. L’istituzione della nostra Commissione è il segnale che siamo ancora in guerra. Il Fondatore dell’Esercito della Salvezza, W. Booth, disse in un famoso discorso “Combatterò, combatterò fino alla fine”. Anche se non ci illudiamo di poter risolvere gli enormi problemi che ci circondano da soli e siamo coscienti che il nostro contributo potrà, in alcuni casi, essere modesto, siamo decisi a fare tutto ciò è in nostro potere. La preghiera ci terrà focalizzati sull’obiettivo e motivati”. “In quanto ai metodi”, ha continuato il Generale, “cercheremo di sensibilizzare piuttosto che stigmatizzare, esortare piuttosto che esasperare, consigliare piuttosto che coercizzare…e in ogni caso saremo esplicitamente cristiani: su questo non accetteremo compromessi”.
(adatt. da The Officer,
Ten. Aus. I. Castaldo)
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| Giugno 2009 |
Attualità
Obiettivo salvezza
“LE IMMAGINI CAMBIANO LA VITA, LA VITA CAMBIA LE PERSONE, LE PERSONE CAMBIANO LE IMMAGINI!” Questo è lo slogan pubblicitario che la Nikon utilizza per commercializzare i suoi prodotti migliori. La società nipponica nasce all’inizio del secolo scorso specializzandosi immediatamente nella costruzione di lenti e strumenti di precisione per fotocamere. Nikon è il marchio che ha segnato, nel corso degli anni cinquanta, la scalata dell’industria fotografica mondiale, determinandone positivamente l’evoluzione moderna. Alla nascita ed allo sviluppo della fotografia hanno contribuito numerosi ricercatori con geniali intuizioni. I principi ottici e chimici su cui è basato il processo fotografico erano conosciuti sin dall’antichità, ma solamente nel secolo scorso si è realizzato, per la prima volta, lo sviluppo di una immagine su di una lastra. Oggi il mercato è invaso da fotocamere in cui l’immagine viene registrata su di un supporto digitale, anziché su pellicola. La qualità dell’immagine è determinata dal numero di pixel (unità in cui viene suddivisa l’immagine) e le stesse possono essere visionate ed elaborate immediatamente con l’ausilio di un computer. Una decina di anni fa, vennero lanciate sul mercato nuove macchine digitali, che stravolsero i concetti che avevano fatto la fortuna delle apparecchiature precedenti. Attraverso ricerca e progresso, le aziende del settore hanno, per quasi un secolo, saputo realizzare prodotti sempre migliori, innovando il concetto stesso di fotografia: ancor prima che un’immagine, una foto è fatta di emozioni, ricordi, istinto e passione. La fotografia è riuscita, con le sue immagini, a cambiare la vita di milioni di fotografi in cerca di scatti entusiasmanti. In alcuni casi, vi sono state immagini che hanno fatto il giro del mondo, contrassegnando indelebilmente nella nostra memoria determinati avvenimenti. Ma cosa può veramente cambiare la vita delle persone? Nella Bibbia, Gesu’ ci incoraggia ad essere una nuova creatura: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio” (Giovanni 3:3), accettando il suo sacrificio sulla croce per noi; in una sola parola: SALVEZZA! Questo processo modifica radicalmente le nostre prospettive e ci fa desiderare di essere esempi reali per coloro che vivono a contatto con noi e con i quali condividiamo il nostro quotidiano. Il nostro obiettivo deve essere fermamente focalizzato su Gesù, come dice lo scrittore della lettera agli Ebrei “…fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta” (Ebrei 12:2). Solo allora le immagini della nostra esistenza non saranno mediocri riproduzioni sfocate, ma certezze, che fanno scattare l’interesse delle persone; solo così potremo andare ben oltre lo slogan della Nikon, riscrivendolo: “GESU’ CAMBIA LA VITA, LA NUOVA VITA CAMBIA LE PERSONE, LE PERSONE CAMBIANO IL MONDO!”
Franco Paone |
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Testimonianza
Essere parte della risposta alle preghiere
Qualche settimana fa, dopo il terremoto in Abruzzo, abbiamo visto un’enorme ondata di solidarietà. Forse c’era da aspettarselo, in uno dei Paesi più ricchi del mondo per quanto riguarda le risorse materiali. L’Esercito della Salvezza era pronto ad intervenire, ma questa volta i servizi dello Stato erano ben organizzati e non c’è stata necessità del nostro intervento. Siamo solidali con coloro che hanno perso i loro cari, e preghiamo per la consolazione divina dove quella materiale (e umana) non basta. La tragedia rimane tragedia, ma la speranza di ricostruire c’è.
Da quel giorno, per settimane, il telegiornale non ha parlato d’altro. Eppure, proprio il giorno prima del terremoto, la TV parlava dello Zimbabwe. In questi ultimi mesi questo Paese è stato spesso nei miei pensieri. Quattordici anni fa ho conosciuto un ufficiale dell’Esercito della Salvezza di quel paese, che mi descriveva il suo come un paese bello e prosperoso ma, dalle notizie che sento riguardo allo Zimbabwe negli ultimi anni, non riconosco niente di ciò che il mio amico ufficiale mi raccontava. Tanti anni di cattiva amministrazione ed abusi di potere hanno portato il paese alla rovina. Sui nostri teleschermi abbiamo visto immagini di persone che setacciavano la terra, in cerca di qualcosa da mangiare.
Il paese, uno dei più poveri del mondo, non ha risorse e le persone muoiono di fame e di malattie, in alcuni casi facilmente curabili. In questo scenario sono all’opera diverse organizzazioni caritatevoli, tra le quali l’Esercito della Salvezza. Difficile immaginare come sia lavorare in un ambiente simile. Ma, proprio in questi giorni, ho ricevuto una richiesta di preghiera da un’ufficialessa che è responsabile dell’ Howard Hospital, un ospedale salutista. Ci spiega che il vecchio ospedale sta crollando e c’è un bisogno disperato di costruirne uno nuovo. Il progetto di costruzione è stato avviato anni fa, ma per mancanza di fondi e difetti di costruzione nei primi lavori fatti, rischia di rimanere bloccato. L’ufficialessa, la maggiore Joan Gibson, ha visto la mano di Dio all’opera in questi giorni, perché alcune persone, professionisti da altre organizzazioni, tra cui membri del Rotary Club ed ufficiali dal Quartiere Generale Internazionale dell’ Esercito, hanno dato una nuova disponibilità di collaborare al progetto. Preghiamo che il Signore porterà avanti questo lavoro per il Suo servizio e per il popolo dello Zimbabwe!
Qualcuno ha detto che, quando preghiamo, dovremmo essere disponibili ad essere noi stessi parte della risposta alle nostre preghiere.
Ultimamente, noi dell’Esercito della Salvezza in Italia, abbiamo avuto la Settimana di Rinuncia, il cui ricavato è andato allo Zimbabwe, del quale l’Italia è partner in missione, e sappiamo che i nostri doni aiuteranno l’Opera del Signore in quel Paese. Il Quartiere Generale dello Zimabwe ha infatti espresso la propria riconoscenza per i doni ricevuti, e chiede ancora le nostre preghiere affinché il denaro ricevuto sia usato per la gloria di Dio dove c’è più bisogno.
Magg. Russell Pipe |
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Internazionale
L'Esercito della Salvezza apre in Nepal
IIl Quartiere Generale Internazionale è lieto di annunciare che il Generale ha dato l’approvazione per l’apertura ufficiale dell’Esercito della Salvezza nella Repubblica Federale Democra-tica del Nepal. I Maggiori Lalsangliana e Lalnunsangi, provenienti dal Territorio Orientale dell’India, hanno ricevuto l’incarico di responsabili dell’Opera a partire dal 15 aprile scorso. La domanda di apertura in Nepal è stata esaminata sin dal 2005 e il Territorio Orientale dell’India aveva più volte mandato ufficiali e soldati ad esplorare le possibili strade da percorrere. Nel 2007 Il Capitano Richard Vanlalnghaka e sua moglie vennero incaricati di attuare ulteriori esplorazioni e di abitare nel Paese per un anno. Da allora, un gruppo di circa 20 persone frequenta assiduamente le adunanze salutiste. I Maggiori Lalsangliana e Lalnunsangi vivranno a Khatmandu, capitale del Nepal. Pur essendo una nazione a se stante, inizialmente il Nepal farà parte del Territorio Orientale dell’India. I Paesi nei quali l’Esercito della Salvezza è all’opera sono ora 118.
(dal sito internazionale www.salvationarmy.org)
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Testimonianza
La mia esperienza a L'Aquila
È incredibile come in un mese la vita possa completamente cambiare una persona. Partire, lasciare tutto e tutti: casa, affetti, passioni per cominciare a vivere sotto gli ordini di un’istituzione, sottostare a tante regole... E sono proprio quelle regole che possono rendere una persona dura di cuore, più chiusa, più insofferente e intollerante, o possono semplicemente farla crescere, facendole apprezzare quelle tante piccole cose che ogni giorno si danno per scontate, ma che rendono la vita speciale. La mia vita in un mese di caserma da neo-allievo maresciallo della Guardia di Finanza è stata difficile, ma costruttiva. Purtroppo, però, è stata anche piena di dubbi, di momenti in cui non sapevo e non potevo fare programmi per il giorno dopo, proprio quando invece avrei voluto delle certezze e magari una concessione: essere libera il 5 aprile 2009, per diventare un soldato di Dio! Di aver avuto il permesso l’ho saputo solo 24 ore prima, così da potermi preparare all’ultimo per questa nuova e infinita avventura da vivere con Cristo. Ma l’importante per me era esserci, e così è stato. Sono arrivata in sala pochi minuti dopo l’inizio dell’adunanza ed in prima fila c’era un posto libero per me. Non sono mai stata così emozionata entrando nella casa del Signore, varcando quella porta e sentendomi diversa, nuova, di Dio! Sapevo che Lui aveva guidato ogni particolare, aveva fatto muovere tutto nel verso giusto per far sì che quella domenica potesse diventare indimenticabile.
E così è stato perché, solo poche ore dopo, a 100 km di distanza, per 25 secondi mi sono sentita così lontana da Dio, così sola e persa! La terra tremava, nella mia camera della caserma dove ero rientrata in serata; niente era più al suo posto: libri per terra, mobili che camminavano e letti che ballavano…. ed io? Sotto la porta pregavo Dio di far terminare quell’incubo e, allo stesso tempo, di non porre fine alla mia vita. Da quel momento ho mantenuto una freddezza, una calma che non credevo di possedere; trasmettevo sicurezza e tranquillità alle mie colleghe, ma dentro di me era in corso una tempesta di sensazioni; ero arrabbiata, incredula, impaurita, triste: mi chiedevo perché a me? perché adesso? sono giovane per affrontare una simile catastrofe, per mantenere i nervi saldi, per diventare già “grande”…
Nella vita, però, se le cose succedono è perché c’è un motivo e, anche se possiamo non capirlo subito, Dio è lì con noi che ci tiene per mano, calma le nostre tempeste e, a tempo debito, risponde a tutte le nostre domande. Egli non ci pone dinanzi prove che non possiamo superare e la forza che ho trovato per fare servizio in obitorio, per dare una parola di conforto ed una coperta a chi ne aveva bisogno, o semplicemente per guardare le case distrutte e la mia camera con i muri crepati, me l’ha data solo Lui. Ha guidato ogni secondo, mi ha dato quella fede che mi ha fatto capire quanto inutili fossero le mie domande mentre 300 persone avevano perso la vita e migliaia avevano perso tutti i loro beni. Io prego per tutte quelle persone che non hanno in Gesù il loro punto di riferimento e non riescono a calmare il loro cuore, o a darsi delle risposte.
Ogni giorno Dio permette che affrontiamo degli ostacoli, grandi o piccoli che siano; non sempre ci sentiamo pronti ad affrontarli, ma non dobbiamo dimenticare che, se abbiamo Lui al nostro fianco, tutto è possibile e niente accade senza una ragione. È incredibile pensare come solo una giornata abbia potuto farmi apprezzare doppiamente il dono che Dio mi dà di poter vivere sempre con Lui, a prescindere dalle circostanze della vita.
Adriana Vitillo
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| Luglio Agosto 2009 |
Attualità
Dichiarazione dei redditi: tempo di bilanci
Siamo nel periodo dell’anno in cui si combatte con le scadenze delle dichiarazioni dei redditi. Le persone fisiche, siano esse lavoratori dipendenti, pensionati o imprenditori/ professionisti si cimentano nella compilazione di moduli a volte incomprensibili. L’esatta compilazione dei modelli crea non pochi problemi ai contribuenti, costringendoli a rivolgersi a tecnici del settore per evitare errori od omissioni che verrebbero sanzionati con ammende. La dichiarazione dei redditi è il mezzo con il quale ogni cittadino-contribuente comunica al fisco quanto ha guadagnato e, contestualmente, effettua i versamenti delle imposte dovute. La legge prevede alcune riduzioni d’imposta per coloro che abbiano sostenuto spese di particolare rilevanza sociale. Il contribuente può dedurre le spese, oppure detrarle, riducendo le tasse da pagare. Deduzioni, detrazioni, aliquote, CUD, unico, mod. F24, irap, 8x1000, 5x1000: una fitta giungla di concetti e freddi numeri nella quale è oggettivamente difficile avventurarsi senza un adeguato bagaglio di conoscenze.
Una volta che abbiamo consegnato la nostra dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate controlla ed analizza milioni di dati allo scopo di determinare l’esatta situazione contributiva dei cittadini e stabilire se ciascuno versa allo Stato ciò che deve. Questa grande quantità di dati, servirà, insieme ad altri parametri, agli istituti specializzati in statistica per determinare lo stato di salute dell’economia nazionale. Alla base di tutto ciò c’è una semplice equazione: bisogna versare tributi in proporzione a quanto si guadagna. Sottrarsi a questa legge vuol dire incorrere in pesanti sanzioni.
“Beato l’uomo al quale il Signore non addebita affatto il peccato” (Romani 4:8). I criteri di valutazione di Dio nei nostri confronti sono diametralmente opposti a quelli che noi umani scegliamo per regolare la nostra società. Sebbene, per la nostra stessa natura, siamo inclini a sbagliare, Dio ci ama come ha fatto sin dal principio. “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.” (I Giovanni 4:19).
Non ci ama in proporzione a quanto ricambiamo il Suo amore o a quanto ci diamo da fare per la chiesa, ma in modo incondizionato ed incommensurabile. Questo amore non ha pari nella sfera umana: non ci resta che accettarlo per noi stessi, constatando che Dio è completamente estraneo ai nostri criteri proporzionali.
“Egli non ci tratta secondo i nostri peccati, e non ci castiga in proporzione alle nostre colpe. Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così è grande la sua bontà verso quelli che lo temono. Come è lontano l'oriente dall'occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe.” (Salmi 103:10-12)
Franco Paone
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Testimonianza
Nella mia angoscia ho invocato il Signore ed egli mi ha risposto
Tutto ha avuto inizio a dicembre scorso, andai a Roma per rappresentare il musical “The witness”. La sera della prima, eravamo sotto la tenda del gruppo evangelico “Cristo è la risposta” e mi raffreddai: per la prima volta nella mia vita la voce andò via a tal punto che non riuscivo ad emettere alcun suono. Rientrata a casa, anche dopo essere guarita, c’eraqualcosa che non andava. Poiché canto in un coro polifonico, conosco bene la mia voce e sentivo che il suono non era come avrebbe dovuto. Quando parlavo, poi, avevo dei cedimenti nella voce. Dopo un po’ decisi di farmi vedere da un otorino e così, il 30 gennaio, mi fu diagnosticato un piccolo polipo alla corda vocale destra. Quando il medico me lo comunicò non potevo crederci! Benché questo problema non mettesse assolutamente in pericolo la mia vita, l’unica soluzione per tornare a cantare bene era un intervento chirurgico. Per il momento, comunque, il medico consigliò di non cantare, né suonare in fanfara. Dopo un paio di settimane, sentii un secondo parere che confermò la prima diagnosi, la necessità dell’intervento, un ciclo di terapie logopediche e…il silenzio!
A questo punto ero proprio avvilita: non avrei mai immaginato che potesse succedermi una cosa del genere: ho sempre potuto contare sulla mia voce ed ho sempre cantato senza farmi troppe domande. La prima domenica nella quale non ho potuto né cantare né suonare al culto mi sono sentita svuotata ed inutile. Nello stesso tempo, comprendevo perfettamente che il mio era un problema marginale rispetto alle tante tragedie che si consumano ogni giorno, e questo mi faceva sentire colpevole... Ho chiesto alla comunità di pregare perché il Signore mi facesse capire dove mi avrebbe portata questa esperienza, per me ai limiti del credibile, e quale lezione dovessi imparare da questa prova che, per me, era molto grande.
Tutti coloro che hanno saputo della mia situazione mi hanno dimostrato un grande affetto e mi hanno assicurato le loro preghiere.
Ora dovevo trovare un logopedista che fosse anche competente di canto, col quale avrei fatto un mese di sedute preparatorie all’intervento. Mentre ero alla ricerca, ebbi una telefonata da una mia cugina, che è insegnante di canto, la quale mi propose di incontrarci per valutare se potesse essere lei ad aiutarmi. Al primo incontro, si accorse subito che ero nello sconforto totale e mi incoraggiò ad assumere un atteggiamento positivo ed anche ad avere fiducia nell’opera di Dio.
Già dopo un paio di lezioni, cominciai a sentirmi meglio. Nel frattempo mi ero messa in lista per l’intervento ma, sempre su consiglio di mia cugina, avevo anche preso appuntamento da un terzo medico che ha fama di essere tra i migliori a Napoli, colui dal quale si fanno operare i cantanti. La visita prevedeva un’attesa di circa un mese e mezzo, che a me sembrava un’eternità: avrei voluto mettere fine a questa vicenda il più presto possibile. Poi però, anche su consiglio di mio marito, decisi di attendere e “dare il tempo” al Signore di rispondere secondo la Sua volontà alle preghiere che Gli venivano rivolte. Intanto, continuavo le mie lezioni di canto. Non sapevo esattamente cosa chiedere a Dio: non osavo chiedere un miracolo ma mi sono rasserenata nella certezza della Sua cura e delle costanti preghiere di coloro che mi vogliono bene.
Finalmente è arrivato il giorno della visita dal chirurgo alla quale sono andata senza aspettarmi nulla di preciso. Mentre mi visitava, il medico mi faceva strane domande, del tipo: “perché è venuta qui?” o “cosa dovrei vedere da questa laringoscopia?”. Io lo guardavo sbalordita: non capivo, avevo la sensazione che mi prendesse in giro, sottovalutando il mio problema. Alla fine, si è deciso a dirmi che lui non vedeva nulla che non andasse nelle mie corde vocali! Ha ripetuto tre volte l’esame, più per accontentare me che per assicurarsi di aver visto bene. Quando ho visto il video, le mie corde vocali erano distese, chiare, perfette! Naturalmente, il medico era convinto che i medici prima di lui avessero sbagliato diagnosi, ma io sapevo che non era così. Il Signore aveva operato e mi aveva liberato da ciò che faceva paura (Salmo 34:4). Con questa mia testimonianza voglio incoraggiare tutti coloro che stanno pregando per cose che sembrano impossibili; voglio anche ringraziare tutti coloro che hanno pregato per me e mi hanno aiutata in modo tangibile: il Signore ha risposto, e la vostra perseveranza è stata premiata. Ma soprattutto, voglio dare al Signore la gloria dovuta al Suo nome (Salmo 29:2)
Ten. Aus. Ilaria Castaldo
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Spunto di riflessione
Terremoti!
La nostra vita e’ a “rischio sismico”? La fabbrica del cielo fornisce materiali altamente antisismici, per una costruzione stabile e sicura non al 100% ma al divinamente %.
Il terremoto avvenuto in Abruzzo ha provocato danni enormi alla popolazione, non solo dal punto di vista economico ma anche dal punto di vista affettivo. Famiglie, persone che hanno perso tutto quello che avevano e che sono costrette a mettere un punto ed a ricominciare tutto da capo, ricostruendo non solo le proprie abitazioni ma anche il proprio percorso di vita, dove i sentieri sicuri calcati nei giorni precedenti sono stati ridotti in macerie a seguito del terremoto. Le abitazioni non costruite secondo le norme antisismiche sono andate perdute, crollate senza rimedio, mentre le abitazioni a norma hanno, si, risentito dell’accaduto, ma non sono crollate.
E noi? Il nostro percorso di vita è “antisismico”, oppure no? Abbiamo posto delle solide fondamenta, oppure no? Siamo sicuri di aver utilizzatomateriali di buona qualità e resistenti, oppure abbiamo risparmiato sui materiali e sulla manodopera?
Costruire una casa a norma costa di più che costruirla non a norma: è dunque facile decidere di scegliere un materiale che costi meno alle nostre tasche, scegliere una strada più facile senza badare alle conseguenze di tale scelta. Purtroppo, però, se avverrà un crollo, sarà anche molto più difficile ricostruire tutto da capo.
Così è nella nostra, vita perché c’è una notevolissima e rilevante differenza: quando i “terremoti” colpiscono e si infuriano su di noi , se la nostra “casa”, che è la nostra vita, è costruita con i materiali antisismici che Dio ci fornisce gratuitamente dalla sua “stupenda fabbrica del cielo”, allora la nostra casa non cadrà. Non saremo, certo, esenti da lesioni ma, se abbiamo posto delle solide e forti fondamenta nel nostro Signore, la nostra casa rimarrà in piedi.
È scientificamente impossibile essere sicuri che un edificio, anche se costruito perfettamente a norma, rimarrà in piedi durante un sisma di elevata intensità, ma è divinamente certo che, se abbiamo fondato la nostra vita su Cristo, niente potrà farci perire. (Matteo 7: 24-27)
Zaira Bianco
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Spunto di riflessione
Non temere piccolo gregge
Ci sono dei versetti nella Parola di Dio che sono molto appropriati quando sentiamo il bisogno di essere incoraggiati, soprattutto nei momenti in cui percepiamo la necessità di rafforzare la nostra fede e il nostro desiderio di crescita spirituale.
Un versetto in particolare ha sempre attirato la mia attenzione, e si trova nel Vangelo di Luca: “Non temere, piccolo gregge, perché il Padre vostro celeste ha voluto darvi il suo regno” (12:32). Piccolo gregge. Perché Gesù pronuncia una tale affermazione? Forse perché piccolo per numero e piccolo perché tenuto in nessuna considerazione dai potenti della sua epoca? Piccolo, forse, ma pur sempre un gregge, cioè un gruppo compatto, unito e non disorganizzato ed eterogeneo. Un gruppo che aveva, ed ha il Pastore, Colui che lo guida, lo sostiene e lo protegge.
Gesù conosceva bene le ingiustizie, le sofferenze e le angosce a cui sarebbero andati incontro i suoi discepoli. Sapeva che Egli sarebbe stato perseguitato, e che i potenti avrebbero assunto lo stesso atteggiamento verso i suoi seguaci. Teneva presente lo stato d’animo dei suoi discepoli, perciò voleva fortificarli e rassicurarli: “Non temere, piccolo gregge”. Il vero gregge del Signore è sempre piccolo perché, per appartenervi, si richiede sacrificio, rinuncia ed abnegazione. Dal punto di vista umano c’era veramente da temere! Infatti, che cosa potevano rappresentare quei pochi uomini che seguivano un maestro, di fronte alle numerose folle che non accettavano Gesù? Cosa avrebbero potuto fare quegli uomini semplici ed illetterati, poveri e laici di fronte a coloro che erano ricchi e potenti, colti ed autorevoli? Eppure, sarebbero stati proprio quei pochi discepoli a destare, un giorno, preoccupazione ed ammirazione. Preoccu-pazione, perché gli avversari dicevano a Gesù: “Sgrida i tuoi discepoli” – per farli tacere dal parlare delle cose di Dio! Ammirazione, perché parlando dei discepoli di Cristo potevano dire: “Vedete come si amano!” Vi era in essi qualcosa di singolare, di attraente, di meraviglioso, di straordinario, qualcosa che veniva dall’alto!
E qui vi è anche la promessa: quella del regno. Non un regno qualsiasi, ma il regno unico ed insostituibile; un regno che durerà per sempre; un regno che ha avuto inizio, ma non avrà mai fine, perché Colui che regna è eterno. Un tale regno ci è stato dato per iniziativa e compiacimento del nostro Padre celeste.
Se il Padre ci ha dato il regno, come non ci darà anche le altre cose minori? Perciò noi credenti dobbiamo essere sempre fiduciosi e mai arrenderci nei momenti critici o indietreggiare di fronte alle difficoltà, ma guardare alla méta da raggiungere.
“Non temete piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno”. Siamo riconoscenti al Signore per questo? Cosa facciamo per piacere a Dio che ci ha fatto tanto del bene? Hanno preso vita in noi le parole di Cristo? Siamo uniti, quale piccolo gregge del Signore? Soltanto in questo caso l’affermazione di Cristo può diventare una realtà nella nostra vita e può essere valida per noi, come lo è stato per i discepoli di allora, e può diventare una realtà per la comunità a cui apparteniamo.
ten. aus. Virginia Pavoni |
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| Settembre 2009 |
Spunto di riflessione
Sfide!
“Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta.” (Ebrei 12:1-2)
“Sfide” è il noto programma televisivo del palinsesto RAI che va in onda, dal 1999, in seconda serata. Tratta, in chiave giornalistica, di primati: puntata dopo puntata i protagonisti, quasi sempre campioni dello sport, raccontano di come siano riusciti a realizzare imprese gloriose, degne di essere ricordate, superando il tempo e la memoria, fissandosi indelebilmente nella storia dello sport mondiale. La sigla del programma è cantata da David Bowie, "Heroes": uomini e donne valorosi che si sono messi in gioco per compiere imprese mitiche. Eroi, idoli del nostro tempo, invidiati e ammirati da tanti, che vedono in loro modelli da imitare.
Non dovremmo dimenticare, però, che dietro ogni record ci sono anni di lavoro incessante, di sudore e, a volte, di insuccessi. La voglia di farcela, di arrivare primi è la molla che permette di continuare ad allenarsi fin tanto che non si ottengono i risultati sperati. Nell’arco dell’anno vi sono una serie di manifestazioni sportive, come ad esempio il Golden Gala che si tiene a Roma a luglio, nelle quali gli atleti migliori del mondo tentano sia di battere gli avversari, sia di stabilire nuovi record personali.
Quali sono le sfide che un cristiano deve affrontare?
La Bibbia narra secoli di sfide ed avventure che il popolo di Dio o singoli uomini e donne hanno dovuto affrontare a causa della loro fede. Basti pensare a personaggi come Abramo l’avventuroso, Noè il navigatore, Mosè il condottiero, Ester la regina, Pietro l’irruento o Paolo il persecutore. Ma la sfida più estrema è stata affrontata da Gesù Cristo, sulla croce, tra la propria sofferenza e la prospettiva della salvezza per l’umanità. Come cristiani, anche noi siamo chiamati a misurarci nell’arena della vita, nel velodromo del quotidiano che frulla tutto e ci appesantisce nella corsa. Con le sue insidie, con le sue tentazioni e con le sue scorrettezze, il mondo cerca di frenare la nostra corsa di credenti protesi verso il traguardo della vita, la vita eterna! Lo scrittore della lettera agli Ebrei ci mette in guardia dalle insidie che inevitabilmente troveremo sul nostro cammino e dal peccato che, a causa della nostra stessa natura, tenta di mordere le nostre caviglie e di farci inciampare.
Ma la Bibbia ci prospetta un modello perfetto da seguire: Gesù. Se facciamo nostro questo modello, possiamo unirci alle parole dell’apostolo Paolo il quale, scrivendo alla chiesa di Filippi, dice: “…una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù”. (Filippesi 3:13-14).
Franco Paone
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Testimonianza
...sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio. (Romani 8:28)
La testimonianza migliore che possa dare, è il racconto del percorso di vita che mi ha portato fino ad oggi.
Fin da bambino ho praticato tantissimo sport. Ho iniziato facendo ginnastica artistica a livello agonistico in una palestra, dove ho conosciuto colui che sarebbe poi diventato il mio migliore amico, Mariano.
Avevo circa dodici anni quando un problema alla gamba mi costrinse a lasciare lo sport, tenendomi a letto parecchio tempo. Per tenermi occupato, trovai nella musica il mio sfogo! Dopo diversi interventi chirurgici la mia gamba migliorò e decisi, insieme a Mariano, di mettere su un gruppo musicale.
Gli anni passarono e, terminati gli studi, cominciai a lavorare in una pizzeria. Il gruppo musicale era ormai diventato solo un hobby. Avevo, però, voglia di dare una svolta alla mia vita, magari trasferendomi all’estero! Sempre su consiglio del mio migliore amico, decisi invece di cominciare un corso per diventare tecnico del suono.
Fu durante i due anni di studi che conobbi una ragazza, Valentina, con la quale cominciai a studiare e che, il 1 giugno di quest’anno, è diventata mia moglie!
Un giorno Valentina venne a lezione con una maglietta con la scritta “Esercito della Salvezza”. La mia domanda fu spontanea: “ma cos’è l’Esercito della Salvezza?” Ci trovammo così a parlare di fede e di chiesa.
Ho sempre creduto in Dio, ma non avevo mai fatto parte di una comunità. Ero infatti convinto che la chiesa dovesse essere perfetta, priva di errori e ingiustizie umane. Non accettavo una cosa fondamentale che poi, crescendo, ho compreso: essendo formata da uomini, la chiesa è soggetta a errori.
Una volta accettata questa realtà e con una lettura più approfondita e assidua della Bibbia, ho capito che appartenere ad un gruppo di persone che condividono la stessa fede, è essenziale per la crescita spirituale.
Ho così cominciato a frequentare assiduamente l’Esercito della Salvezza e lì ho trovato principi che già mi appartenevano, che, anzi, somigliavano in modo inaspettato a tutto ciò in cui credevo.
Ho deciso di diventare soldato e, dopo aver seguito il corso di formazione, il 3 maggio di quest’anno sono stato arruolato.
Questa storia potrebbe essere interpretata come il frutto del caso, oppure, potrebbe essere l’esempio di come tutte le cose cooperano (Romani 8:28) al nostro bene e, quindi, essere parte del bellissimo disegno di Dio…
A me piace pensare che sia così, anzi, ne sono certo!
Luigi Capuano
Corpo di Napoli
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Testimonianza
Nel fiume dell'amore di Dio
La mia avventura di servire il Signore è iniziata nell’estate del 1976, ad un Campo Biblico di Bobbio Pellice.
Benché avessi già capito che Egli voleva che Lo servissi, pur non sapendo esattamente in che modo, è stato durante quel campo che la chiamata del Signore è stata chiara. In quel campo avevamo preparato un musical dal titolo ‘Spirit’ e, non a caso, fu allora che lo Spirito Santo chiarì la mia chiamata. Come Isaia, mi trovai a rispondere: ‘Eccomi, manda me!’ (Isaia 6:8)
Non so se siete mai stati su una seggiovia, di quelle, però, dove bisogna salire mentre è in corsa e nelle quali non c’è altro riparo se non una barra che chiude il vostro seggiolino. Per me è stata un’esperienza molto recente e, se siete in alta montagna, soprattutto nella discesa, è come fare un salto nel vuoto. Ebbene, per me la risposta: ‘Eccomi’ è stata un pò così: non sapevo dove mi avrebbe portato, ma di una cosa ero e sono tuttora sicura: il Signore sarebbe stato ed è comunque la mia protezione.
Ultimamente, insieme a mio marito, ho ricevuto la mia ennesima sfida: siamo stati trasferiti in Gran Bretagna. Come Abramo, devo lasciare la mia ‘terra’ (Genesi 12:1), con tutto ciò che questa parola implica, e andare, proseguire il cammino che il Signore ha preparato per me e mio marito. Dovrò essere pronta ad accettare nuove sfide quotidiane, se non altro, una mentalità diversa dalla mia, un modo diverso di lavorare. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dal momento che sono quasi nel mio trentesimo anno di ministero e al mio dodicesimo ‘Ordine di Marcia’, ancora una volta mi trovo a dover avere fiducia in quell’unica ‘barra di protezione’ e a dovermi lasciare portare dove il Signore vorrà.
Certo, se pensassi che sono gli eventi a travolgermi o che sono altre persone che hanno deciso questo per me, probabilmente opporrei resistenza. Ma che ‘Grazia’ abbandonarmi nelle mani di Dio e credere che, come dice un canto ben conosciuto di uno dei capi internazionali dell’Esercito della Salvezza del passato, Generale Orsborn: ‘Ogni giorno, ogni nuova aurora, nuova grazia io riceverò. E nel fiume del Suo amor mi trovo che mi dice: ‘Io ti condurrò’.
Un ultimo pensiero che vorrei lasciare a chi legge questo mio scritto è di non resistere alla chiamata del Signore, ma di lasciarsi guidare da Lui, di entrare in una profonda comunione con Lui, lasciando fuori da questa comunione le voci che vengono dall’esterno e che sono lì solo per confonderci. Il Signore sa come parlare al tuo cuore, conosce molto bene ‘la tua lingua’.
Ascoltalo!
Magg. Febe Pipe
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Spunto di riflessione
Quattro sfide per i credenti del 3° millennio
La sfida della vita
La vita è il primo dono che Dio ci ha fatto, è la prima ricchezza di cui l’uomo può godere. La Chiesa annunzia “il Vangelo della Vita”.
La sfida della vita si va facendo in questi ultimi anni sempre più vasta e più cruciale. Essa si è venuta a concentrare in particolare sull’inizio della vita umana, quando l’uomo è più debole e deve essere più protetto e al contempo in quello che è propriamente il sacrario della vita: la famiglia, oggi sovente minacciata da fattori sociali e culturali che fanno pressione su di essa rendendone difficile la sua stabilità e quindi la stabilità della società.
La sfida del pane
La terra, resa meravigliosamente feconda dal suo Creatore, ha nutrimento abbondante e vario per tutti suoi abitanti, presenti e futuri. Ciò nonostante, i dati sulla fame nel mondo sono drammatici: centinaia di milioni di esseri umani soffrono gravemente di denutrizione, e ogni anno milioni di bambini muoiono per la fame o per le sue conseguenze. Già da diverso tempo, l’allarme è stato lanciato e le grandi organizzazioni internazionali si sono poste degli obiettivi doverosi, nel tentativo di ridurre l’emergenza... Ma tutto questo non basta.
La sfida della pace
Bene sommo, che condiziona il raggiungimento di tanti altri beni essenziali, la pace è il sogno di tutte le generazioni. Ma quante sono le guerre e i conflitti armati – tra Stati, tra etnie, tra popoli – che, da un estremo all’altro del globo, causano innumerevoli vittime innocenti e sono fonti di tanti altri mali?
Come vincere, contro tali mali, la grande sfida della pace? Alla prepotenza si deve opporre la ragione; al confronto della forza, il confronto del dialogo; alle armi puntate, la mano tesa: al male il bene.
Ma, per portare una pace vera e duratura su questo nostro pianeta insanguinato, è necessaria una forza di bene che non arretri di fronte ad alcuna difficoltà. E’ una forza che l’uomo da solo non riesce ad ottenere, né a conservare: è un dono di Dio. E Cristo è venuto proprio per portarla all’uomo, come gli angeli hanno cantato: “Pace agli uomini che Dio ama” (Lc 2:14).
Dio ama l’uomo e vuole per lui la pace. A noi è chiesto di essere suoi strumenti attivi, vincendo il male con il bene.
La sfida della libertà
La libertà è un diritto dell’individuo. Come dice la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo all’articolo 1. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritto”. E l’articolo 3 dichiara: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.”
La libertà è un bene grande. La libertà è luce: permette di scegliere responsabilmente le proprie mete e la via per raggiungerle. Lo scopo della vera libertà è sempre vincere il male col bene.
Paolo Longo
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| Ottobre 2009 |
Spunto di riflessione
Economia: rebus inestricabile
Mentre mi accingo a scrivere questo articolo, le parole del governatore della banca d’Italia, Mario Draghi, riecheggiano ancora nell’affollato meeting di Rimini, destando l’interesse della platea e dell’intera comunità internazionale, sull’ormai famigerata questione definita il “problema dei problemi”, tanto da condizionare gli scenari finanziari dell’intero globo nell’ultimo periodo: la crisi economica!
Il numero uno di palazzo Koch, nella sua relazione, si mostra cautamente fiducioso sulla ripresa, tanto da dichiarare: “La crisi non è finita, anche se il peggio sembra passato, la crisi sta rientrando, ma molte imprese sono a rischio.” Sembra proprio che l’economia mondiale, dopo la più grave recessione degli ultimi settant’anni, ricominci a far registrare qualche segno positivo: il prodotto interno lordo della Germania fa registrare un più 0.3 nel secondo trimestre dell’anno, negli Stati Uniti, la percentuale di case vendute si attesta quasi al 10%. In Francia, la produzione di auto aumenta del 33%, mentre la borsa nipponica ritorna al livello più alto dall’autunno dell’anno scorso. Per quanto riguarda le economie emergenti, come quelle di Cina e Brasile, mostrano evidenti segnali di inversione di tendenza ed infine anche economie con crescite più lente, come Italia e Spagna, sono date in risalita per la fine dell’anno. Il peggio sembra proprio passato, le pesanti nubi si stanno diradando all’orizzonte di una economia, fin troppo creativa, che ha comunque la necessità di far ripartire i vari business necessari a far girare il mondo. Nel frattempo, milioni di persone hanno dovuto modificare i propri stili di vita, hanno perso il posto di lavoro o hanno visto le proprie case sequestrate, nell’impossibilità di onorare i mutui contratti con le banche. L’impoverimento delle classi più a rischio ha determinato la diminuzione del consumo dei beni di prima necessità. Tutto ciò può sembrare una controindicazione irrilevante, un dettaglio, un prezzo calcolato, un sacrificio dovuto, insomma uno spiacevole inconveniente, purché il mondo riprenda a funzionare come prima, con le sue leggi finanziarie, ma, soprattutto, con il consumo di beni da immettere sul mercato. Non importa se perdiamo qualcuno per strada, se qualcuno non ce la fa.
E giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta". (Luca 15:6).
L’economia di Dio stride con quella degli uomini, il Signore non guarda alle masse, la sua statistica non condanna nessuno, Lui cerca i singoli, con i loro bisogni e le loro necessità, vuole i loro cuori , i loro debiti sono stati già pagati da Gesù sulla croce. Dio non molla fino a quando non riesce a raggiungere anche quelli che, agli occhi degli uomini, non avrebbero nessuna possibilità di farcela. Egli vuole che la corsa dell’ultimo avvenga a braccetto con quella dei primi e le lacrime degli ultimi siano trasformate in riso, perché l’amore di Dio segue logiche diverse.
Franco Paone
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Testimonianza
Edificando voi stessi... (Giuda 1:20)
Sono passati nove mesi da quando sono arrivata in Italia per assumere il mio nuovo incarico come ufficialessa della gioventù. Lasciare tutto quello che conosci, insieme alla tua lingua madre e i tuoi parenti, ed essere pronta ad andare dove Dio ti manda: ti chiedi se costerà qualcosa. Infatti costa!
Ci sono tante domande e preconcetti che la gente ha su di te quando arrivi in un’altra cultura. Anche gli amici a casa hanno tante domande. Perché parti? Cosa posso dare? Cosa significa per noi? La domanda fondamentale, però, non è come io sia arrivata in Italia, ma come sarà rafforzato il regno di Dio da quello che faremo insieme come collaboratori. Tutto ciò darà gloria a Dio, o servirà il programma di qualcuno? Se non darà gloria a Dio, allora non dovremmo neanche pensare di farlo.
Nell’Esercito della Salvezza, un ufficiale è pronto a partire quando il suo comandante dà l’ordine di marcia. Il nostro Generale, insieme al mio responsabile negli USA, mi hanno inviata in un bel Paese, ricco di storia, come è l’Italia. Mi ero offerta già da alcuni anni per il servizio internazionale, ma sono stata sorpresa lo stesso di ricevere l’ordine di marcia, perché non si è mai veramente pronta per questa esperienza.
Crescendo in una famiglia italo-americana nel Massachussets, ho imparato la passione per la cultura italiana. Il cibo era incredibile, e c’era sempre gente in giro per casa. Non c’era giorno che non passassero i miei zii e zie. Abitavo con i miei nonni: mio nonno, il 5° di 12 figli, aveva radici romane e mia nonna, la quarta di 7 figli, radici siciliane. Ho il massimo rispetto per loro, oggi ancor più che allora, perché inizio a capire cosa provavano.
Sono cresciuta con due culture e quindi ho avuto delle incertezze sulla mia identità. Sono italiana o americana? Sapevo di essere amata dalla mia famiglia, ma poi andavo a scuola e mi sentivo attirata dai miei compagni italo-americani. Eravamo più rumorosi, mangiavamo meglio, potevano bere del vino a casa, andavamo tutti a messa e giravamo con le ceneri sulla fronte durante la quaresima. Ascoltavamo Caruso, Lou Monte, Al Martino, Dean Martin, mentre i nostri compagni ascoltavano la tipica musica americana.
Eppure, c’era un vuoto dentro me, fin quando, a circa 14 anni, sono entrata in un rapporto personale con Gesù Cristo. Attraverso una tragedia familiare Dio mi ha attirata a sé. Di colpo, ho scoperto una nuova famiglia e cultura, la cultura di Dio, Cristo, lo Spirito Santo, e la sua Parola. Ma il fatto che abbia scelto personalmente di seguire Cristo non ha fatto di me una cristiana. Per diventarlo ho dovuto permettere a Cristo di vivere in me quotidianamente, condividendo le mie vittorie ed i miei fallimenti. Essere una cristiana significa essere gentile anche quando non mi va, non giudicare altri, ma rendermi conto che è solo per la grazia di Dio che esisto.
Seguire Cristo costa: gli dai il permesso di cambiarti. Gli concedi il diritto di disturbarti, di portarti lontano da ciò che conosci. Ma quando gli lasci cambiare anche cose che derivano dalla tua cultura e sono contrarie alla sua parola, ti rendi conto che vivi più felicemente e pienamente. Per me è diventato fondamentale esaminare quanto mi era stato insegnato: se non rispecchiava la parola di Dio, allora andava sradicato. A volte era più facile che altre: il richiamo della natura peccaminosa si fa sempre sentire. Tuttavia, conservo ancora tutte le cose belle che facevano parte della mia vita. Non crediate che io sia arrivata, sto ancora imparando, ma desidero che Dio abbia tutto quanto c’è di me. Ho imparato che non puoi giocare con Dio, cercando di fare come vuoi. Quando sapevo di aver sbagliato, dovevo prima andare per mettere le cose a posto con Dio e poi con la persona che avevo offeso. Ho imparato che devo rendere conto delle mie azioni, che l’altra persona mi perdoni o meno.
Quando sei nella cultura di Cristo, allora vivi la tua vita sotto le sue leggi e comandamenti: neppure quello che dicono tua madre, padre, fratello, padrone, pastore conta (Matteo 19:29).
Se una cosa è in linea con la parola di Dio, allora vivila. Vivi la vita e goditi le benedizioni di Dio. Ti cucini un pasto all’italiana? Sono sicura che l’apostolo Paolo direbbe, “Vai e goditi il cibo!” forse l’ha fatto anche lui, mentre abitava a Roma! Suonare musica italiana e divertirsi, non c’è niente di male, ascolta e danza, a patto che non offenda Dio. Ma se è musica con delle parole di dubbio gusto….allora devi decidere se lascerai che questo entri nella tua casa – una casa nella quale abita Cristo!
Nel mio cammino con il Signore, mi sono resa conto che Cristo vuole regnare in me, e devo permettergli di fare ciò che vuole. Costa? Si, costa.
Dio utilizza tutte le esperienze del nostro passato per formare il nostro futuro. Non credo sia una coincidenza che io sia cresciuta in una famiglia italo-americana ed ora mi trovi per un tempo a servire tra gli italiani. Voglio incoraggiarvi tutti, e in modo particolare i giovani: cercate una vocazione alta per la vostra vita. Esaminate tutto ciò che dite e fate attraverso la parola di Dio ed usate la sua ricetta per una vita piena. Se fate da voi, sarete sempre tentati di tornare alla vostra vecchia vita. Dio ci può dare tanto di più, ma dobbiamo essere disposti a permettergli di cambiarci.
Nel mio servizio, spero di portare i giovani ad una più profonda comprensione di cosa significhi veramente vivere per Cristo. Nella cultura di Cristo, il nostro passato non determina il nostro futuro. Egli vede quello che possiamo diventare, non quello che siamo. La mia preghiera è che siate tutti incoraggiati a crescere e cercare una maggiore comprensione della cultura di Cristo. Anche io sto ancora imparando: crescendo chiedo continuamente a Dio di darmi la grazia necessaria per vivere davvero la mia fede. C’è gioia nel servire il Signore, ma c’è un prezzo da pagare.
Voglio ringraziare tutti i giovani che continuano ad essere molto pazienti con me, mentre cerco di imparare la lingua e immedesimarmi in un ruolo che non ho ricoperto in precedenza. Grazie del vostro sostegno! Confido che sappiate che nel mio cuore voglio che cresciate nel Signore: affrontando vittorie, prove e difficoltà, egli rimarrà il vostro amico fedele in tutto.
cap. Adriana DeNicola |
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Avvenimenti
Save your smile
Sabato 12 settembre, in occasione della presenza dei commissari B. e R. Pobjie (Segretari per l’Europa), ha avuto luogo l'inaugurazione di un ambulatorio odontoiatrico con il taglio del nastro da parte della commissaria. Save your Smile s.r.l. ha attivato, infatti, un servizio di ambulatorio odontoiatrico all'interno del comprensorio dell'Eser-cito della Salvezza.
Lo scopo dell’ambulatorio è quello di offrire l'intera gamma delle cure odontoiatriche a pazienti privati, convenzionati e non abbienti in base alla diagnosi effettuata da uno degli odontoiatri collaboratori della Save your Smile s.r.l. durante la prima visita. Si fa presente che i prezzi applicati alle singole prestazioni saranno mediamente inferiori ai normali prezzi di mercato.
“L'idea è nata per la strada, durante il nostro Soccorso Invernale, vedendo queste persone che a volte, per problemi odontoiatrici, non riuscivano neanche a mangiare.” dice il sergente Massimo Consentino, responsabile del soccorso invernale del Corpo di Roma. “Il dott. Stefano Marchetti è uno dei volontari del soccorso invernale ed ha anche una società di forniture di materiale e apparecchiature odontoiatriche. Da qui l'idea di aprire un ambulatorio nel quale si farà ogni tipo di prestazione a prezzi, diciamo così, popolari.”
L'ambulatorio sarà aperto inizialmente soltanto su appuntamento e successivamente osserverà un orario continuato dal lunedì al venerdì dalle 11.00 alle 18.00 e il sabato mattina dalle 9.30 alle 12.30.
Per informazioni contattare il responsabile amministrativo della Save your Smile s.r.l., dr. Stefano Marchetti, ai seguenti numeri: 06/491434 o al 338/3022189.
(a cura della redazione)
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Spunto di riflessione
La legge del contrappasso
Considerando la storia, pare che gli esseri umani abbiano sempre avuto seri problemi nello strutturare la propria società. Spesso persino il linguaggio è una barriera alla comprensione dei fatti. Gesù appartiene a quella categoria di persone, che quando parlano, vogliono farsi capire dai propri contemporanei nell’ambiente socio-culturale nel quale vivono. La parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro contenuta in Luca 16:19-31, evidenzia due reali situazioni presenti da sempre nella storia dell’uomo: ricchezza e povertà. Ricco è colui che vive nel benessere e in modo autonomo, capace di soddisfare necessità e desideri senza ricorrere all’aiuto di altri. Povero è chi manca di questa autonomia: il nome Lazzaro, “Eleazar”, in ebraico, significa “Dio aiuta”. La ricchezza in sé non conduce alla condanna, né è un male; è semplicemente una condizione non necessariamente generata da disonestà o acquisita a danno di altri.
La Bibbia abbina la benedizione divina alla prosperità materiale, i beni sono visti come un dono di Dio. D’altro canto, la povertà in sé non conduce alla salvezza: anzi, è una condizione non voluta da Dio, il quale si preoccupa di mandare la manna nel deserto o di sfamare le folle moltiplicando dei pani e dei pesci. La povertà è prodotta da un mondo che ha rinnegato la giustizia e l’equità di Dio. Ricchezza e povertà sono due condizioni proprie della realtà di questo mondo, con i suoi contrasti, le sue lotte, i comportamenti prepotenti che generano diseguaglianze.
Questa realtà deve cedere il posto al piano di Dio: quello del Regno che viene, in cui l’ingiustizia e il peccato vengono smascherati. Qual è, quindi, l’economia di Dio?
L’antico popolo d’Israele credeva nella legge del contrappasso, accettando di buon grado questa apparente ingiustizia, in attesa della morte, quando le parti si sarebbero invertite. Nella parabola di cui sopra, Dio può appare ingiusto: prima dà la ricchezza e la povertà agli uomini qui sulla terra, per tramutarle poi in tormenti e consolazioni oltre la morte.
Ma ricchezza e povertà sono, in realtà occasioni di responsabilità: non siamo proprietari di ogni dono ricevuto, ma solo degli amministratori che dovranno rendere conto dei “talenti” ricevuti in affidamento (Matteo 25:15-28). Il ricco è posto in quella situazione affinché possa essere per Lazzaro, che rappresenta il prossimo nel bisogno, la mano di Dio che dona. Chi più ha ricevuto, più deve essere generoso. Anche il nostro denaro, il nostro benessere, deve essere “convertito” al Signore. I “Lazzaro” di oggi sono i disperati sui barconi che approdano sulle nostre coste, affamati e senza certezza del futuro; i bambini rom che incontriamo agli angoli delle strade che chiedono l’elemosina, l’anziano con la pensione minima che a stento riesce a sopravvivere…
Dobbiamo acquisire una nuova ottica dell’economia che sia alla luce della Parola di Dio. Il problema economico-sociale è legato al concetto di ravvedimento e di fedeltà al Signore; nessuna voce, motivazione e strategia umana, basate sulle nostre forze, produrrà quel cambiamento radicale che proviene dalla convinzione che solo la Parola di Dio deve essere posta a fondamento delle nostre vite e strategie economiche.
Paolo Longo |
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| Novembre 2009 |
Attualità
Genesi: la storia siamo noi
Si… Dio chiamò la luce ”giorno” e le tenebre “notte”. Fu sera, poi fu mattina: primo giorno. (Genesi 1:5)
E’ l’alba di un nuovo giorno, il giorno in cui il tempo cominciò a scorrere, a scandire il ritmo della vita. E’ la nascita del nostro mondo. Da pianeta deserto in cui era impossibile respirare a luogo simbolo di vita con mari, fiumi, montagne. E’ quello che è successo alla terra circa 2,4 miliardi di anni fa, quando nell’atmosfera cominciò ad essere presente l’ossigeno. Gli scienziati lo definiscono il “grande evento”, ma non sono ancora riusciti a capirne le ragioni. A rendere l’aria respirabile è stata la progressiva riduzione di nichel negli oceani. Prima di allora, infatti, vivere sul nostro pianeta era impossibile perché, oltre alla mancanza di ossigeno, c’era una grande quantità di metano. Fu proprio l’assenza di metano nell’aria a provocare il “grande evento”: fu cosi’ che, qualche miliardo di anni fa, l’ossigeno ci dono’ la vita….
E’ l’alba di un nuovo giorno, il giorno in cui Dio Creatore pensò al suo progetto, si rimboccò le maniche realizzando la sua opera d'arte: la vita. Pennellò in maniera magistrale il quadro dell’universo con le sue leggi, con la sua bellezza e con il suo infinito incomprensibile. E’ l’alba di un nuovo giorno: il creato e’ realizzato, perfetto, magnifico, irripetibile ma comunque troppo spoglio per essere un capolavoro: mancava il protagonista, colui sul quale Dio punta tutto, per il quale Dio fa qualcosa di assolutamente inaudito, manda suo Figlio sulla terra per salvare la sua creatura. E’ il miracolo di Dio che si fa carne incontrando le sue opere attraverso la fragilità del tempo, della materia e delle emozioni. L’uomo, il grande progetto, si troverà ad affrontare grandi sfide. Dio lo crea permettendogli di contenere qualcosa di divino, qualcosa di straordinario che lo legherà per sempre a suo Padre. Lo crea simile a lui, per l’eternità; gli da gli strumenti per dare inizio alla nuova avventura. Tutto e’ pronto, tutto e’ fatto, il sipario può aprirsi…..
E’ l’alba di un nuovo giorno la nostra storia può prendere vita!!!!!
Franco Paone
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Testimonianza
Come fai a credere in Dio?
Lavoro come ricercatrice e passo le mie giornate tra terreni di coltura, provette e composti chimici. Molte persone non credenti immaginano la fede come qualcosa di irrazionale e quasi magico, in ogni caso incompatibile con la scienza, e più di una volta mi sono sentita domandare: “Tu che sei una scienziata, come fai a credere in Dio?”
Io rispondo che per me la prova più evidente dell’esistenza di Dio è proprio l’ oggetto dei miei studi, la cellula.
Ognuno di noi è costituito da miliardi di cellule. La nostra pelle, gli organi interni, ogni elemento di un corpo umano è formato da cellule di diverso tipo, con localizzazione e forma differenti, ciascuna con una funzione ben precisa. E se guardiamo ancora più in profondità, all’ interno di una singola cellula, troveremo un microcosmo invisibile a occhio nudo, ma di eccezionale complessità. Dentro la cellula milioni di proteine chiamate enzimi svolgono una serie di reazioni chimiche essenziali per la nostra sopravvivenza, e queste reazioni avvengono dappertutto, in contemporanea, senza mai fermarsi. Le cellule stesse periodicamente si duplicano, e altre proteine controllano che queste operazioni vadano a buon fine e senza errori, duplicando anche il depositario dell’ informazione genetica, il DNA, che fa sì che ognuno di noi sia simile agli altri uomini e tuttavia sia unico. In un organismo vivente nulla è lasciato al caso.
Nel capire questo ai tempi dell’ università, nel rendermi conto della funzionalità e dell’ eleganza con cui è costruito un essere umano fin nelle sue più piccole particelle, il mio primo pensiero è stato: ma come si fa a non credere all’ esistenza di un Creatore intelligente?
Nel vedere una cellula duplicarsi, nel riconoscere come in uno spazio infinitamente piccolo avvengano fenomeni di tale precisione ed efficienza, mi viene da esclamare: Signore, quanto sei grande! La cura con la quale Dio ha progettato l’uomo fin nei minimi dettagli mi tocca il cuore ogni giorno facendomi ricordare quanto Egli mi ama.
Cristiana Castaldo
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Spunto di riflessione
Terremoti!
La nostra vita e’ a “rischio sismico”? La fabbrica del cielo fornisce materiali altamente antisismici, per una costruzione stabile e sicura non al 100% ma al divinamente %.
Il terremoto avvenuto in Abruzzo ha provocato danni enormi alla popolazione, non solo dal punto di vista economico ma anche dal punto di vista affettivo. Famiglie, persone che hanno perso tutto quello che avevano e che sono costrette a mettere un punto ed a ricominciare tutto da capo, ricostruendo non solo le proprie abitazioni ma anche il proprio percorso di vita, dove i sentieri sicuri calcati nei giorni precedenti sono stati ridotti in macerie a seguito del terremoto. Le abitazioni non costruite secondo le norme antisismiche sono andate perdute, crollate senza rimedio, mentre le abitazioni a norma hanno, si, risentito dell’accaduto, ma non sono crollate.
E noi? Il nostro percorso di vita è “antisismico”, oppure no? Abbiamo posto delle solide fondamenta, oppure no? Siamo sicuri di aver utilizzatomateriali di buona qualità e resistenti, oppure abbiamo risparmiato sui materiali e sulla manodopera?
Costruire una casa a norma costa di più che costruirla non a norma: è dunque facile decidere di scegliere un materiale che costi meno alle nostre tasche, scegliere una strada più facile senza badare alle conseguenze di tale scelta. Purtroppo, però, se avverrà un crollo, sarà anche molto più difficile ricostruire tutto da capo.
Così è nella nostra, vita perché c’è una notevolissima e rilevante differenza: quando i “terremoti” colpiscono e si infuriano su di noi , se la nostra “casa”, che è la nostra vita, è costruita con i materiali antisismici che Dio ci fornisce gratuitamente dalla sua “stupenda fabbrica del cielo”, allora la nostra casa non cadrà. Non saremo, certo, esenti da lesioni ma, se abbiamo posto delle solide e forti fondamenta nel nostro Signore, la nostra casa rimarrà in piedi.
È scientificamente impossibile essere sicuri che un edificio, anche se costruito perfettamente a norma, rimarrà in piedi durante un sisma di elevata intensità, ma è divinamente certo che, se abbiamo fondato la nostra vita su Cristo, niente potrà farci perire. (Matteo 7: 24-27)
Zaira Bianco
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Spunto di riflessione
Non temere piccolo gregge
Ci sono dei versetti nella Parola di Dio che sono molto appropriati quando sentiamo il bisogno di essere incoraggiati, soprattutto nei momenti in cui percepiamo la necessità di rafforzare la nostra fede e il nostro desiderio di crescita spirituale.
Un versetto in particolare ha sempre attirato la mia attenzione, e si trova nel Vangelo di Luca: “Non temere, piccolo gregge, perché il Padre vostro celeste ha voluto darvi il suo regno” (12:32). Piccolo gregge. Perché Gesù pronuncia una tale affermazione? Forse perché piccolo per numero e piccolo perché tenuto in nessuna considerazione dai potenti della sua epoca? Piccolo, forse, ma pur sempre un gregge, cioè un gruppo compatto, unito e non disorganizzato ed eterogeneo. Un gruppo che aveva, ed ha il Pastore, Colui che lo guida, lo sostiene e lo protegge.
Gesù conosceva bene le ingiustizie, le sofferenze e le angosce a cui sarebbero andati incontro i suoi discepoli. Sapeva che Egli sarebbe stato perseguitato, e che i potenti avrebbero assunto lo stesso atteggiamento verso i suoi seguaci. Teneva presente lo stato d’animo dei suoi discepoli, perciò voleva fortificarli e rassicurarli: “Non temere, piccolo gregge”. Il vero gregge del Signore è sempre piccolo perché, per appartenervi, si richiede sacrificio, rinuncia ed abnegazione. Dal punto di vista umano c’era veramente da temere! Infatti, che cosa potevano rappresentare quei pochi uomini che seguivano un maestro, di fronte alle numerose folle che non accettavano Gesù? Cosa avrebbero potuto fare quegli uomini semplici ed illetterati, poveri e laici di fronte a coloro che erano ricchi e potenti, colti ed autorevoli? Eppure, sarebbero stati proprio quei pochi discepoli a destare, un giorno, preoccupazione ed ammirazione. Preoccu-pazione, perché gli avversari dicevano a Gesù: “Sgrida i tuoi discepoli” – per farli tacere dal parlare delle cose di Dio! Ammirazione, perché parlando dei discepoli di Cristo potevano dire: “Vedete come si amano!” Vi era in essi qualcosa di singolare, di attraente, di meraviglioso, di straordinario, qualcosa che veniva dall’alto!
E qui vi è anche la promessa: quella del regno. Non un regno qualsiasi, ma il regno unico ed insostituibile; un regno che durerà per sempre; un regno che ha avuto inizio, ma non avrà mai fine, perché Colui che regna è eterno. Un tale regno ci è stato dato per iniziativa e compiacimento del nostro Padre celeste.
Se il Padre ci ha dato il regno, come non ci darà anche le altre cose minori? Perciò noi credenti dobbiamo essere sempre fiduciosi e mai arrenderci nei momenti critici o indietreggiare di fronte alle difficoltà, ma guardare alla méta da raggiungere.
“Non temete piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno”. Siamo riconoscenti al Signore per questo? Cosa facciamo per piacere a Dio che ci ha fatto tanto del bene? Hanno preso vita in noi le parole di Cristo? Siamo uniti, quale piccolo gregge del Signore? Soltanto in questo caso l’affermazione di Cristo può diventare una realtà nella nostra vita e può essere valida per noi, come lo è stato per i discepoli di allora, e può diventare una realtà per la comunità a cui apparteniamo.
ten. aus. Virginia Pavoni |
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| Dicembre 2009 |
Messaggio del Generale - Natale 2009
Gioisco con tutto il cuore!
Che notte! La notte in cui è nato il nostro Salvatore! Una notte per gioire con tutto il nostro cuore! Le dolci voci degli angeli risuonano ovunque, annunciando la sua nascita: Cristo è nato! E’ stato come se tutto l’universo annunciasse questo impareggiabile messaggio. La gioia riempiva l’atmosfera. Le campane suonano ancora a festa per acclamare la Sua venuta. Se ascoltiamo attentamente con le nostre orecchie ben aperte, possiamo ancora udire, dalla mangiatoia, il primo vagito del santo bambino. E’ come se dalla nascita Egli ci chiamasse, implorandoci e supplicandoci di allontanarci dalle trappole e dai pericoli che attentano alla nostra anima. “Venite a Me”, Messaggi di Natale DICEMBRE 2009 Egli dice, “Lascia tutto ciò che ti affligge e ti appesantisce. Io posso of frir ti la liberazione. Io posso darti tutto ciò di cui hai bisogno.” Ebbene, accettiamo il suo invito divino, voi ed io, insieme. Facciamolo senza indugiare. Egli ci invita tutti. Egli chiama allo stesso modo gli umili e i grandi. Non possiamo impressionarlo con inostri titoli di studio o con ciò che guadagniamo, perciò, chiunque noi siamo, avviciniamoci tutti a Lui con uno stesso timore reverenziale e ammirazione. Egli ci invita a sottometterci a Lui. Desidera che contraccambiamo l’amore che Lui offre a tutti. La stella del Natale, alta e brillante nel cielo, è un segno ricolmo di speranza dell’amore divino. Avvicinarsi al neonato Cristo-bambino è un segno che abbiamo afferrato in tutto il suo significato. Andiamo a Lui, decidendo di vivere ubbidendoGli e trovando in Lui la nostra speranza celeste. Egli ci offre l’impareggiabile prospettiva di vivere per sempre con Lui. Chi altri promette la gioia ineffabile ora e per l’eternità? Per tutte queste ragioni il mio cuore gioisce. Cristo è nato!
Shaw Clifton, Generale
(Con riconoscenza a Paulus Gerhardt (1607- 76) e “Raccolta dei cantici salutisti” versione inglese n.73.)
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Spunto di riflessione
Natale: bisogna festeggiare!
Il Natale si avvicina a grandi passi. Basta fare caso a ciò che accade. I giorni si accorciano e le notti si allungano. Si programmano vacanze e, man mano, in molte capitali, l’illuminazione abbellisce i luoghi nei quali le persone si recheranno a fare gli acquisti di Natale. Nonostante le difficoltà legate alla crisi, è difficile sottrarsi all’abitudine di fare qualche follia in questo periodo dell’anno. Perché dovremmo cambiare atteggiamento? Le abitudini si protraggono da molto tempo. Sembra che la società nella quale viviamo non ci autorizzi a modificare nulla del nostro standard di vita nel mese di dicembre. Dopotutto, è Natale, la festa! Visto da questa prospettiva, il Natale appare una festa come le altre. Siamo ben lontani da come le Sacre Scritture ci riportano del come Dio si è manifestato all’umanità intera prendendo forma di un bambino “salvezza che hai preparata dinanzi a tutti i popoli… luce da illuminare le genti” (Luca 2:31 e 3:20). Ecco il vero significato del Natale. Alla nascita del Cristo, l’arrivo dei Magi a Gerusalemme ha creato, potremmo dire, meraviglia e il rimettersi in questione. Già con un monarca tristemente famoso come Erode, il popolo giudeo non aveva vita facile. Come avrebbe fatto con un altro re sulla scena? Erode, che si credeva l’insostituibile ed il solo grande governatore di quei luoghi, preferì anticipare gli eventi prendendo il popolo di sorpresa. Convocò un’unità di crisi che riuniva i religiosi dell’epoca. Si decise, tra le altre cose, di consultare i profeti. Disinteressatamente, ma senza troppo entusiasmo, gli scribi ottemperarono alla richiesta e si soffermarono su questa preziosa informazione “Betlemme, da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele” (Matteo 2:6). Dopo tutto, se i viaggiatori d’Oriente volevano andare ad adorare il neonato, erano affari loro! Almeno, questi furono il sentimento e la conclusione alla quale giunsero Erode ed i capi religiosi. Peccato, per questi ultimi! Per la venuta del Messia potevano far riferimento ai testi antichi, ma ormai non ci credevano più. In fondo, questo è anche lo stato d’animo di molte persone oggi: non ci credono più! Eppure, Gesù è venuto, come era stato predetto. La fede e la tenacia dei Magi sono state ricompensate. La stalla di Betlemme è stata teatro di un raduno eccezionale di persone di tutte le classi sociali unite insieme. Più tardi, il neonato di Betlemme compierà il grande disegno di Dio che, attraverso la sua vita e la sua morte sulla croce, ristabilirà la comunione tra noi e il Padre. Dopo duemila anni, senza interruzione, il messaggio liberatore di Cristo non ha smesso di essere diffuso al punto da suscitare dei «popoli fedeli» che dichiarano di appartenergli. Si, Natale, bisogna festeggiarlo. Quest’anno, scegliamo di unirci a coloro che si preparano ad adorare, come merita, il Dio Salvatore, colui che attraverso il sacrificio di suo Figlio ci ha liberati dal nostro peccato e, con la Sua presenza in noi, dona un nuovo significato alla nostra vita. Che la nostra testimonianza possa essere ispirata da quella dell’apostolo Paolo: “Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!” (2 Corinzi 9:15)
tenente colonnello Daniel Naud |
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Spunto di riflessione
Stanze affollate, vite vuote
“E Maria diede alla luce un figlio, il suo primogenito… lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Luca 2:7). Maria e Giuseppe si trovavano a Betlemme per via del censimento della popolazione, decretato dall’imperatore Cesare Augusto in vista della riscossione di nuove tasse imposte ai Giudei. Questo fatto accadeva normalmente ogni 14 anni, ma purtroppo per un diverbio occorso fra Cesare ed Erode, il censimento venne anticipato. Perciò ogni persona doveva recarsi al proprio paese d’origine per farsi registrare. Ecco il motivo per cui tutti gli alberghi e le locande erano affollati. Giuseppe e Maria (che, tra l’altro, era incinta!), dopo aver viaggiato per molte ore, dovettero accontentarsi di una stalla! Ma…Dio aveva tutto sotto controllo! Egli stava mettendo in atto il suo meraviglioso piano; si stava compiendo ciò che era già stato annunziato dai profeti dell’Antico Testamento. Dio aveva stabilito il tempo, il luogo e le circostanze di quella nascita. Gli alloggi erano affollati, ma la vita di quelle persone era vuota! “Stanze affollate, vite vuote!” Oggi, come allora, l’umanità soffre della stessa sindrome: la sua vita, senza Cristo è una vita vuota, senza senso! E i sintomi di questa sindrome possono manifestarsi quando si adora la festa invece del festeggiato e quando si ha il tempo per fare tutto ciò che ci piace, ma non si ha il tempo per Cristo. Gesù è venuto per portare una vita nuova, per essere il Salvatore e Signore di tutti, ma molti non lo riconoscono come tale. Lo lasciano fuori dalle loro vite, dalle loro famiglie, dai loro eventi quotidiani. Qualcuno ha detto che la vita è una storia in tre volumi: il passato; il presente; e quello che sarà. Il primo volume è stato scritto e messo da parte; il secondo volume lo stiamo scrivendo ogni giorno; il terzo volume è sotto chiave – Dio lo sta conservando! La Bibbia ci esorta a riempire quel vuoto interiore – ci dice di far entrare nella nostra “casa” il Signore e “trovarGli quel posto che non c’era nell’albergo!” Sicuramente stiamo aspettando un bel dono per questo Natale, e allora perché non fare noi un dono a Gesù: noi stessi! “Entrati nella stalla (i re magi) videro il bambino…e aperti i loro tesori gli offrirono dei doni…” (Matteo 2:11) E noi, desideriamo aprire il nostro tesoro più caro – il nostro cuore? Si possono facilmente vivere delle vite vuote, affollando le nostre stanze con qualsiasi cosa, eccetto Cristo. Lasciamo fuori ciò che non serve e facciamo entrare il Cristo del Natale.
ten. aus. Virginia Longo
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Vita vissuta
Una finestra sul mio mondo
Incontriamo una delle fedeli soldate della comunità di Ariano Irpino. Zia Rosina, raccontateci la vostra storia. “Mi chiamo Rosa Intonti e sono nata il 14 dicembre 1913. Da sempre la mia comunità è stata il Corpo dell’Esercito della Salvezza di Ariano Irpino. Mi sono sposata con Fortunato e il Signore ci ha regalato 3 figli: Agostino, Rosaria e Nicola. Purtroppo la guerra ha portato via mio marito e io sono rimasta sola ad allevare i miei figli. Il mio contatto con la fede risale ai tempi della mia fanciullezza, quando mio padre, che avrebbe dovuto diventare un sacerdote, ci leggeva la Bibbia in famiglia. Questo fatto ha radicato in me l’assoluta certezza della presenza di Dio nella mia vita. Tale presenza ha permesso di affrontare le difficoltà quotidiane di una donna sola con tre figli da crescere. Molti oggi mi domandano, alla soglia di 97 anni, come ce l’ho fatta ad arrivare a questa bella età. Ci sono due versetti chiave che hanno accompagnato la mia vita e la mia esperienza cristiana: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Giovanni 14:6) e “Io sono con voi tutti i giorni…,” (Matteo 28:20) con la promessa, “…Se io non voglio, neanche un capello vi sarà tolto” (Luca 21:18). Queste certezze hanno fatto sì che la mia vita fosse accompagnata dalla presenza continua del Signore, presenza che ancora oggi mi sostiene. Tutte le mattine mio figlio Nicola passa a trovarmi; con lui leggiamo un versetto e preghiamo. Lo stesso avviene con mio nipote Fortunato, che spesso mi legge Una finestra sul mio mondo brani della Bibbia, data la mia difficoltà visiva. Il Signore è Colui che ha dato forza, coraggio e stabilità alla mia vita, confermando la mia fedeltà al Signore.” Zia Rosina, che cosa vorreste augurare ai nostri lettori? “Che essi possano sperimentare il Signore come la Via, la Verità e la Vita, perché è solo in questo modo che si può avere la certezza della Sua presenza in noi e con noi. La mia testimonianza, lunga tutta una vita, è anche racchiusa in uno dei miei cantici preferiti che dice: “Io sono di Gesù, non m’ appartengo più, soldato sono del Signor, combatterò quaggiù, poi salirò lassù, dov’è la fonte dell’amor.” La mia preghiera continua non è solo per i miei figli e i miei nipoti, ma chiedo sempre al Signore di tenermi pronta a incontrarLo, quando Lui lo vorrà.”
intervista a cura di Paolo Longo |
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| Gennaio 2010 |
Attualità
Lo Spirito di Dio: energia rinnovabile
Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio…(Romani 12:2) Negli ultimi anni la necessità di puntare sulle energie rinnovabili trova sempre più sostenitori. Gli specialisti del settore sono sempre più decisi a cercare soluzioni alternative al dominio incontrastato del petrolio, l’oro nero, vero strumento di potere in mano ai soliti pochi-noti che ne determinano non solo la quantità da immettere nei vari mercati mondiali ma, soprattutto, il prezzo. Le energie rinnovabili sono quelle fonti energetiche il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali in quanto, per loro caratteristiche, si rigenerano o sono da considerarsi inesauribili. Si annoverano tra queste l’energia solare, eolica, idraulica, geotermica, del moto ondoso e le biomasse. L’utilizzo delle energie rinnovabili rappresenta un’esigenza sia per i paesi industrializzati che per quelli in via di sviluppo. I primi necessitano, nel breve periodo, di un uso più sostenibile delle risorse, di una riduzione delle emissioni di gas serra e dell’inquinamento atmosferico, di una diversificazione del mercato energetico e di una sicurezza continua e costante di approvvigionamento. Per i paesi in via di sviluppo, invece, esse rappresentano una concreta opportunità di sviluppo sostenibile e di accesso all’energia in aree remote. Ma la principale caratteristica delle fonti rinnovabili risiede in una disponibilità e capacità di rigenerazione superiore al consumo. L’apostolo Paolo ci sprona ad essere trasformati mediante il rinnovamento della nostra mente, rigenerando la nostra vita spirituale, vivificando il seme di Dio in noi e modificando il nostro modo di pensare. Questo processo non potrebbe compiersi con le nostre sole forze, ma è reso possibile dall’inesauribile grazia che Gesù ha messo a nostra disposizione morendo sulla croce. Il profeta Geremia (Lamentazioni 3:22-23 ) ci dice che le compassioni di Dio “non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina.” Questa sì che è energia senza fine, capace di assicurare il nostro completo e organico sviluppo spirituale! La barra del nostro timone, quindi, deve puntare su un approccio diverso rispetto a quello del mondo, scompaginando i luoghi comuni che determinano i “così si fa” e “così si dice”, solo perché tutti vanno nella medesima direzione. Il credente deve vivere tra la gente, ma non necessariamente adeguarsi al comune sentire; deve invece affidarsi a Dio, sorgente trasformatrice e inesauribile di amore e ammaestramento, l’unico che può sorreggere il debole, fortificare chi è “in riserva” e assicurare un costante approvvigionamento “energetico”. Egli dà forza allo stanco e accresce il vigore a colui che è spossato. I giovani si affaticano e si stancano; i più forti vacillano e cadono; ma quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano. Isaia 40:29-31.
Franco Paone
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Editoriale
Buon anno 2010
Buon anno!
Quanti auguri scambiati all’inizio di questo nuovo anno 2010. Abbiamo ricevuto ogni sorta di cartoline dai nostri cari, dai nostri amici e dai nostri conoscenti. E per diverse settimane le conserviamo volentieri, messe ben in vista. Ci piace leggerle e rileggerle, ritrovare una grafia che ci è conosciuta, apprendere una novità, ricevere un messaggio di incoraggiamento. In esse vengono anche condivisi argomenti preoccupanti, segno che meritano un’attenzione particolare. La consuetudine vuole che, per ogni cartolina d’auguri ricevuta, venga inviata una risposta, sopratutto visto che molte persone vengono in contatto solo durante le festività di fine anno e che probabilmente passeranno altri dodici mesi senza avere più notizie gli uni degli altri. Quando il salmista ha scritto: La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero (Salmo 119:105), ha sottolineato l’importanza di avere questo contatto permanente con Dio, l’Essere Supremo, e la sua Parola. Egli è così sensibile che ci tiene a dirlo con parole così semplici e quindi piene di significato, affinché questo pensiero resti impresso a tutti e che voi e io possiamo anche esperimentarlo quotidianamente. E’ attraverso la lettura della Parola di Dio che possiamo avanzare sul cammino della vita, vivere in piena crescita spirituale e onorare Dio. Prendiamo il tempo di scoprire Dio attraverso la sua Parola e di afferrare le sue promesse. Allora vivremo le ore, i giorni, le settimane e i mesi di questo nuovo anno nella serenità, la presenza di Dio sarà una forza per noi e la sua luce ci illuminerà.
ten. col. Daniel Naud
Ufficiale in comando |
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Spunto di riflessione
Sei pronto a rinnovarti?
Tutti conoscono il vecchio detto: “anno nuovo, vita nuova!” Per alcuni può essere una realtà – casa nuova, o città, o scuola, o addirittura paese o continente. Tutto ciò è nuovo è un cambiamento! Collegato a questo concetto, mi è venuto in mente un altro termine: rinnovare; questa parola, in effetti, significa anche “rendere come nuovo, cambiare, modificare, rimettere a nuovo”. Da qui allora, ho pensato alla mia vita, non a una vita in senso generico, ma a quella interiore, quella spirituale. L’apostolo Paolo nella lettera ai Romani scrive: “Non adattatevi alla mentalità di questo mondo, ma lasciatevi trasformare (rinnovare, cambiare) da Dio con un completo mutamento della vostra mente” (Romani 12:2 versione interconfessionale). Ciò non significa che quando accettiamo Dio nella nostra vita la nostra volontà viene annullata ma, quando il Signore viene a far parte della nostra esistenza, inizia una trasformazione, un cambiamento di tutto ciò che dispiace a Dio e che ci separa da Lui. Una vita nuova, rinnovata, è una vita di fede; e una vita di fede significa credere in un Dio che è fedele alle sue promesse e che agisce per il nostro bene. “Camminare per fede e non per visione” (2 Corinzi 5:7) è un’espressione biblica che mette in risalto l’importanza di una fede ubbidiente a Dio. A volte si è tentati di camminare solo per visione e non per fede. Le pressioni della società materialistica vogliono dominare ogni nostra azione e ogni nostro pensiero. Se permettiamo al malvagio di manipolare la nostra esistenza e gli diamo spazio di agire, allora ci sarà il pericolo di dimenticare la “fonte della nostra salvezza”. Il salmista diceva: “Il Signore è stato buono con me. Sì, mi ha liberato dalla morte, i miei occhi dal pianto, il mio piede da caduta. E cammino alla presenza del Signore, di nuovo” (Salmo 116). All’inizio di questo nuovo anno, rinnoviamo la nostra comunione con Dio; chiediamogli di cambiare la nostra vita. Il profeta Isaia riporta questa meravigliosa promessa: “Il Signore ti guiderà sempre: ti sazierà anche in mezzo al deserto e ti restituirà le forze” (Salmo 58:11). Il Signore lo farà e il suo piano per ognuno di noi è qualcosa di più che un lasciapassare per il cielo: è un piano completo per tutta la vita. Sei pronto a rinnovare, a cambiare, la tua vita per Lui?
Ten. Aus. Virginia Longo |
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Vita vissuta
L'ordine perfetto di Dio
Quando ci si presenta una persona nuova, la prima cosa che si vuole conoscere è la sua identità. La stessa curiosità sorge nella comunità cristiana rispetto a un nuovo arrivato, ma con la differenza che porta sulla sua identità spirituale. La mia fede prende radice nella mia famiglia che si convertì quando ero bambina. Da allora, la mia infanzia è stata cullata dall’insegnamento cristiano con canti e preghiere. La spiritualità faceva parte della mia vita, a tal punto che non credere mi pareva completamente innaturale. Crescendo a contatto con la realtà del mondo, mi resi conto ben presto che c’era, proprio accanto a me, un mondo completamente estraneo alla fede cristiana evangelica, quasi vuoto di spiritualità. La scuola in Francia è laica e, in quel contesto, tali mi sembravano le menti delle mie piccole compagne di classe. La sola parola di Dio suscitava molta ironia e reazioni beffarde nei miei confronti. Sentivo che il mio mondo era tabù. Così, a 12 anni, ho sentito la necessità di prendere posizione rispetto alla mia convinzione e difenderla con coraggio, affidandomi totalmente al mio Signore. Ecco dove ho trovato la mia linea di difesa: “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.” (Giov. 1, 1-5) “Nel principio Dio creò i cieli e la terra. La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. Dio disse: ”Sia luce!”. E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce “giorno” e le tenebre “notte”. Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.” (Gen. 1, 1-5) Faccio parte di un mondo creato da Dio con amore e con un ordine perfetto. Sarebbe insensato escludere Dio dalla mia vita, visto che ho l’immenso privilegio di conoscerlo. Voglio deliberatamente che Dio faccia parte della mia vita, perché voglio vivere sempre nel suo ordine perfetto e protetta dal Suo amore. La Sua L’ordine perfetto di Dio Parola mi guida giorno dopo giorno nella Sua luce e il mio unico impegno è di disciplinare la mia volontà per comportarmi di conseguenza. E’ un lungo cammino, ma ho tutta una vita per allenarmi. Se poi non capisco tutto della Parola, non importa, perché mi fido di Dio e capirò al momento opportuno. Nelle nostre tenebre, seguire i sentieri di giustizia, amore e verità non è sempre lineare, ma è ciò che crea la qualità della vita, lo spessore dell’identità e la dimensione dei rapporti: una vita in ordine. Questa è stata la mia prima testimonianza di fede. Nell’arco della mia vita, ho avuto dei momenti in cui pensavo che la mia fede fosse molto semplice e non fosse eclatante, ma una piccola storia mi ha completamente liberata da questo complesso. Un’orchestra era radunata per le solite prove. In mezzo ai vari musicisti, c’era un flautista che si sentiva così insignificante rispetto a chi suonava la tromba, o il violino, il pianoforte, che decise che quella volta non avrebbe suonato. Nessuno se ne sarebbe accorto. La prova iniziò ma, a un certo punto, il direttore d’orchestra fermò tutti e disse: “Non ho sentito il flauto! Si riprende.” Così va con il Signore, la nostra vita ha un valore unico e non dobbiamo smettere di avere fede, piccola o grande che sia. Per Lui, è importante.
cap. Patricia Jacquet Pavoni |
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| Febbraio 2010 |
Attualità
Fari: un'opportunità per non smarrirsi
Grande pace hanno quelli che amano la tua legge e non c’è nulla che possa farli
cadere. (Salmo 119:165)
In ogni epoca, la storia dei fari ha
conquistato l’immaginario collettivo.
Sin da ragazzo, l’immagine di
queste costruzioni mi ha affascinato:
sono antichi come il tempo,
nascono in tempi lontanissimi e,
la loro evoluzione va di pari passo
con la storia della navigazione.
All’inizio erano dei semplici falò
che venivano tenuti accesi durante
la notte sulle colline prospicienti
a zone pericolose per la navigazione
o agli ingressi dei porti. Solo
quando le città si estesero sulle
sponde degli oceani e divennero
porti efficienti, i fari si innalzarono
e si ingrandirono, divenendo
immense torri, come quella che
accompagnava le navi verso
Alessandria d’Egitto. Ogni faro
deve avere delle caratteristiche
che lo rendano unico e, quindi,
distinguibile come, ad esempio, il
tipo di luce (fissa, a fasci o scintillante). Un altro dato essenziale è la sua portata,
cioè da quale distanza può essere visto. Questa distanza è influenzata dall’altezza
della sorgente luminosa sul livello del mare anche perché, per essere classificato
come faro, la portata deve essere superiore alle 15 miglia.
Un faro non sorge per illuminare il mare, ma per essere visto!
Punti di riferimento senza tempo, resistono alle forze della natura, soggetti
imponenti che si elevano verso il cielo indicando la via da seguire, restando
saldi sulle loro fondamenta. Non c’e’ nulla che possa farli crollare!
Fari o cristiani? Di chi stiamo parlando? Sembra quasi che le caratteristiche
degli uni si confondano con quelle degli altri.
Il cristiano è chiamato ad essere “faro spirituale”, un punto di riferimento nella
vita delle persone con le quali interagisce quotidianamente.
Come credenti, siamo chiamati ad essere strumenti per mezzo dei quali Dio
compie la sua opera, cogliendo ogni opportunità che ci si presenta. L’apostolo
Pietro scrive: siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a
tutti quelli che vi chiedono spiegazioni. (1Pietro 3:15)
Nessuna opportunità dovrebbe andare sprecata, perché ognuna di esse può
corrispondere a un’opportunità di salvezza per coloro che ci sono intorno.
Franco Paone |
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Editoriale
Sensibili ai bisogni
Cari lettori,
i nostri team di
volontari si alternano
per aiutare
le persone particolarmente
colpite
dal freddo, indigenti
e senza fissa
dimora. A seconda delle regioni,
l’operatività è basata sui mezzi a
disposizione dei nostri Corpi e dei
nostri centri affinché coloro che sono
nel bisogno siano localizzati e soccorsi.
A Roma sono stati definiti vari percorsi
dal nostro team organizzatore. Essi
ci permettono di andare incontro a
coloro che vivono per strada. Per
molti di loro la vita è appesa a un filo.
Un sorriso, una stretta di mano,
poche parole scambiate, il tutto
accompagnato da un pasto caldo e
una tazza di tè. La nostra azione si
ferma qui. Bisogna fare in fretta, perché
altre persone sono in attesa di
una nostra visita. Sanno di essere
anche loro sul nostro percorso e che
la nostra missione fornisce assistenza
ad ognuno di loro.
I Vangeli sottolineano il fatto che
Gesù Cristo era sensibile alla miseria
dei suoi contemporanei. Egli ha
mostrato in diverse occasioni una
profonda compassione per i bisognosi
e dimenticati dalla società. Questo
atteggiamento ci ispira e ci spinge ad
agire a nostra volta, quando incontriamo
sulle nostre strade coloro che
non si aspettano più nulla dalla vita.
Le Sacre Scritture aggiungono che
ogni volta che interveniamo a favore
di coloro che hanno fame e che
hanno perso tutto, abbiamo compiuto
un lavoro che Dio gradisce. “Ogni
volta che fate queste cose ad uno di
questi miei fratelli più piccoli, lo avete
fatto a Me.” (Matteo 25: 40).
ten. col. Daniel Naud
Ufficiale in comando |
Spunto di riflessione
Opportunità
Opportunità: “Non aspettare il
momento giusto per fare le cose,
l’unico momento giusto è ora”. Paolo
l’ Apostolo scriveva agli Efesini “Fate
molta attenzione al vostro modo di
vivere. Non comportatevi da persone
sciocche, ma da persone sagge.
Usate bene il vostro tempo che
avete, perché viviamo giorni cattivi.”
(Efesini 5:15-16 )
Paolo fa appello ai cristiani che
vivevano in Efeso a comportarsi
in modo degno della loro chiamata.
Comportamento che, necessariamente,
doveva essere diverso
da quello del mondo pagano
che li circondava. Paolo lancia
l’appello ad un comportamento
saggio, saggezza che non deriva
da risultati intellettuali o accademici,
ma è un atteggiamento mentale nel
quale il credente si prefigge di fare
solo le cose che piacciono a Dio.
Siamo chiamati a cogliere, afferrare,
tutte le opportunità per fare la volontà
di Dio. Paolo usa un linguaggio
commerciale tipico dei mercati per
descrivere l’intensa attività “spirituale”
alla quale incoraggia i credenti di
Efeso, ed anche i credenti di oggi.
Osserviamo con attenzione ciò che
avviene nei mercati, dal semplice mercato
rionale ai grandi mercati della
finanza mondiale: l’obbiettivo è quello
di fare l’affare migliore e cioè comprare
al momento giusto e vendere al
momento opportuno, cosa che permette
di massimizzare il profitto.
L’Apostolo incoraggia questo tipo di
energia e interesse per cogliere le
opportunità spirituali al servizio di
Dio. I primi cristiani hanno dovuto lottare
per la loro fede cercando di
cogliere quelle opportunità spirituali
utili alla loro crescita personale ma
anche utili alla crescita della Chiesa.
E’ proprio di questo spirito di intraprendenza, per così dire “commerciale”
che l’attuale generazione
di credenti necessita affinché
la loro vita spirituale e quella
della Chiesa possa ottenere il
massimo “profitto” al servizio di
Dio.
Questa chiamata richiede una
seria presa di responsabilità di
ciò che l’essere cristiani, e cioè
seguaci del Cristo, implica.
Seguire il Cristo non è un hobby o
il far parte di un club, non è l’essere
gregari in una competizione
sportiva: seguire il Cristo vuol dire
diventare primi attori nel progetto che
Dio ha per noi e per l’umanità tutta.“Ecco, questa è l’ora della misericordia
di Dio, questo è il momento accettevole”
(2 Corinzi 6:2).
Paolo Longo |
Vita vissuta
Il nostro combattimento
Il 26 dicembre,
dopo aver condiviso
la preghiera
con un
compagno del Corpo, mi sento
spinto ad andare
sul Monte dei
Cappucini, dal
quale si può ammirare uno dei più bei panorami
della mia città, Torino.
Parcheggio l’auto e subito un posteggiatore
si avvicina, mi sembra un viso conosciuto,
infatti basta un breve scambio di parole per
scoprire che si tratta di uno dei tanti avventori
del soccorso invernale, appena iniziato,
nel nostro centro in via Principe Tommaso.
Mi intrattengo con questa cara persona la
quale, anche se con grande e profonda
serenità, esterna le sue difficoltà esistenziali.
Ci avviciniamo lentamente alla terrazza
e, mirando il panorama della città, affronto
una conversazione più spirituale, facendo
notare al mio amico (nel frattempo ho scoperto
che si chiama Claudio) che sopra la
città, pur non vedendole ad occhio nudo,
guerreggiano potenze spirituali del bene
e del male. A questa mia dichiarazione,
con grande sorpresa, mi accorgo che
Claudio condivide in pieno questo mio
pensiero e conferma di aver appena condiviso
un argomento simile con un suo
amico.
Tutto questo ci induce ad una breve
riflessione: all’aurora di questo nuovo
millennio notiamo che, in molte occasioni,
viene sminuita la presenza del male
con tutte le sue manifestazioni.
Si ha gran timore di confondere le idee ai
membri delle nostre
comunità con qualcosa
che può sembrare
arcaico e intriso
di medioevo:
eppure la Parola di
Dio, che è alla base
del nostro culto spirituale,
parla in modo
chiaro, senza limiti
temporali, infatti
nella lettera agli
Efesini 6:12 leggiamo: il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne ma contro i
principati, contro le potenze, contro i
dominatori di questo mondo di tenebre,
contro le forze spirituali della malvagità,
che sono nei luoghi celesti.
Che il Signore ci illumini affinché non
sottovalutiamo mai il nostro avversario,
sminuendone la potenza e la forza: Al
contrario, siamo chiamati a denunciare
le sue opere senza timore, con grande
audacia e fermezza nello Spirito Santo.
serg. magg. Armando Pagliacci |
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| Marzo 2010 |
Attualità
Cristiani: missione impossibile?
Lost (dispersi) è la serie televisiva che ha affascinato il mondo intero. Con la sua
variegata presenza di personaggi e situazioni al limite del ragionevole ha incollato
milioni di telespettatori al video diventando un fenomeno mediatico. Pur giocando
con la filosofia, la simbologia e l’azione metafisica, la trama per certi versi è semplice:
un aereo di linea precipita su un’isola all’apparenza deserta. Molto presto i
sopravvissuti scoprono che l’isola era un centro di ricerche scientifiche i cui scienziati
sono stati sterminati dai nativi dell’isola. Sul posto succedono cose strane:
l’isola può muoversi nel tempo e nello spazio grazie a un’anomalia elettromagnetica
responsabile, tra l’altro, dello schianto dell’aereo. Un gruppo di dispersi comincia
una sorta di missione impossibile nel tentativo di ritornare indietro, alla normalità.
Dovranno capire ciò che è avvenuto, sciogliere dubbi incomprensibili, ma
sopratutto ricostruire se stessi e imparare a fidarsi l’uno dell’altro per sperare di
salvarsi. Tutto questo da soli, abbandonati alle loro verità e dalle loro sicurezze,
sprovvisti di qualsiasi riferimento.
Dispersi...lasciati al proprio destino?
I cristiani vivono l’avventura della fede in maniera a volte eroica, consapevoli che
la missione affidatagli non è sempre facile e che non sempre vedranno risultati
nell’immediato. Gesù dice: «Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido,
con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato»
(Matteo 5:13). L’essere “sale” in questo mondo comporta uno sforzo straordinario,
un misto di fede, amore per le anime e assoluta convinzione che l’unica prospettiva
efficace per la salvezza si chiama Gesù Cristo! La lieta notizia è che, a differenza
dei dispersi sull’isola, noi non siamo soli, non siamo abbandonati a noi stessi,
condannati a farcela con le nostre forze, ma troviamo grazia nell’azione del Signore
che è lì a sostenerci, perché ci ama. Questo amore non è la risposta a qualcosa
che noi riusciamo a dargli, infatti, “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo”
(1Giovanni 4:19) e, grazie a esso, la nostra missione è possibile ed acquisisce consistenza,
ma soprattutto efficacia nel servizio del Signore.
Franco Paone
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Editoriale
Andate e predicate la Buona Novella
Nei primi mesi del suo ministerio, Gesù aveva chiamato dodici giovani affinché in un primo tempo stessero con lui, per poi mandarli a predicare. Fino ad allora, questi giovani, conosciuti poi con il nome di “apostoli” (parola che significa proprio “inviati”), erano sempre rimasti con lui. Osservatori degli incontri avuti da Gesù, lo accompagnavano, formando così un cerchio di intimi che beneficiavano di un insegnamento privilegiato. La Bibbia ci dice che Gesù spiegava tutto ai suoi discepoli (Marco 4: 34). Poco tempo dopo, ecco gli apostoli inviati “due a due” (Marco 6,7). Se essi dovevano parlare della Buona Novella, dovevano essere convincenti: essendo due, erano in grado di far aderire i loro compatrioti, perché, secondo l’antica legge, una testimonianza per essere credibile ha bisogno della deposizione di due testimoni come minimo (Deuter. 19: 15). Il rischio di non essere ascoltati era stato previsto da Gesù, che non si faceva illusioni sul cuore dell’uomo, cosi’ spesso insensibile alle cose essenziali. Se così fosse successo, gli apostoli avrebbero dovuto scuotere la polvere dai loro sandali per rimuovere la “terra impura” che non si vuole lasciare “irrigare” dal Vangelo. Forniti solo delle cose più necessarie, questi intimi di Gesù furono mandati senza provviste e senza vestiti per cambiarsi. Gli apostoli dovevano poter contare solo su Dio e sull’ospitalità degli uomini. Che straordinaria speranza! Le Scritture sottolineano che gli “inviati” erano galvanizzati da questa prospettiva. Pur lontani dal loro Maestro, compievano gli stessi miracoli che Lui aveva fatto. Più tardi, Gesù, il loro Maestro risorto, li manderà nel mondo per fronteggiare altre sfide: non più una breve missione di esplorazione, ma la prospettiva di annunciare la Buona Novella a tutta la creazione: “Andate in tutto il mondo e predicate la Buona Novella a tutta la creazione” (Marco 16:15). Seguendo il loro esempio, i cristiani hanno da lavorare fino alla fine dei tempi. ten. col. Daniel Naud Ufficiale in comando |
Internazionale
L’opera di soccorso dell’Esercito della Salvezza ad Haiti
Più di 700 operatori dell'Esercito della
Salvezza stanno lavorando senza sosta
ad Haiti, supportati, nei loro sforzi in
risposta al disastro di terremoto, da una
squadra internazionale.
Centri di distribuzione. Sinora, i nostri
volontari hanno utilizzato, come centro
di distribuzione, i locali dell'Esercito
della Salvezza. Migliaia di
persone stanno vivendo alla
meglio in un grande campo
di calcio e in un ricovero
adiacente alla proprietà
dell'Esercito della Salvezza.
Le squadre di emergenza
stanno concentrando i loro
sforzi per venire incontro ai
bisogni di questo grande
gruppo di persone rimaste
senza casa, stimato intorno
alle 20.000 unità e affidate
ufficialmente alle cure
dell'Esercito della Salvezza
nella riunione ufficiale tenutasi
il 23 gennaio scorso
nella capitale. Questo dato potrebbe
risultare utile qualora le Nazioni Unite
cominciassero a distribuire quantità di
cibo direttamente proporzionali al
numero delle persone assistite. I pasti,
forniti dal Pro-gramma mondiale di Alimentazione
delle Nazioni Unite, bastano
ad alimentare una famiglia per cinque
giorni. Inoltre, è stato attivato un sistema
di purificazione dell’acqua da 45 litri
e una “cantina mobile” distribuisce cibo
e acqua ai villaggi e alle zone periferiche
della città. Sono stati anche distribuiti
4.000 paia di stivali di gomma. Il personale
di sicurezza delle Nazioni Unite sta
collaborando affinché il processo di
distribuzione sia efficiente e ordinato.
Rappresentanti della nostra squadra
continuano a presenziare alle riunioni
organizzative delle Nazioni Unite, al fine
di coordinare le nostre attività con quelle
di altre organizzazioni. Il bisogno di
cibo è tale, che alcune persone, benché
ferite seriamente, si mettono in fila per
ricevere un pasto ancora prima di cercare
assistenza medica, ritenendo che la
mancanza di cibo sia una minaccia maggiore
alla loro sopravvivenza rispetto
alle proprie ferite. Al momento, più di
1.200 persone sono state curate dai
nostri medici, infermiere, paramedici e
altri specialisti. Parecchi bambini sono
stati portati all’Esercito, mentre i nostri medici si sono recati nei vari orfanotrofi
della zona per aiutare i bambini che avevano
bisogno di assistenza medica.
Riapre la scuola. Come piccolo segno di
ritorno alla normalità, l'Esercito della
Salvezza riaprirà, provvisoriamente, la
propria scuola nel proprio centro di
accoglienza. Due degli edifici principali
che ospitavano la scuola sono
stati distrutti dal terremoto e la
gente ha comunque paura di
entrare nelle costruzioni rimaste
in piedi. Nel loro primo giorno di
scuola, i bambini dai 3 ai 6 anni
riceveranno dai nostri operatori
umanitari cibo e assistenza medica,
oltre che un posto sicuro.
Prima del terremoto, 1.500 bambini
frequentavano questa scuola.
Volontari. Centinaia di volontari
continuano a lavorare nella sede
territoriale dell'Esercito della
Salvezza a Kingston, Giamaica.
Qui ricevono, scelgono e impacchettano
le donazioni di alimenti
e abiti che giungono da ogni parte.
L'Esercito della Salvezza sta collaborando
con il governo haitiano, i militari degli
Stati Uniti, le Nazioni Unite, nonché altre
organizzazioni non governative.
Continuiamo ad essere profondamente
toccati dal sostegno che giunge al
nostro Territorio dei Carabi da ogni parte
del mondo. Abbiamo enorme bisogno di
preghiere e sostegno finanziario che
permettano un impegno a lungo termine
per la ricostruzione di Haiti
(dal sito www.salvationarmy.org) |
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Spunto di riflessione
Quale missione?
Pensando alla missione che Cristo ci ha
affidato, dovremmo ricordarci che Gesùè venuto nel mondo affinché tutte le persone
potessero conoscerlo. Ritornando
al Padre, Gesù ha affidato ai suoi seguaci
il compito di portare il Vangelo ad ogni
creatura. La nostra missione rimane
oggi la stessa, perché ci sono ancora
tante persone nel mondo che hanno
bisogno di udire il Vangelo.
Che cosa succederebbe se fallissimo nel
nostro compito? L’apostolo Paolo scriveva
ai Romani 10:14-15 “Ora, come invocheranno
Colui nel quale non hanno creduto?
E come crederanno in Colui del
quale non hanno sentito parlare? E
come potranno sentirne parlare, se non
c’è chi lo annunzi? E come annunzieranno
se non sono mandati? Com’è scritto:
Quanto sono belli i piedi di quelli che
annunziano buone notizie!” Dio ci offre
la strategia e le occasioni per portare il
messaggio del Vangelo a tutte le persone.
Una delle strategie che ha guidato
l’Esercito della Salvezza in tutti questi
anni si trova nel suo motto “Cuore a Dio,
mano all’uomo”. Dio ci ha chiamati ad“andare” e perciò, come credenti che
hanno ricevuto una chiamata, dobbiamo“trasformare” questa chiamata in servizio
verso il prossimo.
E’ ovvio che attraverso la nostra missione
di portare il Vangelo, siamo anche
chiamati a diventare noi stessi dei missionari.
Ogni credente ha la responsabilità
di essere un missionario nel luogo
dove Dio lo ha posto.
La nostra testimonianza di fede deve
andare di pari passo con le nostre attività
quotidiane.
In tutto il Vangelo troviamo un Gesù che
ha compassione per le folle, un insieme
di persone, ciascuno con la propria
responsabilità, le proprie debolezze,
miserie, amarezze, delusioni e speranze.
Dunque, non persone anonime, ma creature
di Dio, bisognose di aiuto, di sostegno,
di redenzione.
La compassione di Gesù era una compassione
attiva e reale che portava
all’azione. E vedendo quelle folle deboli,
piene di miserie, le sue parole sono sempre
state di una sorprendente speranza.
Gesù osservava i vari ambienti e circostanze
in cui si muovevano le folle e
spesso si rendeva conto che erano “folle
stanche e sfinite come pecore che non
hanno pastore” (Matteo 9:36), ma ha
anche visto che “la messe è grande!”
Ebbene, se Gesù ci ha chiamati ad essere
i Suoi “operai”, ispiriamoci al Suo
insegnamento e lasciamoci guidare da
Lui e dal Suo Spirito. E domandiamoci
pure: “Apparteniamo alle folle o agli operai
scelti da Gesù?”
Cari amici, apparteniamo ad entrambe le
categorie!
Come appartenenti alle folle, ringraziamo
il Signore perché ha avuto compassione
di noi e ci ha redenti. Come operai, umiliamoci
di non essere stati, forse a volte,
all’altezza del compito che ci è stato affidato.
Rispondiamo prontamente, con
convinzione, con decisione, con fermezza
alla chiamata che Dio ci ha rivolto. Se
non lo abbiamo ancora fatto, possiamo
ora, oggi, dire al Signore: “Eccomi, sono
pronto, usami come tu vuoi, fa di me un
testimone verace”.
“Assomigliare a Te è il mio desir ognor,
pensare, agire, amare, come faresti Tu,
assomigliare a Te è il mio desir ognor, il
Tuo Spirito dimori in me”. Che queste
parole possano essere la nostra preghiera/
richiesta al Signore!
Ten. Aus. Virginia Pavoni |
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| Aprile 2010 |
Poesia
Risorgere
L’imbrunire conquistò rapidamente
la collina sulla quale erano ancora visibili
le sagome di quelle tre croci
inchiodate all’orizzonte.
L’aria era ancora carica
delle urla strazianti
di chi aveva perso tutto,
di chi credeva che quel dolore indescrivibile
si sarebbe portato tutto via:
le chiamate….
gli insegnamenti….
le guarigioni….
i miracoli….
la possibilità di cambiamento….
La notte aveva catturato tutto il paesaggio
quando Gesù,
con Amore,
fissando negli occhi uno dei due malfattori
gli sussurrò:
Oggi sarai con me in paradiso!
Franco Paone |
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Editoriale
La tendenza
La tendenza vuole che, oggi più che mai, i luoghi di culto non siano necessariamente più frequentati durante le festività cristiane. Come sempre, però, ci sono le eccezioni. Dobbiamo constatare che molti dei nostri contemporanei tendono, nel fare le loro scelte, ad essere assenti, ad allontanarsi dagli assembramenti e vivere a distanza i momenti più importanti dell'anno. La Pasqua è una di quelle occasioni. Dovremmo verificare se si tratta di una mancanza di interesse per ciò che è essenziale o se è un bisogno di abbandonarsi, tra l’altro, ad un tipo di meditazione più intimo? Un giornalista racconta di aver visitato una centrale operativa nella quale confluiscono i dati delle fotocellule e telecamere di sorveglianza al fine di osservare, con gli addetti alla sicurezza, il flusso incessante dei veicoli sulla rete autostradale. E dopo aver osservato, riferì: ‘della “via crucis” degli utenti della strada'. Che triste paragone, non vi sembra? Non doveva esserci molta gente sulla strada che va da Gerusalemme a Emmaus, quella mattina di Pasqua. Non c'erano neanche telecamere che filmassero quello che stava accadendo in quel tratto di strada. Geograficamente, andando verso Emmaus, i due pellegrini, danno le spalle a Betania, al Giardino degli Ulivi e a Gerusalemme. Luoghi importanti, dove così tanti avvenimenti si sono verificati durante il ministero terreno del Figlio di Dio. Lo straniero che li raggiunge sulla strada li chiama e li rassicura. Gli evangelisti Marco e Luca raccontano questo incontro. In Luca il racconto è più accurato, egli alza il velo sullo sconosciuto e illustra questa scena, dicendo che "Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro” (Luca 24: 15). Ovunque noi siamo nel nostro andare e venire, lasciamoci raggiungere da Gesù, affinché la nostra delusione possa essere trasformata in gioia, dal miracolo sempre rinnovato della sua presenza nella nostra vita - un segno della nostra volontà di vivere in armonia con la sua parola – vite che possano essere vissute in modo da onorarLo. “Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto” (Giovanni 15: 7).
ten. col. Daniel Naud Ufficiale in comando |
Messaggio del Generale
Il primo giorno della settimana Gli eventi della prima Pasqua sono stati
registrati per sempre nelle nostre Bibbie.
Tutti e quattro gli autori degli Evangeli ne
dedicano ampio spazio. Il racconto di
Matteo (vi prego di cercarlo nella vostra
Bibbia e di leggerlo!) culmina con il suo
28° capitolo dove descrive ciò che ha
avuto luogo il giorno dopo il Sabato. Quel
giorno, lo chiamiamo Domenica! Ogni
Domenica è una celebrazione di quella
Resurrezione; la Domenica dopo il
Venerdì Santo, è Pasqua, ed è per tutti i
cristiani, un grande giorno per gioire.
Era l’alba quando le due Maria si recarono
alla tomba dove gli altri avevano
posto Gesù. Lì incontrarono un messaggero
celeste il quale, per il fatto che la
grossa pietra che chiudeva l’entrata del
sepolcro era stata rotolata via e che le
guardie romane per lo spavento erano
come paralizzate, anticipò la loro reazione
impaurita, dicendo: “Non temete!”
Annunciando alle donne che il Signore
era risorto, l’angelo le incoraggiò ad
entrare nel sepolcro per constatare il
fatto da sole. E così fecero; poi ritornarono in fretta dagli altri discepoli per raccontare
il loro straordinario incontro.
Quale privilegio meraviglioso per queste
due donne!
Furono le prime a vedere il sepolcro di
Gesù vuoto e le prime ad andare ad
annunziarlo.
Molte altre cose ancora però dovevano
accadere! Mentre si affrettavano ad
andare ad annunciarlo agli altri, improvvisamente
apparve loro il Signore risorto.
Notiamo nuovamente il ruolo di privilegio
dato alle donne, all’alba della
Risurrezione. Questo fatto ci ricorda di
ringraziare Dio per tutte le donne credenti
e per le donne che sono oggi chiamate
ad un ruolo consacrato di ministero nel Corpo di Cristo. Ciò include migliaia di donne nell’Esercito della Salvezza
che sono state chiamate, consacrate e
ordinate al ruolo di guide spirituali. In
questa Pasqua fedelmente proclameranno
ancora la storia della Risurrezione
e molti saranno benedetti.
Quel primo giorno della settimana, le
due Maria caddero ai piedi del Signore.
E tu lo farai? Con gioia hanno udito il Suo
saluto pasquale: “Non temete!” E tu lo
udrai? E il tuo cuore non ne è tranquillizzato?
“Andate ad annunziare” fu detto
loro, ed ubbidirono. E tu, lo farai?
Attornierò con le mie preghiere tutti coloro
che leggeranno questo breve messaggio
di Pasqua. Che l’agonia di Gesù sulla
croce possa penetrare in voi e in me,
commuoverci fin nell’intimo del nostro
essere; e possa l’impareggiabile gioia di
quel primo giorno della Pasqua di
Risurrezione del nostro Signore riempirci
completamente.
Il Signore è risorto! Alleluia!
Shaw Clifton, Generale |
Spunto di riflessione
In stato di choc
Sotto choc. Ecco a che punto si trova la
comitiva di Gesù, gli undici discepoli.
Riuniti a Gerusalemme e raggiunti da
altre persone, sono in attesa. Un'attesa
interminabile.
Non sono gli unici che si trovano in questo
stato. Nelle prime ore della festa di
Pasqua regna ovunque una profonda tristezza.
Le donne che avevano seguito
Gesù dalla Galilea, i pellegrini di Emmaus
e tanta gente comune appartenente alle
folle che Gesù aveva spesso interpellate,
sono atterrati, da tutto ciò che è successo.
In pochi giorni, in poche ore, tutto si è
ribaltato. Tutto si è dissolto. L'ingresso
trionfale di Gesù nella grande città di
Gerusalemme appartiene al passato.
Questo evento impresso nelle menti di
coloro che lo hanno vissuto, cede ora il
posto al turbamento e alla delusione.
Nelle casse del Sinedrio vi è perfino una
somma prevista per la menzogna per
nascondere la verità (Matteo 28:11-15).
Decisamente, si è fatto tutto per minare il
morale di coloro che hanno puntato tutto
su Gesù.
In stato di choc
Ma, come lo sottolineano le Sacre
Scritture, niente può fermare Pietro,
Giovanni e le donne che decidono di recarsi
alla tomba dove è stato deposto il corpo
di Gesù. Giunti al sepolcro di Giuseppe
d'Arimatea, non resta loro altro che constatare
l'assenza del loro Signore
(Giovanni 20:2).
La promessa fatta da Gesù al popolo
ebraico si è avverata! Al tempo stesso due
messaggeri celesti rassicurano le donne di
buona volontà e le esortano a fare appello
alla loro memoria. '”Ricordate come egli vi
parlò quand’era ancora in Galilea, dicendo
che il Figlio dell'uomo doveva essere
dato nelle mani di uomini peccatori ed
essere crocifisso, e il terzo giorno risuscitare”
(Luca 24:6-7). In brevi istanti, il rapporto è fatto.
Le cose si rimettono a posto. Loro e gli altri
si ricordano di ciò che era stato detto, e il
messaggio viene recepito e compreso.
“Io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso.
Egli non è qui, perché è risuscitato”
(Matteo 28:5-6). E' stato detto tutto, in tre
brevi frasi, per quanto riguarda le donne di
Galilea che sono venute a dire addio al
loro amico morto; ricevono una parola, un
grande incoraggiamento. È anche una
constatazione e una grande verità: Gesù
non è lì dove noi lo cerchiamo. Non è prigioniero
dei nostri ricordi o
delle nostre conoscenze religiose. Egli è
vivente. Vuole abitare nella nostra vita.
Accogliamolo e celebriamolo con gioia.
Egli è veramente risorto!
ten. col. Daniel Naud
Ufficiale in comando |
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| Maggio 2010 |
Spunto di riflessione
Giacobbe: il risveglio di Israele
La psicologia definisce il sogno come un’attività che si svolge durante il sonno e di cui è possibile conservare, dopo il risveglio, immagini, emozioni e pensieri. Essendo il fenomeno governato dalle leggi dell’affettività, presenta una struttura completamente autonoma dai principi che regolano il pensiero logico. Uno dei sogni più famosi della storia dell’umanità, riportato nella Bibbia dal libro della Genesi, è sicuramente il sogno di Giacobbe, colui che darà il suo nome al popolo ebraico. Il racconto biblico descrive l’astuta trappola che Giacobbe, con l’aiuto della madre, ordisce alle spalle del fratello Esaù, privandolo del suo legittimo diritto alla primogenitura, conferito dal padre Isacco. L’ira di Esaù non si farà attendere: costringerà Giacobbe a una rocambolesca fuga che lo condurrà in un luogo dove passerà la notte, perché il sole era già tramontato. Giacobbe prende una pietra che userà come guanciale. Si addormenta e sogna una scala poggiata sulla terra che arrivava a toccare il cielo e gli angeli di Dio che la percorrono. Il Signore, che stava in cima, dice: «Io sono il SIGNORE, il Dio d'Abraamo tuo padre e il Dio d'Isacco. La terra sulla quale tu stai coricato, io la darò a te e alla tua discendenza. (Genesi 28:13). Al suo risveglio, Giacobbe prende la pietra usata come guanciale e là erige un monumento commemorativo. Questo è il sogno dei sogni, la storia dell’incontro tra Dio e l’uomo, il collegamento tra due mondi opposti, la terra e il cielo, l’umano e il divino che si cercano, che si rincorrono, che si trovano; la materialità che si misura con la spiritualità, la fragilità e l’amore totalmente disinteressato di Dio verso i suoi figliuoli. Il bisogno ancestrale di colmare le distanze tra noi e Dio: il Creatore di tutto, di tutto ciò che siamo, di quell’uomo che contiene qualcosa di divino. Ma è anche il sogno che diventa realtà, sconvolgendo i principi che regolano il pensiero logico, approdando in una dimensione che tocca lo spirito, scompaginando la realtà quotidiana e assegnandole una nuova linea d’orizzonte, possibile solo alla luce dell’amore di Dio. Così come Giacobbe passa da truffatore a punto di riferimento per un popolo, dandogli il suo nuovo nome, Israele, così colui che incontra Dio e lo accetta nella sua vita può essere risvegliato, trasformato e benedetto, tanto da risvegliare ciò che lo circonda. Franco Paone |
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Editoriale
Gli effetti della preghiera
Dopo l'Ascensione, gli undici discepoli di Gesù, insieme alle donne, tra cui Maria, sua madre e i suoi fratelli (Atti 1:14) raggiungono l'Alto Solaio, luogo di preghiera e di grande attesa. Cosa sarebbe successo a questo gruppetto di uomini e donne, testimoni dell'ascensione del loro Salvatore e Maestro Gesù? Avevano appena ricevuto questa promessa: «Riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra.» (Atti 1:8) E così questa piccola assemblea vive, nel raccoglimento, dei momenti molto importanti. Questa mobilitazione è il preludio di quanto sta per accadere con la venuta dello Spirito Santo. Gli effetti sui fedeli nell'Alto Solaio e sulla gente di tutta Gerusalemme sono considerevoli e il numero dei discepoli aumenta di circa 3000 anime (Atti 3:41). Questo primo risveglio spirituale sarà seguito da molti altri, perché Dio risponde all'intercessione dei suoi, di tutti coloro che si schierano con lui. E' storicamente riconosciuto che la preghiera è stata la chiave per ogni risveglio nella storia del Cristianesimo. Uno degli uomini appartenenti alla lunga lista degli evangelisti d’oltre oceano e che il mondo ha conosciuto, è Charles Finney. Egli ne fece l’esperienza e il suo atteggiamento è diventato una fonte d'ispirazione per altri. Non si racconta forse che Dio intervenne durante le sue campagne di evangelizzazione a tale punto che «due milioni di anime e la rigenerazione di una intera nazione ne furono il risultato»? Sotto l'impulso dello Spirito Santo, l'impatto della preghiera ha avuto delle conseguenze straordinarie. Il tempo dei grandi risvegli è forse passato? No. A questo riguardo la Bibbia è molto chiara: «Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo.» (2 Cronache 7:14) Allora, Amici lettori, afferriamo questa promessa, facciamola nostra e preghiamo! ten. col. Daniel Naud Ufficiale in Comando |
Spunto di riflessione
Adorare in spirito e verità
“Aprimi gli occhi del cuore, aprimi gli occhi Signore, voglio vederti!” Il poeta Kabir ha detto: “Il pesce che ha sete mentre è in acqua ha bisogno dello psicologo!” Benché cerchiamo Dio ovunque, la buona notizia è che Lui si è già rivelato a noi, in Gesù, per mezzo della Sua Parola scritta, nella natura e per mezzo del Suo Spirito. Il fatto che Dio è sempre presente ci porta a trascurarlo. E’ doveroso per noi rispondere a queste rivelazioni, se vogliamo vivere una vita sana e santa. Gli esseri umani sono stati creati per adorare; sono stati creati con la capacità di conoscere Dio e di gioire per sempre della Sua presenza. Per il cristiano l’adorazione è un contatto vitale con Dio. Rivelazione e risposta Nella Scrittura leggiamo delle risposte da parte dell’uomo all’azione di Dio – Noè ha costruito un altare; Abraamo si è inginocchiato; Mosè ha tolto i suoi calzari; i tre re magi hanno adorato e offerto doni. Come risposta a un Creatore saggio e consapevole, l’apostolo Paolo scriveva ai Romani: “Vi esorto dunque fratelli, a offrire voi stessi a Dio in sacrificio vivente, a lui dedicato, a lui gradito. E’ questo il vero culto che gli dovete. Non adattatevi alla mentalità di questo mondo, ma lasciatevi trasformare da Dio con un completo mutamento della vostra mente” (Romani 12:1-2 Bibbia interconfessionale). Creati per adorare La Chiesa sta riscoprendo che l’adorazione non è relegata a un luogo o a un momento specifico. Sebbene non sottovalutiamo il culto di adorazione collettivo della domenica o nei piccoli gruppi che si riuniscono nelle case, sappiamo che ci sono persone che hanno sentito la presenza di Dio vicino a loro mentre lavavano i piatti tanto quanto nel luogo di culto – perciò aspiriamo ad essere sempre lieti pregando continuamente, e in ogni circostanza ringraziando il Signore. Dio vuole che facciamo così, vivendo uniti a Gesù (cfr. 1 Tessalonicesi 5:16-18). Le seguenti abitudini possono guidarci e cambiare il nostro modo di adorare: 1. Essere riconoscenti. Elencate dieci cose per le quali essere riconoscenti. Potete scriverle o elencarle nella mente ovunque vi troviate. Poi aggiungetene altre dieci e così via. Il teologo David Steindl-Rast ha detto: “La felicità non ci fa essere riconoscenti, il ringraziamento invece ci dà la felicità.” La vostra lista rifletterà la vostra unicità. 2. Parlare a Dio. Potete farlo ad alta voce. Parlare ad alta voce ci aiuta a ricordare le cose. Può sembrare stupido, ma rendete partecipe Dio delle vostre decisioni e delle attività quotidiane. Fermatevi e ripetete: “Dio, aiutami!” “Dio, ti affido questa sfida,” oppure, “Dio, fatti vedere in questa persona, in questa situazione!”
3. Connettersi con la natura e la bellezza. Fate una passeggiata, comprate dei fiori o visitate una galleria d’arte. Tutte queste cose vi aiuternno a percepire il Creatore, la creazione e le capacità creative degli altri. 4. Ascoltare musica. Forse questo fatto può essere ovvio, ma siate creativi. Dio non è relegato a un genere musicale specifico. Non è delimitato dallo stile musicale. Nell’adorazione ci disponiamo a una migliore percezione della rivelazione di Dio. E, mentre ci rivolgiamo a Lui, posano gli occhi del nostro cuore essere aperti; possa la comunione del nostro spirito con Lui continuare a trasformarci in spirito e verità. (dadtt. Grido di guerra del Territorio Canada-Bermuda) |
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Spunto di riflessione
Adorare in spirito e verità
“Voi sapete bene che viviamo in un momento particolare. E’ tempo di risvegliarsi, perché la nostra salvezza è ora più vicina di quando abbiamo cominciato a credere” (Romani 13:11 – Bibbia interconfessionale). L’apostolo Paolo scrisse queste parole nella sua lettera ai Romani (scritta 55 d.C. circa) ma sono così attuali per noi, credenti del 3° millennio! Oggi come allora, viviamo in un’epoca dove sembra che non esistano più valori certi e importanti, tutto è caotico e poco chiaro. Spesso non è neppure chiaro chi siamo e cosa vogliamo veramente. E’ necessario dunque prendere in seria considerazione quali sono le nostre priorità e se desideriamo intraprendere un cammino di crescita personale e spirituale. A volte è necessario chiederci: “A che punto sono della vita? Sto vivendo un “inverno spirituale” o è necessario chiedere a Dio che mi “risvegli dal sonno della mia anima?” Oggi più che mai, nel campo spirituale, il concetto di “risveglio” è uno dei più forti appelli che ci ricorda che Dio non fa mai le cose solo una volta. Egli è il Dio delle occasioni ricorrenti. Ogni giorno ci offre un’altra chance per accettare il Suo Credente, risvegliati! amore. Il Salmo 85:6 dice: “Non tornerai forse a darci la vita, perché il tuo popolo possa gioire in te?” Il Salmista si rivolge a Dio considerando la storia del popolo d’Israele e comprende che Dio ha sempre dato prova del Suo grande amore per le sue creature, guardando indietro ai Suoi grandi interventi mediante i quali ha operato la salvezza del Suo popolo. E noi, abbiamo considerato gli interventi di Dio nella nostra vita e nella comunità dei credenti? Desideriamo con tutto il nostro cuore un risveglio del Suo popolo? Il risveglio è l’opera dello Spirito di Dio, quel Dio che sta richiamando a Sé la sua gente. Egli è sempre pronto a mandare un risveglio e la Bibbia ci ricorda continuamente che il Signore è misericordioso e ci offre sempre un’ulteriore possibilità. Uno dei grandi profeti del passato, ci lancia ancora oggi una grande sfida con le sue parole: “Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati e guarirò il suo paese” (II Cronache 7:14). “Per un possente risveglio crediamo, Salva Signor! Onde di grazia e potenza attendiamo, salva Signor! Opera presto, Signor, non tardare, tocca i perduti che vorran cercar, la vera pace, che potran trovare in Te, Signor!” (canto 255 3^strova). Che le parole di questo cantico possano diventare la nostra preghiera e la supplica che sale dal profondo del nostro cuore a Dio. Non veniamo meno ai nostri impegni e non lasciamo che le nostre chiese diventino dei circoli religiosi cristiani. Anche se stiamo bene insieme, cantiamo inni di lode a Dio, preghiamo per le nostre necessità e abbiamo la potenza dello Spirito di Dio, non dobbiamo, però, dimenticare il Grande Mandato di Gesù che è la nostra missione oggi nel mondo.
ten. aus. Virginia Pavoni |
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| Giugno 2010 |
Spunto di riflessione
Perché credere? Perché non credere?
La domanda più importante della vita, dalla cui risposta tutto dipende, non è “cosa mi
piace” o “di che cosa ho voglia”, ma “che cosa è vero”? Questo è l’atteggiamento più intelligente nei confronti della propria vita, perché la realtà, se tale, nonè soggettiva ma oggettiva. Per cui la mia vita si realizzerà pienamente solo se seguirò ciò che è vero, non ciò che penso. Questa mia riflessione vuol essere una provocazione a cercare; più che dare delle risposte, aiutare ad impostare bene le domande. Perché credere? La provocazione che ci viene dal Cristianesimo non ha equivalenti in altre religioni. Anzi, in senso stretto, il Cristianesimo non è una “religione”, se per religione s’intende una dottrina di fede con una morale. Il Cristianesimo è infatti innanzitutto una notizia, appunto “evangelo” (dal greco, la buona notizia) di un singolarissimo evento storico. E’ l’annuncio che circa 2010 anni fa è accaduto qualcosa di inimmaginabile, che ha cambiato il corso della storia: Dio stesso, la cui esistenza era stata dibattuta dai filosofi. Quello stesso Dio che aveva già parlato al popolo ebraico, si manifesta in mezzo a noi prendendo forma umana, per permettere a ogni uomo di partecipare per sempre alla sua stessa vita. Il “caso” Gesù di Nazareth è unico; potremmo dire, una “pretesa” unica. Il Cristianesimo è, infatti, annuncio e dono, non di una dottrina, ma di una persona: l’unico uomo-Dio. Perché dovrei interessarmi a Gesù fino a credere in lui? Perché è un fatto, un evento storico. Il bello di un fatto è che non dipende da me, dalla mia opinione, dai miei gusti o voglie: se è accaduto non posso farci niente. Cosa c’è in gioco? Se Cristo è risorto, se quindi è Dio-fatto-uomo, allora ci troviamo di fronte non a una teoria tra tante, ma alla verità assoluta. In Cristo si rivela allora pienamente il senso della nostra vita, il significato di ogni cosa. L’uomo è chiamato all’eternità, questo non dipende da noi; ma, se sarà un’eternità infinitamente felice, partecipando alla vita di Dio, o infinitamente disperata, dipende dalla nostra libera scelta o dal nostro rifiuto di colui, che è la “Via, la Verità e la Vita”(Gv 14,6). E’ una sfida totale, una scommessa su tutto. Perché non credere? Per quale motivo, nonostante le promesse e le buone ragioni per credere, al giorno d’oggi, sembra più facile non credere? Perché voglio essere libero. In realtà la libertà è una straordinaria capacità che Dio ci ha dato, affinché siamo responsabili di quello che facciamo. Potremmo dire che la libertà sta alla verità come le gambe stanno alla strada: la libertà di andare fuori strada indica un difetto, un uso sbagliato della stessa libertà. Quindi tanto più sono nella verità, tanto più sono libero (cfr. Gv 8,32). Perché non mi va, non mi piace, non lo sento. Abbiamo osservato che questo non può essere il criterio della vita. Come la vita stessa, col tempo, ci insegna, ciò che ci edifica, che ci realizza davvero, non coincide sempre con quello che immediatamente ci piace. Perché è difficile. Seguire Cristo non è certamente facile, lui stesso ha detto che la “porta” che conduce alla vita è “stretta” e occorre uno sforzo, oltre alla sua grazia (Lc 13,24). La fede non è un dato acquisito una volta per sempre: occorre conoscere sempre meglio la Verità che è Cristo e cercare anche di farne sempre più esperienza. Una fede superficiale, staccata dalla vita, rischia di essere smarrita. “Provare per credere!” era una nota pubblicità. Ancora oggi Dio ci sfida a metterlo alla prova!
magg. Paolo Longo |
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Editoriale
Testimonianze
Senza seguire per forza lo stesso schema, i culti salutisti prevedono spesso un momento di testimonianze durante il quale i membri della congregazione sono invitati a esprimersi spontaneamente. Questa condivisione delle proprie esperienze di vita cristiana hanno, insieme alla predicazione dell’Evangelo, un ruolo importante di edificazione e incoraggiamento. Sono molte le persone che, entrate nei nostri luoghi di culto apparentemente indecise e insensibili alla Parola di Dio, ne sono uscite avendo fatto l’esperienza della conversione, nel senso di un profondo cambiamento interiore. Poi sono diventate, a loro volta, nuovi testimoni e raccontano volentieri – quando se ne presenta l’occasione – le circostanze che le hanno portate a Cristo. E’ così che sottolineano nella loro testimonianza la gioia di aver ricevuto da Dio “la grazia di credere in Lui” (Filippesi 1:29). Questo è il tipo di buona testimonianza che il mondo nel quale viviamo ha bisogno di sentire. Affinché altro testimoni si uniscano a noi oggi, bisogna fare attenzione che il nostro modo di vivere sia coerente e che le nostre parole siano in armonia con le nostre azioni. “Dio ha messo nei cuori dei figli dell’uomo il pensiero dell’eternità”, diceva l’Ecclesiaste (3:11). Di conseguenza, non c’è tempo da perdere. Invitiamo i membri delle nostre famiglie, i nostri amici e vicini di casa a venire con noi al culto. Anche loro hanno bisogno di essere incoraggiati nella loro ricerca tramite la Parola di Dio e la sua messa in pratica nella vita quotidiana. Amici lettori, frequentate voi un luogo di culto? Se non è così, perché non unirvi a noi domenica prossima?
ten. col. Daniel Naud Ufficiale in Comando |
Spunto di riflessione
Stai cercando delle prove?
Quanti di noi davanti a qualcosa di nuovo, mai sentito prima, anziché sperimentarlo lo escludono a priori? Oppure in una scelta fra due strade, ne scelgono una senza provare l'altra? Spesso nella vita tendiamo a provare una cosa e poi ad abbandonarla se essa non ci soddisfa. E da qui ecco il famoso detto 'Provare per credere', che per molti, penso, sia il metodo giusto per il quale dire 'Io ho scelto'. Personalmente non ho l’abitudine di usare questa frase in particolare, anche se a volte, uso espressioni come "non credi?” oppure "...no?". Credo, perciò, che queste espressioni servano a sottolineare l'evidenza dei fatti esposti, più che a convincere l’altro e contano poco se il nostro interlocutore non ha percepito l’evidenza! "Provare" e "credere" sono due processi che non hanno nulla in comune. Non avrebbe senso credere in una cosa che sia stata provata, come non ha senso davanti a un prato dire "Sì! Credo che sia verde", perché il colore del prato è evidente e non si "crede" in quello che è evidente. Ma è vero anche il contrario. Non avrebbe senso cercare di provare una cosa in base alla "fede" di qualcun altro, a meno che si stimi l'altro come Stai cercando delle prove? un essere ragionevole degno della mia fiducia. Allora, perché per credere in Dio, certe persone cercano sempre delle prove? Spesso si preferisce vivere nel dubbio, nell’incertezza, sperando forse che Dio, in qualche modo, intervenga nella nostra vita e, solo se si vedono delle particolari manifestazioni della sua esistenza allora, forse, si potrà credere! Se dovessi credere in Dio in base a prove concrete, queste dovrebbero essere accessibili alla mia umanità. Ma se cerco prove umane per una conoscenza divina, difficilmente le troverò. Ma difficilmente delle prove umane possono dimostrare il divino. Se le trovassi, avrei ridotto Dio a un sottoprodotto di Dio stesso: un Dio a mia immagine. Se invece lo cerco con la fede, Dio si manifesta. ”Provare per credere!” Provate a pregare e a chiedere che la sua presenza si manifesti in voi. Iniziate a credere alla sua Parola e ad avere un rapporto intimo con lui e poi vedrete se c’è o meno un Dio! Dio, però, non deve essere cercato e pregato per ciò che fa o che potrebbe fare, ma per ciò che egli è; tutto il resto è una conseguenza. Dobbiamo lasciarci vincere da Dio. Quando ci abbandoniamo totalmente nelle sue mani, saremo felici, perché avremo la piena consapevolezza di essere condotti da lui. Che lui guidi sempre, ci è manifestato dalla forza che ci dona per superare le difficoltà... Quante volte, nei momenti più difficili, quando ci sembra di non farcela più, troviamo improvvisamente la sua forza! Non vi è capitato spesso, ripensando alle faticose prove della vita, di dire: “Ma come ho fatto, da dove mi è venuta la forza?”. Solo da lui, che camminava accanto a noi e ci spronava a continuare a "combattere" per superare e ritrovare la sua pace nel mezzo della bufera. E’solo sua quella forza, e lui la dona liberamente per sostenerci. Provate e… vi auguro di crederci!
magg. Virginia Pavoni |
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Testimonianza
Arruolamenti a Napoli
Il 18 aprile al Corpo di Napoli sono stati arruolati 5 nuovi soldati: Davide Capuano, Deborah e Gennaro Malafronte, Davide e Sergio Paone ed è stato accettato come aderente Salvatore Parisi. Il Segretario Generale magg. M. Tursi e la magg. A.F. Tursi hanno presieduto l’adunanza che è stata seguita da un’agape fraterna. Di seguito, la testimonianza collettiva di quattro dei nuovi soIdati. Il Signore benedica queste nuove decisioni! Fin dai primi anni della nostra vita siamo cresciuti in famiglie salutiste, impegnate assiduamente nella comunità di Napoli. Era scontato per noi andare in chiesa e seguire il culto, che consisteva nell’ascoltare le note della fanfara e aspettare il momento in cui ci saremmo recati in un’altra sala per la scuola domenicale. Crescendo, quest’abitudine si è trasformata in un impegno concreto e nella voglia di scoprire le vie che il Signore aveva preparato per noi. La nostra prima tappa è stata l’arruolamento a Giovani Soldati all’ eta di nove anni. Di certo, possiamo dire che questo non ha rappresentato per noi una vera che ci ha donato. Gli ultimi campi a Bobbio sono stati sicuramente incisivi e ci hanno portato a prendere una decisione personale per il Signore. Trascorrere la nostra vita servendo il Signore non è semplice e sono tante le difficoltà che si possono incontrare. Soprattutto alla nostra età, tendiamo a farci influenzare facilmente, ma avendo il Signore nelle nostre vite, tutto appare un po’ più semplice. L’inverno scorso abbiamo iniziato il percorso per diventare soldati, guidati dalla ten. aus. Ilaria Castaldo, con la quale abbiamo discusso problematiche attuali e affrontato discorsi di fede. Nonostante il cammino sia stato un po’ lungo, l’esperienza è servita a chiarirci le idee riguardo all’ Esercito della Salvezza e a rispondere alle nostre domande. Ora abbiamo raggiunto una tappa importante della nostra formazione spirituale, ed è per questo che vogliamo condividerla con voi nella speranza di essere un incoraggiamento a servire e a lodare il Signore. Deborah e Gennaro Malafronte Davide e Sergio Paone |
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| Luglio/Agosto 2010 |
Spunto di riflessione
Liberi di dipendere
Sia a livello personale sia come Nazione, spesso ci si trova a riflettere sulle cause delle nostre inquietudini. Gli insuccessi e le frustrazioni, insieme alle minacce, alle guerre e alle violenze, ci lasciano spesso abbattuti. La realtà politica e sociale molte volte ci intimorisce. Molti vivono allarmati dalla situazione mondiale. In tutto questo tumulto dell'anima, risuona lo stesso ritornello: "Dov'è la nostra ancora? In chi possiamo confidare?” Paolo, nella Lettera agli Efesini, ci aiuta a trovare delle risposte a questi interrogativi. Quando Gesù apparve ai discepoli dopo la sua resurrezione, diede loro l'unico dono che avrebbe potuto liberarli dalle catene che li immobilizzavano: catene di tristezza e di dolore, di confusione e di paura: lo Spirito Santo, ed essi si sentirono liberi, con un coraggio e un'energia nuovi per andare ad ammaestrare tutte le nazioni, per essere un popolo santo, un sacerdozio reale, una nazione sacra (I Pietro 2:9). Lo Spirito, che colmò i discepoli alla Pentecoste, fu la conferma della fede in Gesù; essi furono capaci di parlare in modo non solo unanime, ma anche comprensibile universalmente. È lo Spirito che dimora nel cuore del povero e del misero, che genera allegria e consola il triste, che dà una comprensione profonda e trasforma le afflizioni, riempiendo di gioia il cuore umano. Quanto oggi i popoli della terra sospirano per gli effetti, vigorosi e liberatori, della Pentecoste! Quanto si è disposti a sacrificare per realizzarli! Quante migliaia di vite si sono perse lungo il cammino! Paolo, l’apostolo, dice che l'amore, la gioia, la pace, la fiducia, la benignità, la bontà, la mansuetudine, la pazienza e la moderazione annullano gli effetti perversi dell'idolatria, delle divergenze, delle fazioni, dell'invidia e dell'odio. I doni dello Spirito Santo si mostrano capaci di superare le divisioni della nostra umanità lacerata, e ci permettono di esprimere la nostra unione di fratelli e sorelle nel Signore. Dobbiamo continuare a chiedere i doni dello Spirito Santo, affinché la gioia di essere liberi ci radichi sempre nella verità, nella giustizia e nella pace con tutti. Una libertà e un'indipendenza autentiche sono doni dello Spirito di Dio, doni sommamente apprezzati dalle persone che hanno sofferto perché ne erano prive, che hanno sospirato e lottato per essere libere. Sì! È lo Spirito Santo che ci consola con la certezza che il nostro lavoro e i nostri sforzi possono realmente cambiare il mondo, ma in questo, come in tutti gli ambiti della vita, non vi è una soluzione ultima che non esca dalle mani di Dio. Spesso la storia ci ha insegnato che, quando le dichiarazioni d'indipendenza pongono Dio fuori dalla scena, si prepara il disastro, sia degli individui sia della nazione. Solo Dio è il nostro rifugio, e un baluardo contro i nostri timori. In tutte le cose, dobbiamo domandarci: qual è la nostra roccia, la nostra speranza, la nostra protezione, la nostra forza? In tutto, la risposta è Dio. Nella lettera ai Corinzi (6:19- 20), Paolo indica l’atteggiamento che Dio gradisce. Nella ricerca della tua indipendenza, ti invito a lasciare spazio alla dipendenza da Dio: una dipendenza che tutti noi dobbiamo mantenere, se vogliamo essere veramente liberi. magg. Paolo Longo |
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Editoriale
In volo
Chi di noi non ha mai visto sullo schermo del televisore o di una sala cinematografica una veduta aerea? Altri, più fortunati, hanno sperimentato tutte le tappe che precedono l'imbarco su un aereo, e del decollo. Per i passeggeri, si tratta di conformarsi alle raccomandazioni fatte dal personale di bordo, in modo da ottimizzare la riuscita del volo in termini di sicurezza. Una volta chiuso questo capitolo, tutte le condizioni sono realizzate per poter intraprendere il volo. Lanciato a grande velocità sulla pista di decollo, all'aereo bastano solo una trentina di secondi per mettersi nell'angolatura giusta che gli permetterà di alzarsi molto in alto nel cielo. Dopo qualche istante esso raggiungere l'altitudine massima e ideale in rapporto alla terra. Conclusa questa fase importante del volo, inizia quella delle grandi scoperte. A perdita d'occhio, attraverso gli oblò, una massa di nuvole, densa come l'ovatta, ci invita al silenzio e alla pace interiore. Questa sensazione d'immobilità è avvincente, a tal punto che l'aereo sembra minuscolo rispetto al volume smisurato delle nuvole sopra le quali si distende un infinito cielo blu. Questa constatazione genera sempre in me un'idea di libertà e mi riporta al Dio unico, creatore, onnipotente, onnisciente e onnipresente. Già trenta secoli fa, il re Davide si chiedeva, in uno slancio di riconoscenza verso Dio: “Dove fuggirò dalla tua presenza? Se salgo in cielo, tu vi sei; se prendo le ali dell'alba e vado ad abitare all'estremità del mare, anche là mi condurrà la tua mano e mi afferrerà la tua destra.” (Salmo 139: 7-10) Amici lettori, in questi mesi estivi, facciamo in modo di rimanere sensibili alla presenza di Dio al nostro fianco; sia che restiamo a casa o che andiamo da qualche parte, qualunque sia la nostra destinazione e dovunque ci troveremo. ten. col. Daniel Naud Ufficiale in Comando |
Spunto di riflessione
Indipendenza divina o indipendenza umana?
I l giorno dell'indipendenza è una celebrazione annuale che commemora il raggiungimento della libertà di una nazione, che cessa di essere una colonia o parte di un altro stato o, più raramente si sottrae all’occupazione militare. La parola "indipendenza" è anche sinonimo di autonomia e di libertà. Nella storia biblica, questo termine assume un suo significato particolare. In Levitico 25:10, Dio parlò per mezzo di Mosè e disse: “Proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti.” Questo versetto si riferisce all’istituzione dell’anno sabatico, alla legge del riposo sabatico e al giubileo, un principio applicato a tutti gli esseri umani, liberi e schiavi, e anche al bestiame. E’ un anno di libertà, un anno di ritorno alla proprietà e alla famiglia. Un ritorno alla normalità basato su principi di equità. Per Israele, era un tempo per ricordare, per onorare Colui che aveva provveduto loro l’indipendenza, la libertà. L’enfasi è su Colui che li ha creati, il potente Dio, il Sovrano dell’universo; quello stesso Dio che aveva liberato il popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto, che aveva guidato le tribù nel deserto e aveva permesso di conquistare Canaan, la Terra Promessa. Indipendenza divina o indipendenza umana? L’anno sabatico menzionato in Levitico 25 era stato ordinato nella Legge di Mosè (il Pentateuco) come un promemoria per gli Israeliti a ricordarsi di come avevano ricevuto la libertà dalla schiavitù. Il nostro Dio ha fatto qualcosa di simile anche per noi, proprio come l’aveva fatto per il suo popolo. Liberandoci dalla schiavitù del peccato, egli desidera che ci riappropriamo di quei principi che molto spesso sono ignorati, come il sacrificio, la disciplina, l’amore per la giustizia, l’onestà e il rispetto per i diritti degli altri. Dalla storia sappiamo che vi sono sempre stati degli oppressori quindi degli oppressi. Ancora oggi, il Signore richiama il popolo dei credenti a essere uomini e donne pronti e volenterosi a liberare gli oppressi. Se in comunione con Dio, ognuno di noi riceve la forza per liberare se stesso e gli altri dalle oppressioni degli uomini e da quelle del maligno. Non possiamo non parlare delle cose che abbiamo veduto accadere nella nostra vita e delle cose udite dalla testimonianza di chi ha trovato la libertà in Gesù. E proprio perché siamo liberi, non siamo più sotto il dominio del maligno, ma sotto la guida provvida e sicura di Cristo. “Ad ogni uomo si apre una via, le vie, e una via. E l’anima elevata sale per la strada alta, e l’anima bassa brancola per la bassa e nel mezzo, nelle pianure nebbiose, gli altri fluttuano avanti e indietro. Ma ad ogni uomo si apre una via alta e una bassa, la via che la sua anima deve prendere. Dio voglia che noi scegliamo la via alta e che dappertutto e in ogni tempo possiamo essere conosciuti come uomini coronati di gloria e di onore.” (Martin Luther King da La forza di amare). Come figliuoli di Dio, dobbiamo renderci conto che siamo stati creati per ciò che è alto, nobile e buono e che la nostra vera indipendenza è all’interno della volontà del nostro Padre celeste. Scegliamo la via che porta al centro di quella volontà!
magg. Virginia Pavoni |
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